TUNISIA: IL PRIMO PREMIER DONNA

Le notizie delle ultime settimane provenienti dalla Tunisia ci hanno descritto un paese in stallo, in cui il
presidente Kais Saied aveva deciso di sospendere l’attività del Parlamento: a nessuno era chiaro l’epilogo di tale decisione.
A sorpresa il presidente, dopo la rimozione di Hichem Mechichi, ha deciso di nominare premier Najla
Boudin Ramadan, colei che passerà alla storia come la prima donna chiamata a rivestire tale carica in
Tunisia e, più in generale, in quello che noi europei definiamo, a volte impropriamente, il mondo “arabo-
musulmano”.
Già il presidente è spesso considerato un estraneo al mondo della politica e questa ultima nomina delinea e conferma l’intenzione: Najla Boudin Ramadan, classe 1958, è docente universitaria nella scuola nazionale di ingegneria, specializzata in scienze geologiche.
Bisogna ricordare che al momento i poteri del premier tunisino possono dirsi ridimensionati dopo le misure poste in essere dal Presidente il 25 luglio, ma questo non riduce sicuramente l’importanza del ruolo che la premier è chiamata ad assumere: riuscire a rassicurare gli organismi economici internazionali, al fine di garantire al paese aiuti e nuovi investimenti, e la lotta alla corruzione, problema che in Tunisia è stato determinante anche nella destituzione di Ben Ali.

Nonostante questo epocale avvenimento, la situazione politica del paese può ancora dirsi caotica. Ennahda, il partito islamico rivale, attraverso le dichiarazioni dei suoi dirigenti ha esplicitato l’intenzione di non riconoscere la decisione assunta dal Presidente. Maliziosamente alcuni media nostrani hanno ipotizzato che questo ostruzionismo fosse riconducibile al fatto che il nuovo premier sia una donna, ma credo che la realtà sia molto più complessa.

Indubbiamente, data l’eccezionalità delle condizioni, risulta difficile comprendere quanto possa essere legittima la nomina, ma le critiche e diffidenze maggiori risiedono nelle capacità della premier di combattere la fortissima crisi economica che ha investito il paese.
Anche se Najla Boudin Ramadan non ha una comprovata esperienza politica è importante menzionare il suo impegno come responsabile dell’attuazione del programma della Banca Mondiale nel Ministero
dell’università e della ricerca scientifica.
L’aspetto che ci dovrebbe insospettire circa le intenzioni del Presidente sono la concomitanza della nomina con le decisioni assunte negli ultimi due mesi: il congelamento del Parlamento, la sospensione
dell’immunità dei parlamentari, l’abrogazione della legittimità costituzionale degli organi di controllo delle leggi, l’emanazione di nuove leggi attraverso decreti presidenziali e la revoca del mandato al primo ministro in carica. Queste misure consentono a Kais Saied, se sostenuto da un governo di sua fiducia pronto a “spalleggiarlo”, di assumere l’intera autorità esecutiva del paese.


Mi auguro quindi che la “prima donna” abbia davvero la possibilità di contribuire al risanamento del paese e che non sia stata solo un diversivo per distogliere l’attenzione tunisina ed internazionale dalle reali manovre accentratrici di un Presidente alla ricerca di nuova linfa che lo allontani dalle critiche pressanti che gli vengono poste.

Arianne Ghersi

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