L’ EUROPA FEDERALE NEL PENSIERO DI GUY HERAUD

Carlo Porta, un gigante da scoprire. La riscoperta di una dimensione nuova del Patriottismo passa fisiologicamente da questa Colonna. La celebrazione dei duecento anni dalla morte di Carlo Porta esponente illustre della letteratura in lingua milanese, esponente forse tra i più illustri, stimola una serie flessioni su molteplici: piano fra tutti la metapolitica.

Le Opere di Carlo Porta, ma non solo (si pensi, ad esempio, ai tanti corrispettivi sparsi sulla Penisola come il romano Giacchino Belli), realizzano la magia di un’espressione linguistica, culturale, storica di quel caleidoscopio di Tradizioni locali che costituiscono la spina dorsale della nostra splendida Italia. Tali Opere  narrano l’anima e la memoria storica di un Popolo. Questo universo di Emozioni realizzano una nazione sana, l’unica in grado di costruire quella Casa comune nel rispetto delle specificità dei Popoli che rendono unico il territorio delle Italie.

Lo Stato Nazione nella sua declinazione nazionalpopolare va ripensato proprio partendo da quanto anticipato. E, come un diadema in una poesia di arte orafa, la figura di Guy Heraud va ad ornare magistralmente il costrutto.  Guy Heraud è stato teorico del federalismo etnico e membro del “comitè de Patronage” della rivista “Nouvelle Ecole”. Il pensiero di Guy Heraud, che influenzerà la  Nuova Destra, in contrasto con una concezione del federalismo liberale e funzionalista, attento a forme partecipative dal basso presenti in Denis De Rougement, mette l’accento sull’aspetto etnico.

Pur fautore di un Europa unita, Herauld ritiene che i Territori regionali devono essere il perno e lo fa sottolineando la lingua e cultura. Benchè testi come “Le principes du federalism e la Federation europenne” del 1968, possano apparire datati,  realizzano una elaborazione metapolitica egregia.

Herder. Come per Salvemini, è stato capace di offrire contenuti interessanti per mettere a frutto lo studio del contesto italiano attuale. Partendo dalla affermazione che il Federalismo non è semplicemente una declinazione del Liberalismo, affascinante per il Nord e inquietante per il Sud, esso declina al meglio una dottrina politica, complessa e variegata che può andare di pari passo ad una elaborazione sovranista e identitaria. Considerndo gli eventi attuali, il Sovranismo che più realisticamente si pone come difesa nazionalpopolare e nazional-conservatrice, bene si incasella in un mutamento che potrebbe alimentare tendenze postdemocratiche in forme più accentuate.

Per questa ragione sulla scia di Paolo Becchi è necessario parlare di Diritti dei Popoli, ovvero di un garantismo non solo individualista ma collettivo.

Raccontare i Popoli vuol dire, contemporaneamente, impegnarsi per la tutela etno-identitaria, non in una chiave nostalgica o accademica ma come declinazione di uno Spirito Vivente. Lo insegna Herder: vuol dire non opporre Popolo a Nazione ma ripensare la Nazione alla radice della sua cellula.

Per questo motivo è importante partendo dalla celebrazione di Carlo Porta e Dante Alighieri, due autori Immortali inquadrati ognuno nella dimensione che gli appartiene. Il nostro desiderio è portare avanti una riflessione più approfondita del nazional-popolare cercando di superare i limiti degli “slogan brevi” imposti dai social o le poche “cartelle” di un articolo. E non possiamo in questo impegno, profondo e incessante, non condividere quanto di emozionante trasmette il federalismo etnico di Guy Heraud, un immortale tra i suoi pari.

Paolo Guidone

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