SVEGLIAMOCI!

L’ultimo baluardo, l’intimità della casa e della famiglia, è caduto. Con l’ennesimo DPCM, promulgato a guisa di editto reale all’inizio di questa settimana, con la consueta incursione mediatica serale, il Governo Conte ha deciso di entrare definitivamente nella vita privata dei cittadini italiani come forse mai, neppure con autocertificazioni e “congiunti”, aveva osato fare in precedenza. Il nuovo decreto varato, così è stato detto, per la lotta al Coronavirus, oltre a trasformare nuovamente “l’aula sorda e grigia” del Parlamento in un “bivacco di manipoli” dediti all’ossequioso e silenzioso servizio dei sacerdoti del Comitato Tecnico Scientifico, e a imporre un tetto massimo al numero delle persone che, per ogni famiglia, è consentito ospitare sotto il proprio tetto, ha ventilato la possibilità di un controllo anti-contagio da eseguire manu militari all’interno delle abitazioni private.

E a nulla servono le consuete e false rassicurazioni del premier pugliese (“Non manderemo la polizia a casa, ma serve responsabilità”), se bisogna dare credito alle indiscrezioni pubblicate da Il Riformista (e, d’altro canto, trattandosi di uno dei pochi giornali seri rimasti, non c’è motivo di non farlo), secondo cui sarebbe stato solo un documento firmato dal capo della Polizia, Franco Gabrielli, a bloccare in extremis la richiesta anticostituzionale dell’esecutivo di disporre controlli a domicilio del rispetto del limite di sei persone per le cene tra amici e famigliari… ‘‘La meraviglia di certi paradossi”ha riportato il quotidiano, è che sia “stata la polizia (…) a evitare che l’Italia diventasse uno stato di polizia, dove uomini in divisa possono entrare a qualunque ora nelle abitazioni private per verificare il numero di quanti siedono intorno a un tavolo o davanti a una tv per vedere una partita della Champions’‘.

Paradosso dei paradossi è che sia stato un tecnico, in questo caso, a rappresentare l’ultimo argine a tutela del popolo in un Paese in cui l’esecutivo politico è (come è ormai palese evidenza per chiunque sia minimamente dotato di senso critico e ragionevolezza), come in molti altri Paesi dell’Occidente sedicente “democratico”, completamente asservito alle direttive di un potere medico-tecnocratico totalmente fuori controllo e rispondente esclusivamente alle direttive di oscuri disegni sovranazionali dalle venature oligarchiche e totalitarie.

È questa l’Italia del Coronavirus, la pandemia che, secondo i disegni pacificamente ammessi dalle élite globaliste ben rappresentate da entità come il World Economic Forum o l’OMS, deve essere cavalcata per far entrare il mondo nel “Grande Reset” del sistema capitalista. Un “Grande Reset” dove la retorica a favore della sostenibilità cela l’incubo del repentino impoverimento della popolazione mondiale, della scomparsa della classe media, soprattutto quella dei produttori indipendenti, diluita nelle masse dei diseredati dipendenti dall’elemosina di stato o degli schiavi a contratto con stipendi conferiti alternativamente dalle grandi multinazionali che reggono le fila della partita o dagli enti pubblici che ne sono ormai diventati espressione.

Questa è l’Italia asservita a quello che la letteratura complottista definisce Nuovo Ordine Mondiale, ma che in realtà non è nulla di segreto, trattandosi del più che palese approdo finale di una lotta (combattuta naturalmente ad armi impari, attraverso il condizionamento della politica) della cosiddetta “superclass” contro il restante 99% dell’umanità, avente come finalità l’ulteriore spoliazione di ogni residuo diritto sociale di quest’ultimo. E così non importa se, rispetto alla fase iniziale della pandemia, i tamponi siano incrementati, e non importa se il 90% dei contagiati sia asintomatico. Non importa se, come dice l’ex vicedirettore OMS Perronne, i test eseguiti oggi ad ampio raggio “danno moltissimi casi di falsi positivi“, perché “i tamponi nel naso contengono un enzima che amplifica milioni di volte tracce anche infinitesimali di RNA del virus (…) e così gente sana che non è contagiosa risulta positiva”. E non importa se, per questo, sono registrati come deceduti per Covid anche i morti (soprattutto molto anziani) per altri fattori di co-morbidità. Non importa se un virologo come il professor Giulio Tarro, premettendo a sua volta la “fallacia dei tamponi” dichiari apertamente che “l’epidemia è finita a maggio” e che “sul Covid vengono diffusi solo dati aggregati quali ‘decessi’, ‘contagiati’, ‘guariti’… senza che sia possibile conoscere la loro storia clinica”, spiegando altresì come vengano avanzati “provvedimenti disciplinari con i quali si tenta di silenziare i tanti dipendenti ospedalieri che osano dichiarare qualcosa di difforme dalla Verità Ufficiale”.

Non importa perché i principali alleati dei carcerieri, in questa nazione vigliacca (pardon, “moderata”) per tradizione, sono i carcerati stessi. E, in modo peculiare, quelli che con un azzeccato neologismo di fresca coniatura, sono stati definiti “covidioti“, cioè la plastica rappresentazione di una popolazione instupidita e rassegnata, indottrinata da mesi di tele-rincoglionimento a suon di chiacchiere su mascherine, distanze, sanificazioni. Una platea di varia subumanità pronta a trasformarsi in un esercito di kapò e delatori di Stato, gli stessi sul cui supporto confida l’inascoltabile ministro Speranza (la sua scelta per il dicastero della Salute, considerato il cognome, sembra oggi uno scherzo di cattivo gusto, quasi un contrappasso dantesco per punire la stupidità del bestiame umano amministrato): si va dall’imbecille che, la scorsa estate, faceva il bagno in mascherina, a quello che addita dal balcone runner e ciclisti come “untori”. Dalla mammina paranoica che guarda in cagnesco i suoi vicini al supermercato all’osservatore di lavori in corso convertitosi in segnalatore di feste private.

Nel mentre nessuno, a parte i pochi dotati ancora di senso critico, sembra accorgersi di come si stia, progressivamente ma inesorabilmente, abituando gli italiani a questo stato di perenne emergenza, togliendo loro la socialità, riducendoli ad atomi di umanità funzionali a un sistema tirannico, iniquo e, in fondo, sadicamente diabolico. Sì, diabolico. Perché non c’è altro termine per descrivere propositi scellerati, come quello di rinchiudere gli italiani in casa (dopo un anno allucinante) durante le feste per tradizione legate agli affetti, quelle natalizie, come suggerito dal cupo virologo Crisanti, al quale andrebbe ricordata l’impennata di disagio psicologico seguita al primo lockdown.  In molti, in questi giorni, hanno citato al proposito un passo di 1984, il capolavoro distopico di George Orwell: “All’infuori del lavoro tutto era vietato, camminare per strada, distrarsi, cantare, ballare, riunirsi…“. Non è un’esagerazione. Questa è l’Italia che vogliono, il mondo che bramano le élite di cui l’esecutivo Conte è chiara emanazione. E, dopotutto, cos’è il “Grande Reset” se non una crasi tra la decrescita (in)felice e digitalizzata per anni sollecitata dal Movimento Cinque Stelle e la società “uberizzata” di aspiranti globetrotter precari propinata da tempo dal Partito Democratico? Un mondo, cioè, formato da una massa di straccioni dipendenti dall’elemosina del potere, costretti a lavorare come schiavi per una miseria, senza prospettive e perennemente spaventati e tormentati. Ma, altresì, dotati di monopattini elettrici e istruiti alla raccolta differenziata e al multiculturalismo. Senza ovviamente dimenticare la museruola… pardon, mascherina d’ordinanza.

A fronte di questa situazione è bene che si dica la verità, quantomeno a quei pochi che sono in grado di comprenderla. Bisogna mollare le velleità da rivoluzionari da gazebo. Seppellire le speranze da ribelli da tastiera. Non vi è alcuna salvezza nella politica istituzionale e certamente non in quei partiti i cui amministratori locali per primi, la scorsa primavera, hanno giocato a fare gli sceriffi sulla pelle dei loro cittadini e che ora, per mero calcolo, si posizionano sulla barricata della libertà. Quella non è un’opposizione, ma semplice finzione scenica. Teatrino della politica.

Il potere, quello vero, quello che da centrali sovranazionali come l’OMS impone la linea a tutto il mondo, è altro. E non è scalfibile. Controlla i media che ogni giorno “danno i numeri” per atterrire e spaventare, penetrando senza difficoltà le menti più deboli. Controlla la sanità, i medici cooptati dal sistema. Controlla i gusti, le passioni, i rapporti di ogni persona attraverso gli algoritmi dei giganti del web. Sconfiggerlo, a viso aperto, non è difficile, ma impossibile. Combatterlo è inutile.

Bisogna scendere a patti con una realtà cruda e brutale. Sulla bella Italia (e sicuramente sull’intero emisfero occidentale) è ormai calata la notte. L’unica luce che ciascuno può accendere, in questa tenebra avvolgente, è quella interiore. L’unica rivoluzione che si può compiere è quella delle coscienze. Leggere, studiare, capire. Emanciparsi.

Questa e solo questa è la via per sperare in un risveglio collettivo. L’alba di una nuova era, che può partire solo ed esclusivamente da una cittadinanza diversa. Una cittadinanza che torni a essere critica e consapevole del sistema in cui vive. Una cittadinanza che torni a essere comunitaria, che torni a essere popolo. Prima che questo accada, nulla sarà possibile. Perché questo accada il tempo richiesto potrebbe essere lungo, lunghissimo. O forse no.

Dipende da tutti. Sì, forse anche da te, che stai leggendo queste righe. Apri gli occhi. Ora è notte fonda, ma tornerà il mattino.

Cristiano Puglisi per il suo blog

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