L’IDELOGIA DELL’ AUTOESTINZIONE

In Italia la denatalità ha fatto segnare un nuovo record negativo: nel 2019, infatti, i nuovi nati sono stati solamente 420.170, il 4,5% in meno rispetto al 2018, in cui comunque era già stato registrato il record negativo dall’unità nazionale (1861). I numeri li ha forniti l’ISTAT. Lo stesso istituto che, durante la pandemia ha spiegato, grazie a una proiezione, come, a causa del Covid, lo scenario per il 2020 e 2021 potrebbe essere ben più negativo, considerando l’impatto sia della crisi sanitaria che di quella economica: i nuovi nati potrebbero scendere infatti sotto la soglia “psicologica” delle 400mila unità, arrivando nel 2021 alla cifra di “396 mila”. L’istituto ha riportato come“in generale, il superamento al ribasso del confine simbolico dei 400 mila nati annui, che originariamente nelle previsioni Istat del 2019 sarebbe avvenuto solo nel 2032 nell’ipotesi più pessimistica (…) sembrerebbe invece possibile qualora si realizzasse un rapido raddoppio del tasso di disoccupazione, seguito da un ritorno ai valori precedenti di marzo 2020, secondo un percorso di rientro spalmato nell’arco di circa un biennio”.

E il peggio deve ancora venire: secondo uno studio realizzato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) alla School of Medicine dell’University of Washington, la popolazione italiana crollerà dagli attuali 60 milioni ai 30 del 2100, e questo anche considerando l’apporto dei flussi migratori. Un disastro demografico che, tuttavia, non riguarda solo il bel Paese. Ma tutto il mondo. A proposito del medesimo studio, riporta infatti ADN Kronos che “la popolazione mondiale potrebbe aver imboccato la strada che la porterà in poco più di 40 anni al giro di boa: secondo un maxi studio di modellizzazione pubblicato su ‘The Lancet’ si raggiungerà il picco nel 2064 a circa 9,7 miliardi di persone presenti sul pianeta e poi comincerà l’inversione di tendenza che farà scendere gli abitanti globali a quota 8,8 miliardi a fine secolo, con 23 paesi (…) che vedranno ridursi le loro popolazioni di oltre il 50%”. Alcuni esempi? Il Giappone vedrà un calo da 128 milioni di abitanti a 53, la Spagna da 46 milioni a poco più di 21 e la Corea del Sud da 52 a 24.

L’umanità, insomma, sembrerebbe aver imboccato la via dell’estinzione. Certo, il termine appare forte. Tuttavia bisogna considerare che, alla denatalità, si accompagneranno una serie di squilibri: chi pagherà le pensioni? Come sarà praticabile il garantire un accettabile livello di crescita economica (se mai questa sarà ancora possibile)? Domande che, di fronte ai dati proposti dallo studio, sembrano retoriche.

A far riflettere, però, deve essere il fatto che le conseguenze di questo scenario combaciano in maniera preoccupante con le cause: crescente disuguaglianza, concentrazione della richezza, restrizione dei diritti sociali, instabilità e precarietà. Del resto, che la situazione non sia più sostenibile lo ha illustrato nettamente anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che, due giorni fa, ricordando che “alle 26 persone più ricche del mondo appartiene lo stesso patrimonio che alla metà della popolazione mondiale”, ha sostenuto come “ancor prima della pandemia Covid-19, molte persone in tutto il mondo capivano che la disuguaglianza stava minando le loro prospettive e opportunità nella vita. Hanno visto che il mondo si era squilibrato. Si sono sentiti abbandonati al loro destino. Hanno visto come, a seguito della politica economica, le risorse siano dirette su verso una minoranza privilegiata”.

E, così, in un mondo segnato da crisi economiche, turbolenze finanziarie e dagli squilibri della globalizzazione (tra cui rientra anche l’attuale pandemia) mettere al mondo un figlio è diventata una sfida che atterrisce. Ancora di più se l’accento, dal punto di vista culturale, non è posto sul supporto alla famiglia, vista come un peso da cui “emanciparsi”, ma sulla competizione sfrenata tra individui e, quindi, sull’atomizzazione sociale come “conquista”. Così, mentre l’umanità invecchia, si esaltano l’aborto, le unioni omosessuali e, più in generale, tutti quei comportamenti che conducono verso una sterilizzazione dell’essere umano.

Posizioni ideologiche e culturali, queste, che concorrono alla realizzazione di quegli scenari malthusiani che sono alla base dell’ideologia sottostante al corrente ordine mondiale anglo-liberale. Un ordine mondiale il cui prodotto antropologico, l’homo oeconomicus, definibile anche come global consumer, è una creatura che, senza rendersene conto, avendo annientato ogni tensione comunitaria nel nome della competizione dura e pure con il prossimo, sta correndo dritto e (in)felice verso il burrone della scomparsa.

Come evitarla? L’unica possibilità che l’umanità ha di fronte a se è quella di una presa d’atto che il sistema ideologico anti-umano che, quasi incontrastato, ha retto le sorti del globo per l’ultimo trentennio (e che tutt’ora tende a imporsi nel dibattito come l’unica via possibile), non sia più desiderabile né accettabile. In caso contrario si potrà dire, senza paura di smentite, che il meglio è passato. Per sempre.

Cristiano Puglisi per il suo blog

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