I NUOVI SCENARI DELL’ IMMIGRAZIONE: INTERVISTA AL CONSOLE TUNISINO

Quali sono le principali difficoltà affrontate dai minori tunisini non accompagnati a Genova?

L’immigrazione non regolamentata dei bambini non accompagnati verso l’Europa, in particolar modo per l’Italia, non è altro che un nuovo fenomeno che attira l’attenzione di tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. A maggior ragione, per quanto concerne la Tunisia, il fenomeno già ascrivibile alla crisi economica mondiale è cresciuto a causa della pandemia. Secondo i dati forniti da organizzazioni che tutelano i diritti umani (ONG), si stima che i bambini giunti irregolarmente presso le coste italiane nell’anno 2021 siano 2249. I minori si trovano ad affrontare problematiche di varia natura sia dal momento dell’accoglienza che al trasferimento presso i centri di accoglienza.

L’amministrazione locale italiana gioca un ruolo fondamentale nel facilitare l’integrazione sociale di questi minori, soprattutto prevedendo lo sviluppo di progetti nei vari comuni che coordinano le attività delle persone accolte.

  • Organizzazione per i diritti umani, progetto SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo Rifugiati)
  • Progetto SAI (Sistema Accoglienza Integrazione)

In tale contesto l’autorità italiana (i comuni) affrontano numerose difficoltà nell’inserimento sociale di questi bambini, in particolare:

  • Problematiche linguistiche: tutti i bambini tunisini immigrati illegalmente non sanno l’italiano e trovano grande difficoltà nel comprenderlo.
  • Tutti i bambini che giungono sul territorio italiano sono privi di documenti di riconoscimento (carta d’identità o passaporto tunisino) e spesso inventano nomi che non corrispondono alla realtà, fornendo false generalità alle autorità costiere nel sud Italia
  • Difficoltà comunicative a causa della mancanza numerica, e a volte qualitativa, di personale addetto alla mediazione linguistica nei centri di accoglienza; ulteriore motivazione è da addurre allo scarso coinvolgimento da parte delle comunità tunisina presenti sul territorio
  • Il pericolo maggiore che affrontano i minori non accompagnati è quello di essere coinvolti involontariamente e a loro insaputa con il traffico di droga o di esseri umani

Lo Stato italiano prevede, con l’ausilio delle Regioni, corsi per imparare la lingua italiana. Credi siano sufficienti? Il blocco linguistico è un problema diffuso tra chi chiede assistenza al Consolato Tunisino di Genova? Le associazioni possono impegnarsi in nuove azioni concrete per aiutare gli arabofoni?

Per quanto riguarda l’insegnamento della lingua italiana ai bambini arrivati illegalmente in Italia si può dire sia numericamente sufficiente, ma è innegabile che la problematica maggiore sia da addurre alla mancanza di visibilità delle scuole e ciò produce l’effetto deleterio che conduce all’assenza di stimoli capaci di invogliare i bambini ad implementare il loro livello culturale propedeutico all’inserimento nella società italiana.

Per quanto riguarda il consolato tunisino a Genova non ci sono problemi soprattutto perché la maggior parte degli addetti parlano bene sia l’italiano che l’arabo. Non si può negare che si crei una certa empatia tra il personale consolare e i rappresentanti dei centri di accoglienza, i quali, con la presa in carico dei minori tunisini, hanno il compito di richiedere il passaporto.

Il Consolato della Repubblica di Tunisia di Genova, in particolare l’ufficio degli affari sociali, ha costanti rapporti con le regioni Liguria, Emilia Romagna, Piemonte, che si avvalgono quotidianamente dell’operato della sede diplomatica che profonde ogni sforzo possibile nella risoluzione dei problemi e nel facilitare l’integrazione sociale attraverso varie iniziative ed attività, ad esempio:

  • Visita culturale e sociale ai centri di accoglienza tipo Ceis per gruppi di venti bambini tunisini
  • Visita culturale presso centro insegnamento lingua italiana (CPIA) per stimolarli nello studio e nello sviluppo delle loro abilità linguistiche
  • Recentemente l’impegno si è profuso per fornire la documentazione ad oltre 250 giovani tunisini in collaborazione con le comunità presenti a Genova, Torino, Bologna, Parma, Reggio Emilia, Modena, Rimini, Piacenza, Ravenna

Non mancano la collaborazione e l’organizzazione tra tutte le sedi diplomatiche tunisine in Italia, compresa l’amministrazione locale italiana, la società civile italiana e tunisina per superare le difficoltà, aumentare l’integrazione sociale a quella categoria fragile di immigrati che necessitano di un regolare permesso di soggiorno, un lavoro dignitoso ed essere socialmente attivi sia sul territorio italiano che nella società tunisina.

Ringrazio il Console Sig. Omar Amine Abdallah e Sig. Moez Bargaoui, Responsabile servizio sociale, per la loro ospitalità, collaborazione e disponibilità.

Arianne Ghersi

( traduzione di Nabil Shariff )

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