SOLO NOI! LE INTERVISTE TALEBANE

Nella superficialità che spesso domina il mondo mediatico è comune
l’identificazione del tema ambientale con l’area definita di sinistra o addirittura in tempi recenti il tema ecologico sembra destinato a diventare la nuova sovrastruttura del sistema capitalistico del “Grande Reset” in atto. Ma è veramente cosi? Sembrerebbe di no a giudicare da una varia pubblicistica sul nesso tra ambientalismo e culture conservatrici e di destra, Infatti come si può ritenere di scindere il sentimento di appartenenza identitaria dal correlato ambiente? A questo proposito vogliamo confrontarci con l’esperienza dell’econazionalismo Insubrista dei Domà Nunch con il suo fondatore Lorenzo Banfi.

Grazie caro Lorenzo di aver concesso questa intervista. Negli anni 2000 tu sei stato protagonista di un esperienza decisamente innovativa ovvero l’econazionalismo.
Vuoi raccontare ai nostri lettori la storia dei Domà Nunch?


Eravamo un gruppo di amici, prima di tutto. Alcuni di noi si erano incontrati frequentando l’ambiente di Terra Insubre, e quel humus che si era formato intorno a personaggi come Gilberto Oneto. Quello che però ci accomunava era un sentire spirituale particolare. Io avevo già da molto abbandonato il cristianesimo, alla ricerca di una radice religiosa che ancora mi sfuggiva. Insieme ci trovammo a condividere una visione del mondo “pagana”, e da questo comune sentire partimmo. Ai tempi mi chiamavano Reverendo… Fu Oneto a ufficializzare l’appellativo durante una sua trasmissione a Radio Padania in cui mi presentò così ai suoi ascoltatori. Tornando a noi, ci organizzammo in un piccolo movimento che
definirei prereligioso che attirò anche qualche attenzione e, attraverso internet cominciammo a manifestare le nostre idee e la nostra visione del mondo. Per noi l’uomo, insieme alla Flora e alla Fauna di un determinato luogo che si autodefiniva per storia e cultura, faceva parte di un ecosistema che andava preservato. Ma per tutelare una comunità umana occorre tutelare la sua cultura, le sue usanze, la sua identità. Nel nostro caso si parlava di Insubria e Nazione Insubre, ovviamente. Ne parlammo e il termine fu accolto da favorevolmente. Successivamente ci rendemmo conto che la nostra visione del mondo non poteva essere mera speculazione filosofica e spirituale. Un giorno, casualmente, realizzai che il nostro
pensiero poteva essere sintetizzato in ambito politico come eco nazionalismo.
Occorreva tradurre tutto ciò in azione che potesse portare in evidenza le nostre istanze. Decidemmo dunque di organizzarci in un’associazione che chiamammo da subito Domà Nunch, “Solo Noi”, in una variante arcaizzante della lingua milanese.


Domà Nunch aveva una visione del mondo a 360°, per questo eravamo attivi sia in ambito strettamente ecologista, organizzando manifestazioni, convegni, anche proteste dure, come quella contro la Pedemontana, sia in ambito culturale, con eventi relativi alla difesa della lingua milanese, della Storia dell’Insubria, e così via.
Per una decina d’anni ci impegnammo intensamente nell’attività associazionistica e politica, senza mai tralasciare la parte spirituale nel cui ambito celebravamo Solstizi e festività derivate dal calendario celtico.
In seguito, per accentuare ulteriormente l’aspetto attivistico, decidemmo di
costituirci come movimento politico, con l’idea di presentarci come il primo partito insubrista della storia. Ne scaturirono una serie di scossoni perché ci trovavamo a dover competere sullo stesso terreno della Lega Nord, dalla quale ci divideva però un profondo solco a ogni livello. Acquisimmo nuovi sostenitori ma perdemmo quelli che ci avevano sempre visto come qualcosa di simile a Terra Insubre. La nostra vicinanza a idee definite di estrema destra ci attirò anche l’attenzione dei vari osservatori antifa.
Alla fine, nel 2015 ci presentammo alle elezioni comunali di Saronno, dove, in un’alleanza di centro destra, pur non riuscendo a eleggere un nostro consigliere, acquisimmo un assessore.
In seguito, però, il panorama politico è notevolmente mutato, non lasciando più spazio a istanze nate sul territorio, essendo oggi i partiti calati dall’alto di questo o quel gruppo di deputati che esce dal suo ambito originario per crearsi la propria area di potere. Per questo, alla fine del 2019 abbiamo deciso di far cessare l’attività a livello politico di Domà Nunch

E’ molto interessante il nesso tra spiritualità precristiana e appartenenza alla patria carnale. Recentemente su questo sito abbiamo intervistato Sergio Salvi che è noto per aver proposto il concetto di Matria in alternativa a Patria. Anche voi ricordo
che definivate al femminile l’appartenenza con il termine precristiano Madre Terra. Puoi illustrare questo concetto?


Vorrei precisare che la spiritualità di cui parlavo non è certo precristiana. Ma ben attuale. Certamente afferma orgogliosamente le sue radici in una Tradizione ben più antica del cristianesimo.
Per quanto riguarda i termini, certamente abbiamo sempre considerato la Terra come Madre, concetto di per sé antichissimo. Parlavamo infatti di una fratellanza di tutto ciò che nasce e risiede in un determinato luogo. Ogni gruppo animale o vegetale è nazione ( nel senso di nativo) di una terra che le è Madre. E questa madre era per noi, nella fattispecie, l’Insubria. Così i nostri boschi, i nostri fiumi, gli animali che la popolano erano parte della grande Nazione Insubre ed erano essi stessi nazione.
Essa però è la parte femminile ( in senso metafisico), quella che dona la vita. La Patria è invece, se vogliamo, ciò che riguarda il retaggio, la definizione storica e mitica di ciò che siamo in relazione ai nostri antenati.
Oserei dire che una Terra è Madre di una Nazione ed è solo a essa riferita. La Patria può essere molto più estesa, riguardando la Storia e il Mito.
A mio avviso non si tratta di trovare nuove definizioni per differenziarsi a livello intellettuale o per illustrare concetti già in verità piuttosto noti. Il problema è che non esiste nemmeno più la consapevolezza di esistere, di aver una propria identità,
una propria storia. Per gli insubri, o lombardi, se si preferisce, a oggi il suicidio culturale è quasi completo, forse irreversibile. E questo per ciò che essi hanno preferito diventare, completamente staccati dalle proprie radici per alimentare quegli egoismi materialistici che hanno portato a un benessere fittizio, che l’attuale contingenza ci ha mostrato invece essere quanto di più effimero.

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