SPORCHI, BRUTTI E CATTIVI!

Facciamo bene, noi ‘talebani’, a guardare con sospetto al progressismo (latu sensu). Facciamo bene a diffidare delle ‘magnifiche e progressive sorti’, a dubitare che la storia proceda con noncurante linearità.

E perché? Perché la vicenda dell’uomo, basta averla studiata del resto, vive di corsi e ricorsi storici. Ce lo hanno insegnato gli studiosi più liberi e più coraggiosi, ovviamente i più ignorati del ‘mainstream’, che tanto per fare un esempio di certo non riempirà le pagine culturali ricordando un pensatore come Zeev Sternhell, a cui si deve uno degli studi più illuminanti sulla natura del fascismo ed il suo essere qualcosa di irriducibile alla diade destra-sinistra.

E così, quasi esattamente mezzo secolo dopo l’infamante lettera pubblicata sull’Espresso a firma degli 800 intellettuali che orchestrarono una vergognosa campagna di stampa contro il commissario Luigi Calabresi, che la sinistra radicale (e non solo) identificò come responsabile della morte di Luigi Pinelli-nonostante l’assoluzione sancita da un insospettabile come Gerardo D’Ambrosio- ecco (ri)presentarsi i suddetti corsi e ricorsi.

Per fortuna (di tutti) non stiamo parlando di fatti cruenti o di sangue: è soltanto l’ultimo capitolo (in ordine di tempo) della caccia alla streghe contro ogni forma di destra pensante, post fascista, analitica, lontana dal reducismo nostalgico, scomoda (e in questo caso ‘talebana’) cui l’Espresso, e il sistema dell’informazione post gramsciano, ci hanno abituati da millanta giorni.

Parliamo di Gramsci perché, grazie alla sistematica applicazione delle sue straordinarie intuizioni (ossia la conquista delle ‘casematte del potere’), il Partito Comunista italiano ha esercitato una capillare, sagace azione di scalata alle vette NON del potere istituzionale (dal quale era inibito per via del dopo Yalta), ma di quello in grado di formare la coscienza delle masse: giornali, scuole, università, radio.

Un’egemonia cui la Democrazia Cristiana non oppose alcuna resistenza (che errore, la ghettizzazione forzata di un Augusto Del Noce..), al pari- eccoci ancora, ai corsi e ricorsi- del centrodestra versione 1994-2018, ossia il quarto di secolo del berlusconismo, il quale ha replicato gli errori del precedente blocco sociale e politico conservatore, cattolico e liberale: di giornali e cultura me ne fotto, datemi più posti possibili nei Cda e nel para Stato.

L’abbiamo fatto sin troppo lunga per introdurre il divertente servizio- apparso sull’Espresso del 18 giugno- sul team che il compare talebano Vincenzo Sofo sta formando in Europa, dopo la sua elezione.

Una miscellanea (per l’Espresso) di nostalgici (del Mascellone, ovviamente), missini e anti darwiniani (per la gioia di Fabrizio Fratus): e via di novella lista di proscrizione, con tutti gli ingredienti per l’identificazione del perfetto ‘cattiverio’.

E’ un copione già visto, trito e ritrito. Mancano solo i suprematisti bianchi (ante litteram) di The Blues Brothers, i nazisti dell’Illinois che Jake ed Elwood perculano facendoli cadere nel fiume (‘io li odio, i nazisti dell’Illinois..’): col fatto che l’epico musical di John Landis compie 40 anni, L’Espresso avrebbe potuto inserirceli..

L’irrisione verso la strategia META politica, e se vogliamo persino META culturale e identitaria di Vincenzo, il quale non fa null’altro che portare sui banchi di Bruxelles e dell’eurocrazia sempre più apolide le battaglie identitarie del Talebano, è solo l’ultimo episodio di una lunga serie.

Il mainstream sorrideva e irrideva la Nuova Destra di Tarchi e De Benoist (salvo ammetterne l’avvedutezza con decenni di ritardo, si pensi al convegno con Massimo Cacciari del 1981, Oltre la destra e la sinistra), scambiava i Campi Hobbit con falangi di giovani in orbace, non capì mai l’apertura di Giano Accame al presidenzialismo di Randolfo Pacciardi (negli anni Sessanta, in anticipo di decenni sulla scoperta dei benefici che si potevano trarre dall’elezione diretta), scatenò cumuli di fiele su quel poco di destra culturale (Veneziani, Solinas, Gianfranceschi, Enzo Erra, Alfredo Cattabiani, Pio Filippani Ronconi, lo stesso Accame negli ultimi anni di vita) che nel 1994 si affacciava dal blocco del Polo berlusconiano (che infatti, nel 1996, porterà in Parlamento i Colletti, i Vertone i Melograni e la schiera degli intellettuali neo liberali ed ex marxisti. Operazione discutibile, ma erano comunque assai meglio dei Cosentino e dei Razzi..).

Di fatto, la sinistra italiana ed il mainstream di quel mondo editoriale ideato dalla indiscussa, grande mente di Eugenio Scalfari (l’inventore del polo culturale e giornalistico passato alla storia come ‘radicalismo di massa’, ossia il gruppo Espresso-Repubbblica) accettano solo la Destra.. che smette i panni della destra.

E quindi giù lodi (e spazio, e interviste) ai vari Flavia Perina, Filippo Rossi, Fabio Granata, sulle cui pagine Facebook è tutto un inneggiare (quella di Rossi impressiona, nello specifico) a multiculturalismo, immigrazione, a Giuseppe Conte e ai 5 Stelle (…), a ogni cosa che NON sia la destra truce e carciofaia di Salvini e Meloni.

Poco male: la loro (di destra) è quella del prefisso e della cabina telefonica, dove ci stanno (agevolmente) i propri elettori: Futuro e Libertà docet.

E quindi, cari Vincenzo, Fabrizio e ‘marmaglia’ terronico-reducista-reazionaria, una sorta di destra alle vongole 3.0, non vi angustiate: la strada, ancorché impervia e disagevole, è quella giusta. E gli attacchi dell’Espresso una medaglia da appuntare al petto.

Già che ci siete, volendo fare un po’ di situazionismo post debordiano, potreste fare un flash mob sotto la redazione dell’Espresso abbigliati da nazisti dell’Illinois. Ce lo vedo bene in divisa, il mio compare Fabrizio Fratus..

Fabrizio B. Provera per ticinonotizie.it

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