APRITE GLI OCCHI: IL BUSINESS DELL’ IMMIGRAZIONE FINANZIA MAFIA E TERRORISMO

Come avviene ogni estate, ma ormai neanche più le stagioni sono un freno, gli sbarchi sulle nostre coste si fanno incessanti.

Nell’opinione pubblica italiana e nei media spesso si è discusso ed analizzato il ruolo delle Ong e delle associazioni umanitarie in genere, quasi si fosse creato un dualismo sciocco tra indomiti eroi e scellerati cittadini che non li reputano tali. Questa narrazione, a mio avviso, ha fuorviato il dibattitto e spostato l’attenzione unicamente su ciò che si potrebbe definire “la punta dell’iceberg”.

Qualsiasi persona, me compresa, dotata di coscienza e senso civico si dispera all’idea che orde di uomini donne e bambini considerino la loro vita nei paesi di origine a tal punto intollerabile da intraprendere un viaggio pericoloso. Proprio sul viaggio e su chi lo rende possibile dovremmo concentrarci.

Numerosi libri alla “portata di tutti” (reperibili in qualsiasi libreria e con linguaggio semplice, scritti da indubbi professionisti e non solo da accademici) descrivono in maniera chiara ciò che avviene; suggerisco: “L’ombra del nemico” di Marta Serafini, “Mercanti di uomini” di Loretta Napoleoni e “Sahara, deserto di mafie e jihad” di Massimiliano Boccolini e Alessio Postiglione. Questi testi, redatti da illustri giornalisti, che hanno svolto approfondite ricerche, ci impongono serie riflessioni: il primo dona al lettore la consapevolezza di quanto sia facile per terroristi mascherati da migranti inserirsi nel sistema ed arrivare in Europa; il secondo, analizza come la mafia libica abbia appoggi anche nei paesi confinanti ed il titolo stesso testimonia la squallida realtà di persone disperate e pronte a compiere sacrifici immani affidandosi a personaggi loschi; il terzo, analizza come molte organizzazioni terroristiche abbiano abbandonato il business dei rapimenti di turisti e lavoratori (negli anni scorsi sono stati coinvolti anche italiani) perché ormai consapevoli che l’immigrazione sia la vera risorsa a cui attingere.

Questo sommario quadro che ho descritto (ve ne consiglio la lettura) è confermato da un libro “Io Khaled vendo uomini e sono innocente”. In questo testo l’autrice, Francesca Mannocchi, ha raccolto la testimonianza di uno scafista libico che ha voluto ripercorrere la sua vita personale e donare una nuova lente con cui guardare all’immigrazione. Emerge come, già dai tempi di Gheddafi, il governo gestiva/filtrava l’immigrazione e che il fenomeno era usato/sfruttato dallo stesso governo per ottenere concessioni. Risale al febbraio 2015 l’ultima intervista in cui il rais dichiarò: “Senza me vi invaderanno”, “il Mediterraneo diventerà un mare di caos” ed ancora “La scelta è tra me o Al Qaeda”.[1]

Alla luce di quanto descritto e del piccolo excursus su quanto paventato dallo stesso Gheddafi, la testimonianza dello scafista “pentito ma non troppo” squarcia un muro di omertà e perbenismo. Bisogna finalmente ammettere che i migranti non si limitano a pagare un viaggio pericoloso (si stima che i soldi investiti dai singoli siano migliaia di euro, non certo facilmente reperibili in paesi poveri o dilaniati da scontri), ma finanziano personaggi dubbi legati alla filiera del terrorismo.

Bloccare lo sbarco dei migranti non credo sia una risoluzione per persone senza cuore, contrapposti a moderni benefattori unici detentori di umanità. Impedire il viaggio, oltre a ridurne i numeri (perché partire se sono conscio che le possibilità di arrivare sono quasi nulle?), impedirebbe il finanziamento del terrorismo internazionale. Aprire gli occhi e comprendere che l’Isis, Al Qaeda e molti altri trovano guadagno da droga, armi e migrazioni selvagge sarebbe il primo passo per dimostrare lucidità.

Far sì che l’immigrazione incontrollata continui, probabilmente donerà un balsamo spirituale a chi oggi si sente parte della storia dei soccorsi (sicuramente persone eccellenti che si sacrificano all’idea di un bene superiore), ma mi stupisce come noi italiani, terra di “pizza, mafia e mandolini”, non ci uniamo compatti.

Tutti noi ci dichiariamo anti-mafia, ma non sappiamo più identificare cosa essa sia. Lo scafista che si confessa descrive una realtà allucinante: donne stuprate in modo cruento e selvaggio, uomini torturati in modi che neanche riusciamo ad immaginare. Non paghi, i delinquenti chiedono a costoro altri soldi con la minaccia di cederli ad altri gruppi che ricominciano con la spirale della violenza. I centri di detenzione pre partenza sono descritti come un inferno: container, lamiere, poste sotto il solo cocente e con dosi assai razionate d’acqua.

Per salvare i migranti da queste torture dovremmo impedire la partenza o rendere il business dei viaggi così poco attraente da non diventare più appetibile. È vero, ne faranno le spese vittime inermi della ferocia, ma non prendendo in mano la situazione altri innocenti subiranno lo stesso trattamento e questo eterno cerchio non sarà interrotto.

Parlare di migrazioni senza contemplare il finanziamento alla mafia è assurdo e da italiana mi indigno che non venga fatta questa associazione. Grandi magistrati, ma anche singoli negozianti coraggiosi (esasperati dall’assoggettamento alla mafia) hanno perso la vita o l’hanno dovuta rivoluzionare per donarci un pizzico di serenità ed ora non possiamo ammettere che malavitosi residenti in altri paesi sfruttino la disperazione dei migranti per arricchirsi.

Arianne Ghersi


[1] https://www.ilgiornale.it/news/politica/quando-gheddafi-ci-disse-senza-di-me-vi-invaderanno-1094968.html

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