DATECI RETTA: USATE IL CERVELLO

Davvero l’intelligenza artificiale è di aiuto all’uomo? Oggi è la I.A. a occuparsi del processo di elaborazione dati come l’immagazzinamento e l’elaborazione dove l’intelligenza umana resta passivamente a gregario e senza reale influenza. Il neurobiologo Laurent Alexandre spiega che “laddove il libro favoriva una concentrazione duratura e creativa, Internet incoraggia la rapidità, il campionamento distratto di piccoli frammenti d’informazioni provenienti da fonti diverse. Un’evoluzione che ci rende più che mai dipendenti dalle macchine, assuefatti alla connessione, incapaci di procurarci un’informazione senza l’aiuto di un motore di ricerca, dotati di una memoria difettosa e alla fine più vulnerabili a manipolazioni di ogni sorta”.Per la maggior parte del XX secolo sappiamo che grazie all’alfabetizzazione e alla scuola obbligatoria sino alla terza media il livello medio di capacità intellettivo della popolazione italiana come quella europea è aumentato (effetto Flynn), questo processo era dovuto a diversi fattori tra cui l’ambiente sociale e intellettuale più stimolante, l’ intensificazione degli studi scolastici come le sfide intellettuali che nascevano dalla società attraverso libri, giornali, contraddittori, inchieste e dibattiti pubblici.

Una popolazione attiva e intellettualmente stimolata contribuiva a mantenere e ad alzare il livello di capacità intellettiva.  Lo studio presentato da Richard Flynn nel 2016 dimostrò, senza ombra di dubbio, come dal 1990 il processo si è invertito e il Q. I. è diminuito costantemente divenendo oggi un vero e proprio problema sociale se pensiamo al cosiddetto analfabetismo funzionale. La verifica di questo processo è facilmente dimostrabile, prendiamo ad esempio il dibattito sulla cannabis che spesso torna di attualità. Le argomentazioni si concentrano sulla legalizzazione tenendo conto dell’impatto su malavita e sull’aiuto che la cannabis potrebbe portare ai malati terminali o, eventualmente, in alcuni casi, la diminuzione dell’ansia. Ma nessuno si concentra su quanto è certo: l’uso della cannabis riduce il volume della materia grigia orbito-frontale causando quasi sempre un calo del quoziente intellettivo. In questo caso possiamo comprendere come l’argomento venga trattato superficialmente senza elaborazione e visione completa. Il cervello e le sue interconnessioni strutturali si modificano durante il corso di tutta la nostra esistenza. La capacità del cervello di modificare la propria struttura in risposta all’esperienza prende il nome di neuroplasticità. Il significato di questa scoperta conduce a una considerazione ben specifica: se il cervello non viene “utilizzato” attivamente le sue capacità diminuiranno con il passare del tempo perché si modificherà in relazione al non uso.

Proviamo a comprendere con un esempio: quando si inizia il percorso formativo scolastico si procede progressivamente a immagazzinare informazioni nel nostro cervello che stimolato elaborerà sempre più velocemente grazie ai continui stimoli e quindi aumenterà la sua capacità cognitiva. Un bambino all’inizio non sarà in grado di scrivere il suo nome ma a fine dei 5 anni della scuola primaria la sua capacità sarà quella di risolvere problemi di matematica. Il continuo aumentare della complessità stimola la capacità di elaborazione e analisi del nostro cervello. Compreso questo passaggio si può iniziare a capire cosa sta succedendo e perché l’analfabetismo funzionale è in continuo aumento. Torniamo a un esempio a cui tutti possono fare riferimento. Prima dell’arrivo del navigatore satellitare tutti dovevano seguire le indicazioni stradali o le cartine stradali memorizzando, già queste piccole operazioni contribuivano a mantenere il cervello attivo. Oggi, al contrario si accende il navigatore e si segue passivamente l’indicazione sul monitor senza pensare ed infatti spesso non si conosce nemmeno la strada percorsa centinaia di volte. L’esperienza attiva, come ad esempio l’attenzione focalizzata, determina l’eccitazione dei neuroni, i quali a loro volta possono portare all’attivazione dei geni rendendo possibile il verificarsi di trasformazioni a livello di struttura; funge da fattore abilitante alla crescita e al cambiamento effettivo e produce un concreto rinnovamento del cervello.

Fabrizio Fratus

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