NON BASTA RESTARE IN PIEDI. BISOGNA CONTRATTACCARE

Alfredo Falcone

Oramai dettano la linea. Di più, sono i sacerdoti della nuova ortodossia e gli imam autorizzati ad emettere le fatwa contro idee e comportamenti socialmente riprovevoli. La plutocrazia demagogica analizzata da Vilfredo Pareto, quella paradossale alleanza che agli inizi del Novecento avevano stretto la sinistra socialista internazionalista e l’alta finanza e la grande industria, tagliando fuori dalla gestione del potere il ceto medio produttivo e nazionale, rinasce oggi non più sul terreno politico-economico, ma soprattutto nell’ambito politico-culturale e nella gestione dei processi di informazione.
In tutto il mondo occidentale sono ormai le frange più estreme e radicali del postmodernismo relativista, spesso e volentieri formatesi negli ambienti militanti dell’estrema sinistra, a dettare l’agenda culturale e metapolitica, ad elaborare parole d’ordine, simboli, idee e strategie, su cui si fonda la narrazione del pensiero dominante, declinata attraverso i dettami del politicamente corretto.
Lo dimostrano le scene cui stiamo assistendo in questi giorni sulle televisioni in occasione dei Campionati europei di calcio: inginocchiarsi è divenuto un obbligo sociale, una regola del galateo che devono rispettare coloro che vogliono essere considerati “frequentabili” e inequivocabilmente “antirazzisti”. Poco importa se si tratta di manifestazioni simboliche codificate nell’ambito di movimenti di piazza dalla chiara matrice violenta ed estremista come i Black Lives Matter. Un calciatore che vuole solo giocare a pallone e resta in piedi, diventa ipso facto un personaggio detestabile, un criptofascista o peggio, in ogni caso un soggetto da tenere a distanza dai circoli frequentati dalle persone per bene. Naturalmente l’inginocchiatura è solo uno dei molteplici esempi che potrebbero essere fatti per corroborare questa analisi.
Il punto è che le formule ideologiche elaborate nei centri sociali occupati degli anni Novanta, sono divenute lo storytelling ufficiale delle élite e degli apparati globalisti, ai quali anche chi non ci crede ha finito per adeguarsi, in mancanza di una weltanschauung alternativa. Nelle accademie, come sui media mainstrem, negli uffici delle burocrazie di Bruxelles e dell’Europa occidentale, come nei salotti e nei vernissage della buona società l’identità di genere è una scelta, il greco e il latino sono lingue intrinsecamente razziste, mentre famiglia senso di appartenenza nazionale e cristianesimo sono, nella migliore delle ipotesi, autentiche volgarità.
Di tutto questo si è discusso nel corso di un convegno organizzato dall’associazione Incursioni lo scorso venerdì 18 giugno, a cui hanno preso parte Diego Fusaro, Alessandro Sansoni, Fabrizio Fratus e l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Vincenzo Sofo.
La sinergia sempre più marcata tra estrema sinistra intellettuale e classi dirigenti globaliste sta emergendo, in questa fase, non soltanto sul piano teorico e della costruzione di paradigmi ideologico, ma anche a livello pratico e squisitamente politico. Lo dimostra il ruolo svolto dai movimenti di piazza animati da BLM, Antifa e organizzazioni radicali varie, fiancheggiate dagli ambienti radical-chic, in funzione anti-Trump nel corso della lunga campagna elettorale che ha alla fine portato Joe Biden alla Casa Bianca e l’attività di piattaforme di giornalismo investigativo come l’inglese Bellingcat dove i promotori dell’iniziativa editoriale, vengono affiancati nello svolgimento delle loro inchieste da ex ufficiali delle agenzie di intelligence e finanziate da fondazioni culturali che sono diretta emanazione del deep state dei paesi dell’anglosfera come l’americana National Endowement for Democracy e dall’inglese Zinc Network.
In un simile scenario torna di estrema attualità il tema della lotta per l’egemonia. E’ infatti evidente il deficit di penetrazione negli apparati e nelle strutture tecnocratiche dei movimenti politici di impostazione patriottica, per non parlare della capacità di elaborazione e di occupazione di spazi in ambito culturale e giornalistico. La definizione di una strategia in questo senso diventa oggi più che mai imprescindibile, al di là del consenso elettorale che essi sono in grado di conseguire, sempre molto alto, se non maggioritario, ma inutile qualora la destra non riesca ad acquisire spazi di agibilità negli ambiti dove avviene la reale gestione del potere.


Franco degli Esposti

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