CRONACHE SIRIANE

Negli ultimi giorni si sono tenute le elezioni in Siria ed il risultato, scontato, è stata la rielezione del presidente in carica. Sono stati denunciati brogli e la percentuale a suo favore emersa dalle urne, il 95,1%, ne dà oggettivamente una riprova. Tutto ciò è avvenuto nel quasi totale silenzio dei media italiani, gli stessi che ci “bombardarono” di immagini violente al tempo della conquista territoriale dell’Isis.

In questa vicenda, storicamente simile a tante già avvenute in Medioriente, credo sia palese il fallimento della politica internazionale dell’occidente. Molti non ricordano che gli scontri in Siria nacquero a seguito delle proteste comunemente denominate “Primavere Arabe” nel Nord Africa e il veloce crollo di governi corrotti diede la forza a molti cittadini insoddisfatti di credere in un cambiamento.

In Siria fu la popolazione civile a manifestare per prima ma, ad una velocità fulminea, furono sostituiti da bande armate. Presto l’Esercito siriano libero, composto anche da disertori delle forze regolari, si assunse la responsabilità di portare avanti le istanze della popolazione ma si trovarono ben presto a fare i conti con l’assenza di armamenti adeguati e con l’incapacità di finanziare azioni para-militari.

Quanto successivamente avvenne è ormai storia: l’Isis, forte dell’appoggio economico di importanti attori internazionali, riuscì a canalizzare le istanze degli ex membri dell’esercito iracheno (sostenitori del partito Ba’th) e si impose come una potenza organizzata e gerarchica all’interno del territorio siriano.

Fu allora che il contestato presidente siriano fu “riscattato” agli occhi dell’opinione pubblica affinché potesse fermare le mire espansionistiche del Califfato. Ciò che si tende a dimenticare, però, sono le atrocità di cui è accusato Bashar al Assad, nonostante molte siano le testimonianze; le più note, sicuramente, sono quelle di Mustafa Khalifa (il suo libro “La conchiglia. I miei anni nelle prigioni siriane” ben descrive le condizioni dei detenuti nelle carceri del regime e analizza come torture e privazioni siano applicate su esseri umani che non hanno neanche subito un regolare processo) e le foto trafugate dagli archivi governativi di Cesar (nome di fantasia), in cui vengono immortalati i cadaveri provenienti dalle celle siriane (un numero spropositato, i corpi esanimi portano i chiari segni di sevizie inumane) che sono state mostrate anche in un’importante mostra al Maxxi di Roma.

Importanti organi che si impegnano nella tutela dei diritti umani hanno denunciato come il regime siriano, durante la lotta agli jihadisti, non si preoccupasse di usare ogni mezzo possibile, incurante di colpire la popolazione civile inerme. Mi riferisco all’utilizzo delle bombe/botte, caratterizzate dall’imprecisione del bersaglio colpito, possono contenere schegge di metallo come dadi, chiodi e bulloni o anche sostanze chimiche come il cloro.

Quanto descritto non è una semplice cronaca di fatti inerenti un passato recente, ma una puntualizzazione su come e quanto l’appoggio della popolazione al presidente fosse in precedenza non radicato. Con le ultime elezioni sembra che per magia il popolo abbia deciso di assecondare uno stato corrotto, pronto a torturare i cittadini e che abbia miracolosamente dimenticato le istanze che li avevano precedentemente spinti ad accarezzare l’idea di un cambiamento grazie alle “Primavere Arabe”. Sostengo che credere in un risultato elettorale così schiacciante sia offensivo verso l’intelligenza e le capacità critiche del popolo siriano che, ancora una volta, si ritrova ad essere una semplice pedina di uno scacchiere, assoggettato ad un potere che non li rappresenta.

Arianne Ghersi

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