SIAMO LA GIOVENTU’ DI DIO. LA GIOVENTU’ DELLA FEDELTA’!

Come abbiamo già detto in diverse occasioni il neopatriotismo oggi ha essenzialmente due compiti: recuperare e valorizzare le culture regionali e religiose e diventare il perno di una nuova rivoluzione conservatrice. Riguardo al primo aspetto va menzionato il ruolo dell’associazione culturale Ligys che quest’anno festeggia il suo ventesimo compleanno. Per commemorare questa ricorrenza abbiamo pensato di confrontarci con l’amico Flavio Grisolia protagonista importante del risveglio dell’identitarismo padano-alpino e uno dei fondatori della Ligys.

Grazie caro Flavio di averci concesso questa intervista. Tu che sei stato uno dei padri della Ligys puoi raccontare ai nostri lettori la genesi e la peculiarità di questa associazione e il suo ruolo nel contesto odierno?

L’associazione nasce per la volontà da parte di un ristretto gruppo di leghisti ,fuoriusciti e non, nell’anno 2000, di mantenere una testimonianza culturale e identitaria, basata sui purtroppo fallimentari tentativi di spostare l’asse della Lega su posizioni etnonazionaliste e controrivoluzionarie, di cui fu protagonista Trincea d’Europa. Il nome Ligys, è uno degli appellativi con cui gli antichi Greci chiamavano i nostri progenitori e sta ad indicare la volontà di ritrovare le radici autentiche del nostro popolo. In seguito l’associazione è vissuta particolarmente per le iniziative del suo presidente Giovanni Damele, che tra l’altro ha avuto il merito di allargarne gli orizzonti ad aspetti della cultura tradizionale più popolari e ad iniziative pratiche atte a riscoprire e rinnovare attività tipiche del territorio, quali la coltivazione della lavanda e il suo utilizzo in ambito gastronomico. Attualmente sembra ci sia, nei territori non compresi nella nostra regione, ma abitati nell’antichità da popolazioni liguri, un risveglio dell’interesse verso queste ultime. Alla base come sempre, la ricerca di un’identità reale e non ideologicamente imposta. Il capire chi siamo e da dove veniamo è il presupposto fondamentale per riuscire a intraprendere un percorso individuale e comunitario funzionale a noi e al territorio dove viviamo. Tra l’altro la scoperta di iscrizioni con un alfabeto proprio, in territori storicamente liguri e distanti tra loro, ha permesso di affermare l’esistenza di una scrittura ligure e di una lingua comune, diversa ad esempio dal latino e dall’etrusco:a dimostrazione di una forte identità etnica tra popolazioni che pure oggi parlano linguaggi tra loro differenti. Il fatto poi che in questo rinnovato interesse etnico, la Ligys stia diventando un punto di riferimento, ci conforta delle delusioni passate e conferma la nostra scelta di continuare su questa strada, mantenuta anche in momenti, in cui il tutto appariva senza alcuna prospettiva. Il nostro intento è sempre stato quello di trovare un comune legante etnico, su cui poi ricostruire quella naturale identità che la modernità ha progressivamente demolito, sostituendola con farneticazioni ideologiche. Questo non vuol dire fare del concetto reale di sangue e suolo, un mito o peggio ancora un idolo, come erroneamente avvenne in passato, ma semplicemente ritrovare la strada di casa, per tornare ad essere popolo e non più massa informe.

Un altro aspetto importante per un neopatriotismo è senza dubbio quello religioso e specificatamente Cattolico fedele alla Tradizione. Il Risorgimento fu una ferita importante con la Cristianità oggi aggravata da un mondo fortemente secolarizzato. Tu che sei Cattolico Tradizionalista puoi spiegare il ruolo di queste realtà nel dibattito sul revisionismo storico e soprattutto nel’ opposizione al mondialismo?

Le Rivoluzioni, prima americana e poi francese, crearono gli archetipi della nuova società, negatrice di ogni tradizione, in primis quella cristiana e fortemente voluta dalla massoneria. Qui sono le origini pratiche del mondialismo e dello sfacelo attuale. Per capire l’importanza della Religione nel contesto sociale tradizionale, basta ricordarsi delle sollevazioni popolari controrivoluzionarie nella Vandea francese e delle Insorgenze antigiacobine in Italia. Ne valga a conferma la famosa citazione del Conte Charette de la Contrie, generale vandeano:

La nostra patria sono i nostri villaggi, i nostri altari, le nostre tombe,tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi. La nostra patria è la nostra Fede, la nostra terra. Ma la loro patria, cos’è? Lo capite voi? Vogliono distruggere i costumi, l’ordine, la Tradizione. Allora, che cos’è questa patria che sfida il passato. , senza fedeltà, senz’amore, ? Questa patria di disonore e irreligione? Per loro, sembra che la patria non sia che un’idea; per noi è una terra. Loro, ce l’hanno nel cervello: noi la sentiamo sotto i nostri piedi, è più solida. E’ vecchio come il diavolo il loro mondo, che dicono nuovo e vogliono fondare sull’assenza di Dio. Si dice che siamo i fautori delle vecchie superstizioni…Fanno ridere! Ma di fronte a questi demoni che rinascono di secolo, in secolo, noi siamo la gioventù signori! Siamo la gioventù di Dio. La gioventù della fedeltà!”

Credo sinceramente che questo sia il più bel manifesto antimondialista mai scritto! La Tradizione non ha nulla di ideologico, in quanto si basa sulla legge naturale valida per ogni uomo e sull’identità che i popoli si sono costruita nella loro storia, attraverso i loro usi e costumi, materiali e religiosi. Si può essere credenti o meno, ma rinnegare i principi religiosi su cui è basata tutta la nostra civiltà, significa fare il gioco mondialista. Non ci può essere nessun compromesso tra Tradizione e ideologia, quest’ultima mascherata dietro la definizione di modernità. Se proprio dobbiamo avere dei modelli di riferimento, allora pensiamo a com’erano le comunità territoriali nel Medioevo: mi riferisco ad esempio alle podesterie della Repubblica di Genova, ma credo che si potrebbero tranquillamente citare tanti altri esempi. Costoro si governavano con un proprio statuto e amministravano direttamente la legge sul territorio, al governo centrale davano una parte delle tasse, che venivano prima contrattate, in cambio della difesa militare dai pericoli esterni, che all’epoca come oggi erano rappresentati essenzialmente dai musulmani provenienti dal mare.

Un altro grave errore è quello dell’archeologismo: pensare cioè di frantumare la continuità nello sviluppo della Tradizione , andando a recuperare qua e là degli spezzoni, magari riassemblandoli poi in costruzione che di fatto sono artefizi ideologici. Normalmente tutte queste operazioni hanno uno scopo anticristiano e l’esempio più lampante è quello dei cosiddetti neopagani, che nel nome di una tradizione ancestrale e defunta, negano di fatto quella esistente. E’ pur vero che nell’attuale degrado, ben poco rimane degli usi e costumi tipici dei popoli ed è per questo motivo che rinunciare alla componente spirituale e ai suoi valori vuol dire di fatto, consegnare tutto nelle mani del nemico. Per questo motivo i Cattolici Tradizionalisti, rappresentano l’autentico baluardo al mondialismo. D’altra parte nella stessa Chiesa la massoneria si è infiltrata al punto da riuscire a costruire al suo interno, un forte gruppo di apostati e dare così una svolta modernista al Concilio Vaticano II e quindi alla Chiesa tutta. Ciò non significa la fine della della Chiesa, che come ha detto Nostro Signore è indefettibile, ma solo che una controchiesa è ormai presente e visibile in essa. Volendo poi dire qualcosa sul presunto “Risorgimento” mi limiterò a confermare quanto è ampiamente risaputo e cioè: che come tutte le rivoluzioni fu ideato, programmato e finanziato dalla massoneria. Il che vuol dire economicamente parlando, grande finanza. In questo modo lo stato italiano fu costruito sul modello giacobino anticristiano. Non dobbiamo inoltre mai dimenticarci che il liberalismo è stato condannato dalla Chiesa, sia in termini morali che economici, questo pur considerando la proprietà privata un diritto naturale. Il ventennio fascista pur nel compromesso e non senza scontri, fu l’unico periodo in cui tra stato e Chiesa si raggiunse un parziale equilibrio,comunque sempre sbilanciato da una visione giacobina dello stato. D’altra parte è innegabile che il Fascismo sia figlio della modernità, traendo le sue fonti da un’operazione di archeologismo storico come il recupero della Romanità, dal Risorgimento e filosoficamente parlando dall’idealismo hegeliano e dal socialismo marxista.

In conclusione, oggi in una situazione umanamente disperata, là dove sia possibile, bisogna tentare , partendo dalla riscoperta della antiche radici basate sull’identità etnica di sangue e suolo, proseguendo su quella linguistica e da queste alle tradizioni socio culturali, giungere a quella somma di valori che uniti alla nostra comune appartenenza, ci fanno riconoscere come Italiani e trovano la loro sublimazione nella Tradizione Cattolica.

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