IL LIBANO AL VOTO: LA NOSTRA ANALISI

Dall’ormai triste vicenda legata all’esplosione al porto di Beirut nell’agosto 2020 si può dire che il paese era ormai fossilizzato in uno stallo politico imbarazzante. Gli unici “fattori” in costante aumento sono stati l’inflazione, la disperazione del popolo in balia di una consapevole impotenza e, ultimo ma non ultimo, il balletto politico di molti personaggi deputati a cariche di spicco.

Innanzitutto è importante ricordare come le anime che compongono il tessuto sociale siano così diametralmente diverse da aver portato ad una spartizione del potere statuale in chiave confessionale. Infatti è previsto che il presidente sia un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita ed il presidente del parlamento un musulmano sciita. Questo potrebbe sembrare il tentativo migliore per convergere in chiave democratica istanze diverse, ma non è difficile immaginare come una così saggia intuizione crei in realtà una forma di immobilismo e una sorta di protezione d’interessi per categoria.

Il tasso di affluenza è stato particolarmente basso rispetto a quanto avvenuto in precedenza: avrebbero votato infatti meno del 41% degli aventi diritto. Questo dato sarebbe dovuto al tentativo di boicottaggio del voto da parte dell’ex premier Saad Hariri al suo elettorato di riferimento, ovvero la comunità sunnita. La strategia è stata anche quella di non proporre candidati a sé riconducibili a causa di forti frizioni con i sauditi che avrebbero fatto venir meno il loro sostegno.

Le elezioni appena conclusesi hanno visto il popolo chiamato a ridefinire gli schemi del Parlamento. Il presidente della Repubblica Michel Aoun (maronita, il cui gruppo parlamentare si raccoglie nella Corrente nazionale libera, Cnl) ha perso numerosi seggi, arrivando a 16 membri rispetto ai precedenti 29. La rappresentanza drusa (riconducibile allo sciismo, spesso considerata eretica dalle correnti più “ortodosse” del mondo islamico) ha perso due esponenti membri del partito di riferimento (Partito di Dio), ma nonostante ciò non è stata intaccata nella sua capacità rappresentativa. Il vero vincitore risulta essere il partito da tempo rivale a quello del Presidente della Repubblica ossia le Forze Libanesi che fa capo a Samir Geagea: è riuscito ad incrementare la propria presenza con 5 nuovi membri (da 15 a 20).

Ciò che risulta inedito è la vittoria nel sud del Libano di candidati maroniti e drusi non “alleati” alle esigenze di Hezbollah che ottengono unicamente 10 membri su 28; ad “aggravare” la situazione per il movimento è il fatto che non siano “passati” i nomi di punta.

L’istantanea più fedele al sentire comune del popolo libanese è probabilmente un sentimento di forte repulsione verso la classe politica in toto: nessuna forza è stata capace di attuare politiche sociali atte a risanare l’invivibilità della quotidianità della stragrande maggioranza della popolazione; ciò che ha aggravato la mancanza di credibilità del ceto politico, però, non è stata “solo” l’incapacità di trovare soluzioni, ma soprattutto la plateale priorità data alla conservazione dello status quo delle cariche ricoperte, senza la reale intenzione di porre rimedi a costo di feroci  critiche.

La formazione del nuovo governo dovrà tener presente della sconfitta di fatto di Aoun. L’esplosione, oltre a menomare il porto, ha principalmente colpito il quartiere cristiano, ossia la sua comunità di riferimento. Da quel triste accadimento le inchieste non hanno fatto luce su quanto avvenuto e l’unico dato emergente risulta essere il tentativo di insabbiare le indagini che sembrano  non condurre ad ipotesi concrete inerenti eventuali responsabilità e motivazioni. Questa condotta è sembrata un modo per garantire la successione della carica presidenziale a Gebran Bassil (ex ministro degli esteri, genero di Aoun) volgendosi ormai a conclusione il suo mandato (ad ottobre).

L’unica speranza per questo martoriato paese sembrano essere i volti freschi della società civile e saranno sicuramente gli interlocutori privilegiati da Papa Francesco se visiterà il Libano al volgere del periodo estivo.

Arianne Ghersi

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