PARAGONE: PIU’ DUBBI CHE CERTEZZE

In questo accaldato mese di luglio è nato un nuovo soggetto politico sovranista: Italexit no Europa per l’ Italia. Il suo leader è Gianluigi Paragone, che sulle orme del Brexit Party di Nigel Farage, ha come obbiettivo l’uscita dell’ Italia dal’ Unione Europea e la conquista di un elettorato euroscettico intransigente più o meno deluso da Lega, Fratelli d’ Italia e Movimento Cinque Stelle. Come è noto, Gianluigi Paragone presenta un curriculum di giornalista e conduttore televisivo da sempre vicino a posizioni populiste , si pensi alla collaborazione alla “Padania” (di cui fu direttore) e il talk show “la Gabbia” . In tempi recenti il “Farage nostrano” è stato protagonista dell’ala “gialloverde” del Movimento Cinque Stelle con il quale ,in seguito alla formazione del secondo governo Conte, è entrato in rotta di collisione venendo espulso dal movimento arrivando così al varo di una nuova creatura politica che si presenta al pubblico come movimento sovranista a pieni carati.

Una bella notizia per il mondo sovranista italiano? Apparentemente sembrerebbe di si ,ma ad un esame più approfondito emergono dati che confutano la speranza di molti italiani che non ne possono più di questa Unione Europea. In primo luogo come abbiamo già detto il sovranismo deve diventare prima di tutto un progetto comunitario credibile e non un mero contenitore di protesta privo di prospettive e ci sarebbe molto da discutere su cosa possa fare e con chi Italexit come alternativa a questa Europa. Ma ciò su cui noi vorremo portare l’attenzione, è chi ci sia dietro alla nuova creatura di Gianluigi Paragone. Infatti da una ricerca su internet emerge che il dominio “italiexit.it” è intestato alla società New European Media e al sito Myownmedia un publisher per migranti e rifugiati in Europa collegato ad un altro sito “stranieri in Italia”. Inoltre pure il sito del nuovo leader sovranista sembrerebbe legato ad ambienti immigrazionisti. Con questi due indizi la domanda nasce spontanea: come mai un movimento sovranista è spalleggiato da realtà che fanno della open society la loro bandiera e il loro guadagno?

Noi non siamo complottisti, ma di fronte a questo strano connubio è lecito interrogarsi e portare all’attenzione questa incongruenza ai tanti italiani che come noi auspicano un Europa dei Popoli. Inoltre i dubbi si fanno più consistenti se colleghiamo l’inconsistenza di una progettualità e gli inediti sostenitori del sovranismo. D’altronde questo fenomeno non è nuovo e ha caratterizzato anche il Movimento Cinque Stelle, contenitore certamente innovativo e protagonista dell’ondata populista. di ventato poi strumento di stabilizzazione del sistema facendo emergere aspetti ambigui già presenti fin dalla nascita di questo movimento. In questa ambiguità potrebbe nuotare anche Italexit raccogliendo i delusi del governo giallo-verde. Non c’è dubbio che l’aspirazione ad Europa dei popoli accomuni le varie anime del sovranismo e se sentimentalmente ci potrebbe piacere vedere un movimento sovranista duro e puro è nostro dovere approfondire queste questioni e contribuire ad una più seria alternativa. La battaglia sovranista e identitaria è qualcosa di molto serio e ha bisogno di nuove elites, per questo motivo non va confuso il tutto con un populismo per ingenui.

Anche volendo dare credito ai propositi di Paragone non è da escludere che ambienti mondialisti creino falsi contenitori di protesta che vengono poi reinseriti nel mainstream. Lo stesso fenomeno del “gretismo” è un make-up del sistema ed è perlomeno sospetta l’attenzione che il mainstream che fa capo ai “grandi della terra” riservi ad una critica radicale ambientalista al sistema che tenacemente difendono. Dagli indizi che abbiamo Italexit è certamente un soggetto politico sospetto, forse utile per dar voce a molte sensibilità euroscettiche radicali ma inutile se non fuorviante come alternativa politica. Con questo non vorremo criticare o scoraggiare molti italiani della comune area sovranista ovviamente, ma al contrario non vorremo che molte persone in perfetta buona fede si perdano in proposte velleitarie e ambigue per poi abbandonare certi ideali rimanendo prigionieri del sistema.

Il sovranismo deve superare la sua fase infantile populista e costruire un retroterra meta politico serio su cui potrà poi svilupparsi una nuova classe dirigente. Una sfida difficile e scomoda realistica da non confondere con la demagogia di chi cerca solo di piazzarsi sul mercato politico. Potremo concludere che è nostro dovere come think tank porre a “Italexit” queste domande circa questo strano connubio e che sia diritto di molti sovranisti in buona fede avere risposte chiare e coerenti.

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