RITORNARE AL REALE, ALLA CULTURA, ALLA VITA

Scuola, che fare? Il Covid preme. Il nuovo Governo si mette al lavoro. Che accadrà?

Vi saranno nuovi episodi di intervento rapsodico e dissennato oppure, peggiorando ancora, l’ennesima riforma, l’ennesimo bombing contro la cultura, la classicità, l’umanesimo letterario e filosofico e il suo rapporto fecondo con scienze e matematica? Se ne avvertono i primi sintomi. Si cerca l’occasione per un azzeramento nichilista di tutto il buono che resta nella scuola e la pandemia, con quel senso di emergenza permanente che evoca e diffonde, ha potenzialità da cogliere al volo. Un pedagogista, Daniele Novara, apre le danze e scrive al Corriere della Sera. Caro ministro Bianchi, faccia come le dico, cominci a valorizzare la professionalità degli insegnanti. Come? Per esempio, facendo loro notare che sono troppo preparati. Che vergogna “gli insegnanti schiacciati dalla materia e dalla pura conoscenza disciplinare”! Come è possibile sapere tutto della propria materia senza una vera consapevolezza pedagogica?

Ben altro dovrebbero sapere gli insegnanti al posto della letteratura, dell’analisi matematica, di Cartesio, Shakespeare ed Einstein! Ci sono “le competenze socioaffettive”, si deve “far star bene i ragazzi a scuola”, “farli sentire protagonisti dell’apprendimento”, “generare una comprensione attiva e condivisa”, “liberarsi dalla pratiche inerziali (sic) come la lezione frontale, l’interrogazione, i compiti in classe”, “insistere sui progressi invece che sui deficit” e così via. Via la lezione frontale! Viva le “situazioni stimolo che mettano in moto la motivazione degli alunni”! E gli insegnanti? Tutti assieme appassionatamente in una bella “equipe di lavoro che progetta assieme”. Tutti facilitatori, motivatori, allenatori e membri felice di un grande soviet: tre piani, due quinquennali (primaria e licei) e uno triennale (medie) per generare un modello di felicità e stordimento per lo studente-massa mediante la semplicissima, costante e ostinata esaltazione della fuffa, del nulla culturale, del deserto dello spirito. L’apprendimento deve essere “applicativo” e in vista di un “utilizzo concreto”. Per tutto il resto c’è Wikipedia! Ecco, le avanguardie sparano le loro cartucce. Urge scavare trincee e lanciare controffensive. Urge vita, realtà, cultura, tradizione, anima e capacità di guardare a cieli della civiltà scrollandosi di dosso i fanghi decadenti di chi lavora nel e per il bassofondo.

Una prima proposta: Giovanni Papini nel 1914 invitava a “chiudere tutte le scuole”, santa esagerazione! Cominciamo con le facoltà di Pedagogia?

Massimo Maraviglia per ilcittadinomb.it

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