SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA

Nel caso di una sentenza penale giunta in secondo grado, il ricorso per cassazione può verificarsi, tra gli altri, per le motivazioni previste dall’articolo 606 del Codice di Procedura Penale, lettera e. Questa prevede che il ricorso sia ammissibile in “mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta dal testo del provvedimento impugnato ovvero da altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame”. Proprio in base a questo articolo la Corte di Cassazione ha recentemente annullato una sentenza di condanna nei confronti di un ragazzo di (oggi) 27 anni, emanata in seguito a una denuncia sporta dalla fidanzata di lui, attualmente 25enne, rinviando ad altra sezione della Corte, un evento raro dopo quella che viene chiamata, in gergo, una “doppia conforme” (primo e secondo grado con sentenza identica).

La storia merita di essere raccontata, tuttavia, dal principio, per fare luce su quali sofferenze umane e morali possano produrre determinate “storture” della giustizia italiana. Il caso è quello di J.S. nato nel 1993 in Albania ma di fatto cresciuto fin da piccolo in Italia, padre camionista e madre collaboratrice domestica, famiglia con quattro figli, religiosissima. Nel 2012 si fidanza con una ragazza, di due anni più giovane. Lui, all’epoca è poco più che maggiorenne. Dopo due anni si lasciano. Nel 2017, tre anni dopo, l’ex fidanzata lo denuncia per stalking, lesioni e, soprattutto, violenza sessuale e sequestro di persona. Il giovane, di punto in bianco, precipita nell’abisso: viene arrestato e sbattuto in galera. La ragazza viene ascoltata in incidente probatorio e narra la sua versione dei fatti, raccontando di indicibili violenze.

Il ragazzo, nel corso del processo di primo grado, ottiene la sostituzione della misura del carcere con quella degli arresti domiciliari. Prima è ospitato da un familiare, costretto a vivere in una cantina per un po’ di tempo, poi torna a casa dei suoi. Viene condannato a nove anni in primo grado. La stampa lo qualifica subito come un mostro. Nel frattempo riottiene la libertà. Torna a processo, è la volta dell’appello: sentenza confermata.

Il 3 giugno 2020 viene depositato il ricorso per cassazione. L’udienza è fissata a Roma per il giorno 17 novembre, in piena “seconda ondata” da Covid. Il suo avvocato, il legale Marco Martini di Monza, racconta: “Ho scelto di andarci, di discutere il ricorso, ed è oggi una scelta che devi fare espressamente, se no il processo lo fanno lo stesso, in absentia. Mi ha fatto impressione salire su una carrozza vuota e, soprattutto, non vedere quasi nessun collega nei corridoi antistanti le sezioni della Corte. Sono andato a Roma perché fare gli avvocati vuol dire anche rischiare di persona, dodici ore con due maschere Ffp3 una sopra l’altra. Ma ci si deve essere, si deve lottare”. Secondo la difesa, i motivi per annullare la sentenza sono diversi. Tra gli altri, tuttavia, spicca sicuramente il fatto che il tribunale abbia dato credito alla versione di una ragazza con riconosciuto “disturbo borderline di personalità”…

Ora, secondo l’articolo 192, comma 3, del Codice di Procedura Penale, “le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da persona imputata in un procedimento connesso a norma dell’articolo 12 sono valutate unitamente agli altri elementi di prova che ne confermano l’attendibilità”, ma non si fa riferimento alla parte offesa, “le cui motivazioni – spiega ancora l’avvocato Martini – possono certamente essere poste da sole a fondamento della responsabilità penale dell’imputato, ma, come ha confermato una sentenza del 2012 della stessa Cassazione, solo previa verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità intrinseca del suo racconto”. Credibilità che, in presenza di una sindrome come quella sopra menzionata, non può essere sicuramente certificata…

“Ora – spiega il legale – una volta depositate le motivazioni di quest’ultima sentenza, si terrà un nuovo processo d’appello, che però dovrà seguire le regole della Corte di Cassazione. La storia non è finita però è stata una vittoria davvero straordinaria”.

Certo, resta un rammarico. “Di questa sentenza – conclude l’avvocato Martini – non ne ha parlato nessuno. All’epoca della prima condanna invece la stampa sbattè il ‘mostro’ in pasto all’opinione pubblica. Un fatto sul quale il mondo del giornalismo dovrebbe riflettere…”.

Cristiano Puglisi per il suo blog

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