E’ TEMPO DI COMUNITARISMO

Dopo due anni di pandemia eccoci piombare in un passato che pochissimi possono rammentare: la guerra. Momenti difficili piombano sulla vita delle persone, delle famiglie, e se la nostra società occidentale basava la sua economia sul consumismo oggi dobbiamo fare attenzione a non sprecare nulla. Ma questa nuova situazione, per assurdo, può anche essere di aiuto a vivere meglio. Abituati come siamo alla vita materiale non ci siamo mai resi conto di esserci allontanati dalle cose che danno la vera felicità e vivendo come dei “bambini” viziati che piangono per il nuovo gioco da ottenere – e poi ricevendolo spostiamo l’interesse subito verso un nuovo oggetto – abbiamo contribuito a creare una vita di tipo artificiale, cioè basata su bisogni creati artificialmente.


Cogliamo l’occasione di un momento difficile per riscrivere le nostre priorità e per questo voglio rilanciare la teoria della decrescita felice che ha messo in questi anni in discussione le basi della società moderna. L’idea è quella di una riduzione graduale della produzione e dei consumi per una nuova economia globale al fine di raggiungere un equilibrio di tipo ecologico, di consumi e di rapporti sociali tra gli uomini. Questo approccio lo abbiamo già conosciuto con la sharing economy . I primi teorici di questa nuova visione economica vanno rintracciati in due figure: Lev Nikolàevič Tolstòj e Ferdinand Tönnies. Ma lo sviluppo vero e proprio della teoria è da ricondurre agli anni ’70 del ‘900 quando il MIT mostrò’ le criticità e i limiti della crescita economica basata sui consumi. Lo studio dal titolo “Rapporto sui Limiti dello Sviluppo Economico” mise in evidenza i danni ambientali provocati dall’eccesso di consumi: l’inquinamento, la mancanza di materie prime e la compromissione degli equilibri dell’ecosistema. Ma qual è il fondamento teorico della decrescita felice? Il concetto di base è l’ abbattimento dei consumi attraverso le scelte individuali per cui nasca uno stile di vita consapevole rivolto alla “semplicità volontaria ” per poi proseguire verso una rivoluzione globale, facendo rinascere una riorganizzazione delle attività economiche autrici di effetti negativi sulla natura, in antitesi al “dogma” del Pil inteso come metodo di misura per comprendere il miglioramento delle condizioni di vita delle persone. Seguendo la teoria, le condizioni nei rapporti tra le persone migliorerebbero passando da una società di tipo competitivo a una di tipo comunitarista .

Fabrizio Fratus per il Cittadino di Monza e Brianza

[1] Auto, scooter, biciclette e monopattini in condivisione (affitto temporaneo)

[1] Massachuetts Institute of Technology

[1] semplicità volontaria o Downshifting (in inglese) è la scelta consapevole di voler semplificare lo stile di vita, ridurre le spese e distaccarsi dai beni materiali.

[1] Il prodotto interno lordo (PIL) è pari alla somma dei beni e dei servizi finali prodotti da un paese in un dato periodo di tempo. Si dice interno perché si riferisce a quello che viene prodotto nel territorio del paese, sia da imprese nazionali sia da imprese estere.

[1] Comunitarismo è una concezione della società nato nel mondo anglosassone alla fine del XX secolo che cerca di collegare l’ individuo alla comunità. È una concezione che sostiene che “l’individuo non esiste indipendentemente dalle sue affiliazioni, siano esse culturali, etniche, religiose o sociali”.

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