LA SIRIA, L’ ITALIA E LE NUOVE ROTTE DEL NARCOTRAFFICO

All’inizio del mese di luglio del 2020 la Guardia di Finanza ha sequestrato a Salerno 840 milioni di pillole riportanti la scritta “Captagon”; la sostanza stupefacente era stata nascosta all’interno di cilindri di carta destinati a note fabbriche tedesche. Il Captagon è conosciuto come “la droga del jihad”: tracce ne sono state ritrovate nel sangue di attentatori, l’effetto principale per cui viene somministrato è il fatto che sia uno stimolante e che sappia soffocare la paura umana che compare quando ci si avvicina alla morte in modo violento.

Come già noto per quanto riguarda il Sahel o l’oppio afghano per i Talebani, si è inizialmente ipotizzato che il traffico fosse riconducibile all’universo jihadista. I sospetti, però, sono poi vacillati in quanto la sconfitta dello Stato Islamico ha fatto sì che le cellule sicuramente ancora presenti in Siria non abbiano una capacità logistica così raffinata da poter gestire traffici così importanti.

L’attenzione si è quindi spostata su Hezbollah che da decenni lucra in tale business. Il blitz, essendosi svolto in Campania, ha subito acceso i riflettori sulla malavita nostrana, portando a giocare per “esclusione” nel tentativo di individuare le eventuali complicità: la camorra ha importanti traffici legati alla cocaina, si è quindi pensato ad un coinvolgimento dell’ndrangheta. Ciò trova conferma nel fatto che il carico sia stato scoperto grazie ad intercettazioni a carico di personaggi noti nel tessuto campano.

Quanto accaduto a Salerno ha trovato forte rilevanza nel giornalismo internazionale, tanto che testate illustri come BBC, Jerusalem Post e Washington Post hanno svolto inchieste in tal senso; la contro-narrazione ha bollato queste ricerche come “fake” o materiale propagandistico ad uso e consumo di Israele e Usa. Sembra comunque essere emerso un forte legame tra il potere di Bashar Al Assad (alauita, sciita) ed Hezbollah: non bisogna dimenticare che il presidente siriano si trova davanti alla grande sfida di ricostruzione del paese e, indubbiamente, la guerra combattuta ha provato le casse dello stato.

Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, ha testimoniato alla BBC contatti con imprecisate autorità italiane che avrebbero dichiarato di non credere alla pista legata al gruppo di cui è capo, ma invece penserebbero ad un coinvolgimento di Isis in accordo con la mafia russa. Al di là della scarsa credibilità logica di questa teoria, indiscrezioni citerebbero accordi in atto anche con famigerate cosche dell’est.

Alla luce di quanto appena descritto emerge chiaro come sia “strano” che un’organizzazione inserita nella nostra “lista nera” possa ottenere informazioni in merito ad indagini in corso svolte da autorità italiane. Si profila quindi l’ipotesi che ci sia una “fuga di notizie” da parte delle nostre agenzie di sicurezza in Libano o che il flusso di informazioni possa giungere tramite nostri istituti di credito presenti sul territorio nazionale che, attraverso passaggi di denaro in paesi compiacenti, curano gli interessi economici di Hezbollah nel nostro paese.

La Siria è considerata da tempo un’officina con importanti strutture clandestine (vicine al regime) capace di sintetizzare grandi quantità di stupefacenti. Si ipotizza che la produzione e lo smercio di tali sostanze siano diretta responsabilità del fratello minore del presidente, ossia Maher Al Assad, comandante della quarta Divisione corazzata. Secondo le indagini svolte dal New York Times, lo smercio di sostanze stupefacenti sarebbe la prima voce delle esportazioni siriane.

Per quanto concerne l’anno in corso, sembra che numerosissimi carichi di Captagon siano stati intercettati in tutto il mondo e, in seguito alle notizie emerse sulla stampa internazionale, si può dedurre che la Siria sia in grado di produrre anche notevolissime quantità di cristalli di metanfetamina.

Il caso di Salerno non è certo isolato: nel 2017 le autorità italiane intercettarono al porto di Genova, che detiene lo scettro di miglior scalo per i rifornimenti in Libia (il porto del Pireo – Grecia – è preferito per le merci indirizzate dalla Siria verso l’Oriente), un carico di 37 milioni di pastiglie. Si trattava di tramadolo, un oppiaceo potentissimo. Le ricostruzioni hanno potuto confermare come il carico (la cui società intestataria ha sede a Dubai) partisse da Sri Lanka ed India e la destinazione finale fosse la Cirenaica (nello specifico Tobruk).

Pochi giorni fa, in questo già complesso quadro, si è verificato un raid aereo (con ogni probabilità riconducibile ad Israele) che ha colpito il porto di Latakia in Siria. Questa operazione, ultima solo in ordine di tempo ad altre già verificatesi, si staglia nel quadro di attacco da parte dello stato ebraico verso i Pasdaran iraniani che da tempo sostengono il regime siriano fornendo armi. L’operazione militare punta sicuramente anche a minare la fattibilità e la ricomposizione dell’accordo sul nucleare Jcpoa.

Quanto sommariamente descritto non vuole essere uno sterile “elenco” di azioni criminose o atti di guerra: tutto ciò deve spingere ad una presa di coscienza da parte dell’Italia che deve assolutamente riassumere un ruolo importante nella diplomazia dell’area mediterranea. La geografia ci ha investiti di un ruolo centrale e non attuare un’agenda seria in tal senso non avrà solo effetti in merito alla visibilità e credibilità del nostro paese: ignorare quanto ci circonda rende vulnerabile la nostra nazione e lascia largo traffico al business delle cosche mafiose.

Arianne Ghersi

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