Fauda -فوضى – Caos

Le vicende legate allo scontro israelo-palestinese, spesso, vengono riportate come un eterno circolo vizioso a cui la cronaca internazionale dà sicuramente cenno senza mai troppo approfondire.

Dalla lettura della risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata il 23 dicembre 2016, emerge:

«condannando ogni misura intesa ad alterare la composizione demografica, le caratteristiche e lo status dei territori palestinesi occupati dal 1967, compresa Gerusalemme est, riguardante, tra gli altri: la costruzione ed espansione di colonie, il trasferimento di coloni israeliani, la confisca di terre, la demolizione di case e lo spostamento di civili palestinesi, in violazione delle leggi umanitarie internazionali e importanti risoluzioni,[…]

esprimendo grave preoccupazione per il fatto che le continue attività di colonizzazione israeliane stanno mettendo pericolosamente in pericolo la possibilità di una soluzione dei due Stati in base ai confini del 1967, […]

1. riafferma che la costituzione da parte di Israele di colonie nel territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme est, non ha validità legale e costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale e un gravissimo ostacolo per il raggiungimento di una soluzione dei due Stati e di una pace, definitiva e complessiva;[…]

2. insiste con la richiesta che Israele interrompa immediatamente e completamente ogni attività di colonizzazione nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme est, e che rispetti totalmente tutti i propri obblighi a questo proposito;[…]

3. ribadisce che non riconoscerà alcuna modifica dei confini del 1967, comprese quelle riguardanti Gerusalemme, se non quelle concordate dalle parti con i negoziati;[…]

4. sottolinea che la cessazione di ogni attività di colonizzazione da parte di Israele è indispensabile per salvaguardare la soluzione dei due Stati e invoca che vengano intrapresi immediatamente passi positivi per invertire le tendenze in senso opposto sul terreno che stanno impedendo la soluzione dei due Stati;[…]

Nell’ultima settimana gli scontri sono ricominciati e le cause a cui addurre sono più semplici di quel che potrebbe apparire. Si può ipotizzare che tutto “riemerga” nel momento in cui Trump dichiarò e fatto sì che Gerusalemme fosse considerata la capitale di Israele. Questo fu solo un segnale, ma ciò che in realtà ha scatenato le ire del popolo palestinese è la creazione degli Accordi di Abramo. Questi ultimi, già citati in altri miei articoli e purtroppo poco conosciuti dall’opinione pubblica, avevano lo scopo di legittimare l’esistenza dello stato ebraico agli occhi del mondo islamico. Gli Usa si sono attivamente spesi perché tali accordi fossero accettati e promossi anche attraverso concessioni ideologiche e, in alcuni casi, territoriali.

La pandemia, emersa nei mesi successivi, ha anestetizzato molte osservazioni geopolitiche, tanto da guardare ad Israele solo come uno stato immunizzato. Non appena la vita ha ripreso a scorrere in maniera il più possibile “normale”, in poche settimane il conflitto sopito è riesploso. Perché?

Il motivo, come spesso accade, è da collegare ad un piccolo e, globalmente parlando, insignificante atto amministrativo: l’assegnazione di case a Sheikh Jarrah (quartiere di Gerusalemme est). Gli attuali abitanti palestinesi accusano i coloni di sfrattarli da abitazioni in cui è legittimo che vivano; secondo i tribunali israeliani i palazzi in questione sarebbero di proprietà giudaica e quindi nella piena disponibilità dei coloni che li reclamano. Non è sicuramente la sede adatta per cercare di valutare la legittimità dei contratti di proprietà o locazione, è importante ricordare però che questa è una delle macroscopiche micce che descrivono le difficoltà di convivenza reale tra i due popoli.

In riferimento a questo aspetto delle abitazioni, il periodo non è assolutamente casuale. Il popolo palestinese, in questi giorni, ricorda Al Nabka (la catastrofe – ossia il giorno in cui, nel 1948, molti furono cacciati dalle loro case), mentre gli ebrei ricordano un felice “compleanno”: il settantesimo anniversario dello stato di Israele.

Alla luce di quanto descritto sono convinta che non si possano menzionare recenti e concreti aspetti che riaccendano i riflettori, ma solo una coincidenza di date ed anniversari che pongono nuovamente alla ribalta un conflitto. L’Europa in primis, come molti altri attori internazionali, hanno sempre auspicato la creazione di due stati autonomi non considerando gli aspetti antropologici che caratterizzano il conflitto e che trovano conferma in una semplice dicitura: a Gerusalemme troviamo la Spianata delle Moschee o il Monte del Tempio? Finché l’ipocrisia sosterrà un’ipotesi irrealizzabile ed inaccettabile per entrambi gli schieramenti, ci ritroveremo coinvolti ideologicamente in una diatriba terminologica espressa nell’uso della nomenclatura di un luogo sacro.

Arianne Ghersi

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