GENEALOGIA DEL NAZIONAL POPOLARE

La recente morte di Raffaella Carrà, vera e propria regina della televisione italiana, impone una riflessione: Nazionalpopolare ieri, oggi e domani come oppio delle masse o Campione dei valori conservatori.

Scaturisce una riflessione dovuta: il nazionalpopolare non è l’identitario o neopatriottico. Se il Neopatriottismo rappresenta lo scrigno dei valori Tradizionali, il nazionalpopolare solo in parte ha elementi  affettivi  nazionali o locali poiché per la maggior parte subisce influssi giacobini o proto-mondialisti.  Un esempio? Le rappresentative azzurre!

Le squadre di calcio che, certo, ricalcano appartenenze nazionali o locali ma che subiscono le logiche dell’industria postmoderna e globale dello spettacolo: usi e costumi, figli di quella che viene definita da Plinio Oliveira de Correa, la Quarta Rivoluzione.

L’elemento nazionalpopolare o local-popolare, inoltre, subisce una distorsione in un immaginario che spesso ne privilegia gli aspetti deteriori. Duole dirlo ma il nazionalpopolare si mescola col divismo postmoderno: si strumentalizzano, trasformandoli, importanti e pur amati personaggi dello spettacolo che bene interpretano l’immaginario italiano. Eccoli trasformati in nuovi santi che in molti casi veicolano messaggi anche apertamente postcristiani. 

Il rischio, o l’intenzione, è una confusione valoriale con un conseguente impoverimento profondo. Un patriottismo italico che abbia come Campioni personaggi, seppur amati, come Raffaella Carrà, Pippo Baudo o Paolo Rossi è francamente paradossale. 

Quando morì  Diego Armando Maradona, ci ponemmo una questione importante: se i meriti, per dirla alla Brera, “pedatori” del Pibe de Oro sono incontestabili, come la sua dimensione santamente local-popolare napoletana. Difficile, poi ad essere più pignoli, vedere il fuoriclasse argentino come un modello di virtù…

Uomini di spettacolo anche notevoli, certamente familiari senza dubbio, ma possiamo vedere in Pablito elementi di eroismo o nella  Carrà un mito da divinizzare?

Forse, per questo, occorrerebbe una più mirata analisi sociologica capace di discernere tra i fenomeni identitari del nazionalpopolare e gli elementi che emergono già nel secondo dopo guerra  che vanno verso un superamento di essi.

Marcello Veneziani in un commento alla morte della “Raffa nazionale” appariva propenso ad un elogio in un contesto di Grande Reset.

Uno slancio di nostalgia da cornetto, al cuore di panna, e calzoncini estivi è fisiologica per una Italia che non c’è piu e che narra i tempi andati della nostra giovinezza.

Ritornati, poi, da questo amarcord è opportuno stabilire dei punti. Tale operazione rappresenta una trasmissione di valori Tradizionali o una consumabile “nostalgia canaglia” come chiamavano Al Bano e Romina, eccezionali rappresentanti delle logiche nazionalpopolari? L’augurio rimane uno solo: un profonda presa di coscienza sulla necessità che il neopatriottismo si munisca degli strumenti adatti a difendere le scienze umane e gli Eroi. Quelli Veri, quelli che scelgono oltre la Vita, quelli che muoiono per la Patria.

Paolo Guidone

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