VA BEN INSCI’. LE INTERVISTE TALEBANE

Come tutti sapranno il concetto di comunitarismo deriva dal famoso classico della sociologia “Comunità e società” di Tonnies dove viene ben messo in luce la dimensione relazionale affettiva basata su usi e costumi che nelle società industriali viene volutamente a meno per una sostituzione di rapporti freddi e disumani. Il Talebano sostenitore del comunitarismo in controtendenza difende l regionalismi e soprattutto il suo concetto di patrie carnali. Tra i difensori delle piccole patrie vi è senz’altro Luigi Balocchi poeta e scrittore milanese fondatore nel 2006 del circolo la “Brasca Lombarda” difensore delle lingue lombarde, ex giornalista anticonformista e brillante scrittore.

Buongiorno Luigi Balocchi grazie per aver accettato questa intervista. Lei è un importante difensore del regionalismo culturale: ci parli della sua esperienza

La mia esperienza è anti ideologica, prepolitica, nel senso che non ho mai badato alle appartenenze formali, ma a come si parlava, a cosa si mangiava, alla comunione di vita. Sono nato lombardo, figlio di lombardi. Ho sempre voluto molto bene alla lingua lombarda, ai boschi e ai fiumi di questa terra. Tutto parte e finisce lì. Il cerchio si chiude nella vera appartenenza: a una terra, a una gente. Detto questo, gli ultimi vent’anni sono stati durissimi. Ho seminato e continuo a seminare; ovvio che le forze del genocidio culturale, della globalizzazione, dei vari imperialismi economici stanno radendo al suolo ciò che fino a pochi decenni fa era originale, differente, di un luogo e non di un altro. Io vado avanti. Altro non potrei fare. Purtroppo, sconto il fatto di esser nato nella terra più popolata e industrializzata d’Europa. Ma questa è la terra del mio destino. Qui il discorso si fa lungo e complicato. Taglio la testa al toro: vado avanti, parlo chiaro, non ho padroni.

Lei è uno scrittore affermato e ha recentemente dato alle stampe il libro “Milano exit” quale è il suo legame tra romanzi e l’attualità?

Ho scritto molto e continuerò a farlo. Ho pubblicato diversi romanzi ma non sono mai entrato nei grandi circuiti commerciali. Ho scritto sia in italiano, un italiano fortemente lombardizzato, e in lombardo. Il mio ultimo romanzo “Exit in Fiamme”, è una profezia sui tempi che verranno, di cui già da ora si scorgono gli evidenti segni. Nei miei romanzi parlo sempre dell’oggi. I riferimenti sono sempre attuali; anche se spesso comincio da lontano. Non potrei fare a meno di parlare della terra in cui vivo, della sua gente. Un giorno, negli anni settanta del secolo scorso, a Vladimir Visotski, il più grande artista russo contemporaneo, gli hanno chiesto perché non avesse mai abbandonato il suo paese. Faccio mia la sua risposta: “Senza questa gente, questa terra, sarei nulla.” Va ben inscì.

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