IN DIFESA DI UN GRAMSCIANO INSUBRE

“Non si è aperta alcuna strada a chi avrebbe potuto efficacemente opporre argomenti ad argomenti, tesi a tesi, idee a idee, nei palinsesti televisivi, nelle redazioni giornalistiche, nelle programmazioni delle case editrici. È mancato tutto ciò che fa la forza di un progetto di penetrazione nelle mentalità collettive, nelle abitudini, nei modi di vita: una visione coerente della società, una strategia, una capacità di mobilitazione. Si è puntato solo su un acquiescente consenso dei già (più o meno) convinti, sui sentimenti antipolitici della “gente comune”, su sentimenti transitori come la paura e la rabbia, su quello che un tempo veniva definito qualunquismo”.

Chi ha dimestichezza con la prossemica e la scrittura avrà certamente riconosciuto nelle righe di apertura la prosa, i pensieri e le parole di Marco Tarchi, classe 1952, fiorentino, parente in linea diretta di un personaggio importante del fascismo repubblicano, enfant prodige della Destra giovanile, oggi politologo di indiscusso spessore (il più autorevole, tra quelli passati dalla ‘fascisteria’).E’ un paragrafo dell’ultimo editoriale apparso su Diorama (rivista che consigliamo, fortemente), null’altro che la riedizione di un pensiero che Tarchi (assieme ad altri) hanno già formulato millanta volte che tutta notte canta.
Ma siccome repetita iuvant, lo abbiamo messo in apertura per ribadire comunanze ideale, vicinanza e sostegno (nessuna solidarietà posticcia, termine che non ha alcun barlume di cameratismo) con Andrea Mascetti, tra i fondatori dell’associazione culturale Terra Insubre, pesantemente preso di mira da Report (tanti e sinceri auguri a chi incrocerà l’avvocato Mascetti nelle aule di Tribunale).Abbiamo già assistito a puntate in cui si è fatto divertente strame di ogni barlume di garantismo (esemplare il servizio su Attilio Fontana del mese scorso, in cui si parla per 15 minuti di una indagine su un terreno di proprietà della sua famiglia oggetto di variante urbanistica, salvo poi scoprire che l’indagine è stata immediatamente archiviata.. Peccato che il telespettatore lo apprenda solo alla fine..), ma non è la politica che ci interessa.

Il tema è la META politica, come i Talebani di Fratus e Sofo vanno dicendo da anni. Non si vince (solo) col consenso nelle cabine elettorali. Si vince (l’ultimo anno dovrebbe insegnarlo…) sfruttando il controllo dei gangli vitali di una società: media, televisione, web, giornali, libri, cinema, teatro. E magistratura, ovviamente (non abbiamo appena letto del ‘reato di sovranismo’, d’altro canto?).Si vince non solo rileggendo Tarchi (e già che siamo in Toscana, rileggiamoci pure Beppe Niccolai), ma semplicemente applicando lo schema Gramsci, ossia pensando ossessivamente alle ‘casematte del potere’. Tra quanti (pochi) hanno capito e da anni la necessità di anteporre e dotare la politica di un Pensiero c’è sicuramente Andrea Mascetti, che nel suo ‘cenacolo’ di Varese ha lavorato e lavora da anni sul piano ideale e culturale. Deliziose, tra le serate cui chi scrive ha presenziato, quelle con Geminello Alvi, Silvia Valerio, Alessandro Giuli (su cui torneremo dopo), oltre al dialogo fecondo con Pietrangelo Buttafuoco, la riscoperta del pensiero di Gilberto Oneto (ed ovviamente di Gianfranco Miglio).

Memorabile la conferenza stampa con Eduard Limonov, che prima di sbarcare nella Grande Città sale fino alla sede di Terra Insubre assieme al suo editore Sandro Teti. E’ naturale che, rispetto al caravanserraglio centrodestrista e berlusconiano (che delizia, la pasionaria di Arcore Laura Ravetto folgorata sulla via di Matteo Salvini..), Mascetti sia un avversario decisamente più temibile. Nani e ballerine, in assenza di Rino Formica, si sarebbero presto liquefatti (come sta puntualmente accadendo).Invece chi punta a consolidare, puntellare, formare una classe dirigente (politica ed intellettuale) è potenzialmente letale per chi detiene l’autentico potere d’interdizione: quello che sovrintende alle parole e alla loro circolazione.Ecco perché dobbiamo difendere senza alcuna esitazione Andrea Mascetti, memori degli errori (compiutamente madornali) del passato, coi veti incrociati e gli individualismi fra tutte le anime e i cacicchi culturali della destra post fascista.Un manuale degli errori compiuti (a destra), corrosivo e durissimo, efficacissimo nella pars destruens, lo si trova nel pamphlet che Alessandro Giuli scrisse nel 2007 per Einaudi, Il passo delle oche. Una sintesi di quanto è successo per anni, anzi decenni, Giuli la sintetizzò in un’intervista del 2013 su Barbadillo:“Dai Campi Hobbit in poi era tutto un “facciamola sinistra”, “facciamola destra”, “facciamola strana”. Il problema è che ogni iniziativa culturale onnicomprensiva, priva di una selezione vera e di una chiarificazione di intenti, è sempre fallita. Ed è fallita perché non puoi mettere l’abramitico Cardini con altri intellettuali più smaglianti e meno confezionati, non puoi mettere insieme l’intellettuale conservatore con i malati di avanguardismo futurista. Sono stati, questi, esperimenti utili negli anni 70 per farsi notare e per far vedere che c’erano delle singole intelligenze, oggi non esprimono altro che un reducismo senza prospettive”.

Tra i pochissimi, tra chi ha colto il pericolo di una deriva ‘consensuale’ scissa dall’elaborazione culturale, c’è Andrea Mascetti con l’esempio dell’attivismo di Terra Insubre (realtà che ha saputo unire la formazione di elite ed avanguardie con l’organizzazione di festival ed eventi a forte impatto popolare).Teniamocelo stretto. E difendiamolo, senza indugi e con un compatto oltranzismo ideale.

Fabrizio Provera

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