“SNOWPIERCER”, UN FILM CHE RACCONTA IL VERO VOLTO DELLA SOCIETA’ CAPITALISTA

Storditi dalla quotidianità e dal ripetersi dei giorni siamo portati a non guardare oltre al nostro microcosmo assorbendo le notizie e le informazioni ripetute da tv come pc. Capita poi che per qualche motivo il cervello sia spinto a tornare a pensare, a elaborare e quindi a vedere le cose in una prospettiva differente. Un film del 2013 di Bong Joon-ho può aiutare decisamente a guardare quanto successo in questi ultime decenni nel mondo. Ma in realtà da sempre. Il film in questione è Snowpiercer basato su un fumetto degli anni ’80 pubblicato in Francia, fantascienza ma molto interessante per i diversi risvolti che presenta.

Nel film si ripropone anche la teoria di Malthus (teoria demografica pessimistica basata sulla selezione naturale e sulla lotta per la sopravvivenza. Nel 1798 pubblica il Saggio sul principio della popolazione, in cui sostiene che l’incremento demografico porterebbe all’estinzione a causa del sovrappopolamento e quindi alla mancanza di risorse. Le politiche basate su Malthus sono oggi praticate dal “Birth control” portate avanti sia dall’ONU che da numerose ONG, organizzazioni finanziate da capitali in palese conflitto d’interessi con la loro dichiarata azione), che per la verità venne smentita dalla grande carestia irlandese scoppiata tra il 1845 e il 1849: in quegli anni, i decessi e la massiccia emigrazione portarono a una diminuzione della popolazione stimata tra il 35% e il 50% di quella iniziale. Non è plausibile che la carestia sia stata innescata da un rapido incremento demografico, fatto che avrebbe corroborato l’ipotesi di Malthus, in quanto la causa fu un parassita del tubero delle patate che distrusse i raccolti. Quando i campi tornarono alla normalità, il meccanismo di spopolamento era stato ormai innescato e andò avanti, ma l’economia non ne ebbe alcun vantaggio, continuando bensì a peggiorare. La drastica contrazione demografica, protrattasi ben oltre i tempi della carestia, contrariamente ai dettami della teoria malthusiana, non aveva dunque portato alcun miglioramento della situazione.

Ma torniamo al film da cui è poi nata anche una serie tv. Una glaciazione totale del pianeta ha lasciato gli unici umani vivi su un treno che viaggia sempre, un microsistema autosufficiente dove nei primi vagoni viaggiano i ricchi e alla fine del lunghissimo treno i disgraziati, i perdenti, inutili ed esclusi con condizioni igieniche disastrose. Uomini, donne e bambini, privati di tutto, sottomessi e nutriti solo con mattoncini gelatinosi proteici ( realizzati con scarafaggi ). A comandare sul treno una sorta di governo dittatoriale al cui capo c’è il misterioso Wilford, che controlla tutta la popolazione del treno. Il treno è un microcosmo che riflette al suo interno la gerarchia di una società rigidamente suddivisa in ricchi e poveri, privilegiati e rinnegati, che vivono come rinchiusi in tanti gironi, ignari del loro destino e alla mercé di un capo invisibile che li controlla e decide del loro futuro per il bene dei privilegiati. Wilford è l’inventore del treno e quindi il salvatore e ovviamente va ringraziato e con i ricchi della parte principale del treno è benevolo mentre punitivo e vendicativo con coloro che risiedono alla fine del treno. Tutti hanno un ruolo e per la salvezza dell’umanità è importante mantenerlo, questo viene spiegato agli esclusi. Ognuno vive nel proprio vagone, separato dagli altri. Una metafora del mondo capitalista dove ricchi benestanti vivono in una bolla d’inconsapevolezza, come fossero anestetizzati o in alcuni casi convinti di essere migliori senza rendersi conto della “fortuna” di essere nati in condizioni migliori degli altri ( non vi è merito nel nascere in una famiglia ricca in un paese avanzato e quindi avere vantaggio iniziale nella formazione come nell’alimentazione, nelle frequentazioni e nelle attività di ogni genere). La ribellione della massa di esclusi esplode e l’avanzata verso gli altri vagoni rivela un mondo sempre più assurdo sino arrivare alla testa dove si incontro lui, il capo, Wilford. Viene allora spiegato il perché di tutto e di come anche il vecchio “saggio”, figura molto rispettata tra gli esclusi, in realtà fosse d’accordo con Wilford: il mondo dell’eroe che ha portato i disgraziati alla rivolta crolla…

Un film che termina con un messaggio diretto: la rivolta porta alla distruzione del treno, del sistema dove comunque tutti vivevano, con solo due superstiti: una ragazza e un bambino circondati dal ghiaccio in mezzo alle montagne. Un inno all’accettazione della propria condizione economica e sociale perché alla fine, se ci si ribella, si possono anche punire le classi superiori ma si resta tutti fregati. Messaggio tremendo da ripudiare, da rigettare assolutamente ricordando come i privilegi vadano meritati per il lavoro compiuto partendo tutti alla pari, da condizioni uguali di formazione come di frequentazioni.

Fabrizio Fratus

RispondiInoltra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: