ULTIME DAL FRONTE ORIENTALE: LIBIA NUOVO AGO DELLA BILANCIA?

Tutto il mondo si ritrova sospeso ad un filo, quello che lega i destini russi e ucraini. Si sente e legge molto riguardo alle sanzioni, alle ripercussioni economiche sofferte da ogni stato, compresa l’Italia.

Un paese su cui sembra essere calato il sipario e che, mai come adesso merita considerazione, è la Libia. Il primo marzo il nuovo premier Fathi Bashagha al Parlamento di Tobruk non ha fatto alcun riferimento alla guerra in Ucraina, ma ha rilasciato una dichiarazione a mezzo social il giorno successivo per condannare l’invasione. Altre voci influenti, come Abdul Hamid Dabaiba (capo del Governo di Unità Nazionale, Gnu) e Najla Mangoush (ministro degli esteri) hanno usato parole più decise.

Questa ambivalenza è sicuramente dettata dagli interessi libici: infatti lo stato dipende molto dalle forniture alimentari provenienti dall’Ucraina ma, allo stesso tempo, la Russia gioca un ruolo fondamentale per la “sicurezza” interna del paese e sarà sicuramente in futuro un partner di primo rilievo. È importante ricordare che la carica del neo premier è stata fortemente sostenuta dal Cremlino.

Torna prepotentemente in auge il ruolo di Khalifa Haftar che, sostenuto dai russi in maniera palese, è ora di fatto l’interlocutore migliore per Bashagha. Il premier è sempre stato “morbido” nella valutazione dell’operato del Cremlino in quanto la Russia ha sempre saputo gestire i rapporti anche con le altre forze schierate.

Fonti non ufficiali descrivono uno spostamento in atto di mercenari della Wagner dalla Libia all’Ucraina, ma è maggiormente probabile che a donare linfa nuova all’esercito russo sia l’arrivo nel territorio di conflitto di combattenti siriani filo-russi. Costoro, con relativa certezza, sembra siano parte dell’Esercito Nazionale Libico che fa capo ad Haftar. Questo aspetto non è sicuramente importante dal punto di vista numerico, ma ridisegna lo schema delle alleanze mondiali.

Agli occhi della Russia risulta fondamentale non abbandonare i teatri del Mediterraneo dato che ha saputo ritagliarsi un ruolo di spicco e, allo stesso tempo, non vuol concedere nuovi spazi di azione alla Turchia che, con l’intervento in Libia, seppe uscire dall’isolamento in cui si trovava.

Risulta quindi evidente come il principale “mediatore” che si è proposto per “risolvere” il conflitto in Ucraina, la Turchia, non possa sostenere di essere totalmente super partes: per Erdoǧan la situazione in Siria e la forte influenza russa sono fattori determinanti. Per quanto riguarda la Libia, in un momento di forte crisi per quanto riguarda le forniture di gas e petrolio, non è possibile fare a meno delle capacità estrattive e produttive che la Russia ha all’interno del paese. Il principale bacino di approvvigionamento di queste materie è nel territorio sotto il controllo di Haftar.

Le conferme delle ipotesi appena descritte si possono trovare nelle parole di Haftar che, in occasione del suo viaggio a Mosca, ha annunciato di essere disponibile ad inviare volontari libici in sostegno alla causa di Putin. Dabaiba sembra invece sia stringendo solidi rapporti con il ceceno Ramzan Kadyrov (alleato di Putin, capo dei combattenti in Ucraina). Ovviamente bisogna mantenere un certo scetticismo anche nei confronti delle dichiarazioni pubbliche perché ciò che maggiormente emerge dal conflitto in corso è una “guerra di informazioni”: la Russia ha sicuramente oscurato tutto ciò che non ritiene allineato alla posizione del governo, ma dalle fila ucraine l’overdose informativa rischia di creare un tale cortocircuito da produrre effetti nefasti.

Quanto si può dare per certo è che la Russia non sacrificherà gli sforzi profusi negli ultimi anni per cercare di influenzare i principali teatri di crisi e che la Wagner continuerà a svolgere opera mercenaria – diplomatica ogni qualvolta sarà ritenuto necessario. La Libia potrebbe, dal punto di vista russo, essere usata come arma di ricatto verso la Turchia e i paesi europei nel caso la guerra in Ucraina prendesse una piega inaspettata o sgradita al Cremlino.

Arianne Ghersi

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