I MERCENARI RUSSI DELLA “WAGNER”: PRIVATIZZAZIONE DEI CONFLITTI E NUOVI SCENARI?

Special forces soldier in the camouflage clothing aiming with a sniper rifle. About 30 years old, Caucasian male.

Cos’è la Wagner? Per cosa combattono? Dove si trovano? Sono tre domande determinanti a cui i canali ufficiali non sanno rispondere e chi ufficiosamente saprebbe farlo, non ha interesse nel dirimere i dubbi. Il nome si vocifera voglia rievocare quello del noto musicista, ma non per le qualità artistiche; è più plausibile sia un modo per omaggiare il Terzo Reich in quanto in battaglia indossano soventemente l’elmetto della Wermacht.

Le fonti più accreditate descrivono questo gruppo come un braccio armato composto da combattenti che la Russia, nonostante la costituzione preveda l’illegalità di iniziative mercenarie, sfrutta per seguire i propri interessi geopolitici, ma senza il dispiegamento di forze militari direttamente riconducibili al Cremlino. Sembra che la Wagner sia impegnata praticamente ovunque nel globo: in qualsiasi area di rischio o di possibile reale interesse. Può sembrare un gioco delle matriosche, ma fino ad ora la strategia ha funzionato in quanto ha impedito diretti imbarazzi alla super potenza.

Importante presenza è registrata in Ucraina, dove fin da subito si è ipotizzato l’intervento di paramilitari russi: sono schierati per assicurarsi un risultato vincente nel Donbass, zona fortemente contesa. Altri sono i luoghi nevralgici dove operano (Ciad, Libia, Mali, Repubblica Centrafricana, Mozambico, Botswana, Burundi, Sudan, Comore, Congo, Guinea Equatoriale e Bissau, Madagascar, Nigeria, Angola, Bielorussia e Venezuela) e sembra siano stati l’ “ago della bilancia” in recentissimi conflitti, in particolare nella guerra che ha visto contrapposti lo Stato Islamico e la Siria. Sembra che la Russia abbia deciso di inviare il proprio appoggio al governo di Assad servendosi di questi contractors al fine di contrastare i miliziani di fazioni opposte e di assicurarsi il controllo delle riserve di idrocarburi siriane.

I Wagner sembra abbiano creato particolare imbarazzo in Mali in quanto i golpisti di Bamako hanno preferito assicurare la propria sicurezza al gruppo di contractors invece di affidarsi all’aiuto proposto dall’Onu.

Essendo mercenari non concedono l’esclusiva ad un singolo stato per l’ingaggio, ma i fatti dimostrano come la preferenza per la Russia sia netta e marcata. Questo aspetto è largamente giustificabile dal fatto che uno dei principali finanziatori è Yevgeny Prigozhin, un oligarca molto vicino a Putin, che è già posto all’attenzione delle massime cariche europee concernenti la sicurezza e trapelano indiscrezioni secondo cui la stessa Fbi abbia un sostanzioso fascicolo su quest’uomo di spicco su cui pende una cospicua taglia da parte dei federali.

Il fondatore della Wagner è Dimitri Utikin, già conosciuto per avere rivestito ruoli importantissimi all’interno dell’intelligence sovietica (ex tenente della Spetsnaz e ufficiale della Gru), proseguendo il proprio operato in quella del moderno stato russo. Nel 2013 si è ritirato dalla vita militare, ma senza perdere l’interesse per quel mondo a sé familiare. Utikin e alcuni suoi fedelissimi si impegnano nel selezionare ex militari particolarmente dotati (con comprovate esperienze in teatri di guerra come Afghanistan, Tagikistan, Corno d’Africa e Serbia) e li avvicinano per inserirli nel gruppo di contractors, ovviamente prevedendo la firma di un contratto di riservatezza e non divulgazione della durata della vita stessa del combattente.

Seppur senza legittimità reale, la Wagner ha a tal punto assunto credibilità da spingere gli organi europei ad emanare sanzioni. Quattordici paesi europei e il Canada hanno infatti condannato pubblicamente l’impiego di truppe mercenarie e i firmatari hanno invitato il Cremlino ad assumere un atteggiamento maggiormente avveduto e fattivo.

Ovviamente sono registrati degli insuccessi anche a carico di questa milizia che ha dovuto assistere al fallimento del proprio tentativo di influenzare le elezioni in Mozambico; non si può certo annoverare come una vittoria il sostegno fornito alle truppe di Haftar per l’avanzata verso Tripoli. La sconfitta più rilevante è avvenuta a Deir el-Zor dove i Wagner hanno assaltato una milizia del gruppo delle Forze Democratiche Siriane (Sdf), scontrandosi quindi con i ribelli che venivano fattivamente aiutati dagli Usa. Per capire quali iniziative potrebbero essere assunte dal gruppo si potrebbe usare il vecchio adagio “segui i soldi” perché gli interessi geopolitici della Russia sono legata a doppio filo con la capacità realizzativa dei progetti di questi contractors che, in quanto mercenari, seguono a loro volta il denaro.

Arianne Ghersi

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