CARNE DELLA MIA CARNE E OSSO DELLE MIE OSSA

La presunzione di sapere la verità è insita nella società moderna che, forte di una ideologia scientista, presenta interpretazioni di alcuni fatti come unica reale possibile verità.

Tra queste troviamo la teoria dell’evoluzione e le sue molteplici contraddizioni, presentate come reale sequenza della nostra esistenza e della vita. In realtà, spesso, se non sempre, queste interpretazioni sono solo atti di fede, di una fede però senza nessun principio teologico e senza nemmeno una logica reale e coerente con quanto si vorrebbe sostenere.

Proprio seguendo attentamente il percorso di queste contraddizioni e fantasiose ipotesi evoluzionistiche, sono approdato alla scoperta di una “verità scomoda”. La scienza, come sappiamo, è “continua ricerca” e ciò che oggi è vero, domani potrebbe esserlo di meno o, addirittura, potrebbe rivelarsi l’esatto opposto; la velocità con cui le scoperte cambiano paradigmi e certezze è facilmente verificabile.

Molto spesso, durante i convegni ai quali partecipo, mi viene posta una domanda che nulla ha a che fare con il tema del convegno medesimo. Lo scopo di tale domanda (scopo neanche tanto nascosto) è quello di ridicolizzare la mia persona. Infatti io non ho mai celato di avere fede e di credere in Dio, nel Signore della Bibbia, e questo ha concesso ad alcuni l’opportunità di chiedermi: “se sei credente allora credi anche che la donna discenda dall’uomo attraverso una sua costola, così come scrive il tuo testo sacro?”.

Il passaggio biblico al quale si fa riferimento è quello che si può leggere in Genesi 2:22

Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.

Essendo un uomo di fede, la mia risposta potrebbe limitarsi al valore allegorico del versetto biblico, sottolineando il profondo concetto di unione presentato attraverso queste poche parole; un versetto che vuole spiegarci come “siamo tutt’uno”, come uomo e donna siano complementari.

Certamente questa risposta ha senso, ma nella realtà è una risposta che ho sempre percepito come carente, come mancante di un qualcosa di fondamentale. Ecco allora che approfondendo e confrontandomi con diversi studiosi, ho scoperto come altri uomini di fede rispondevano alla medesima domanda:

la parola ebraica resa “costola” può significare anche “metà”; nel 1953 venne scoperto il DNA e con esso si scoprì che l’uomo ha una sequenza di cromosomi XY e la donna XX. Questa scoperta indica che la donna ha una metà della sequenza dell’uomo, cioè solo X.

Questa risposta da sola conferisce già molta forza al testo della Bibbia e soprattutto è facilmente verificabile da tutti quanti. Alcuni studiosi della lingua ebraica mi hanno poi specificato che l’ebraico biblico è composto da soltanto 8000 parole circa (nomi inclusi) e, di conseguenza, quando si traduce un termine lo si deve sempre leggere nel suo contesto per evitare di fare errori. Proprio per questo motivo la parola צלע (tsela) ha verosimilmente il significato di “costola” più che di “metà”, poiché il contesto ci indirizza verso tale accezione:

[Dio] gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta».

Il contesto evidenzia come Dio tolse “una” tsela, quindi l’uomo ne aveva più di una! E la costruzione chiastica del brano avvalora la scelta traduttiva con “costola” :

CHIASMO

tolse una costola e rinchiuse la carne

essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa

E difatti, secondo il rinomato lessico di Friedrich Wilhelm Gesenius, la parola tsela nel libro della Genesi va tradotta con “costola” e nel libro di 1° Re (dove compare lo stesso termine al plurale) va tradotta con “travi – nel senso di costole di un edificio”.

Più o meno lo stesso significato è riportato anche dal commentario di Keil & Delitzsch, e altri ancora.

Ma se nella Bibbia vi è scritto qualcosa di così specifico, la risposta non può limitarsi ad un’interpretazione allegorica. Non è accettabile. Certo, la Bibbia non è un testo scientifico ma in Genesi la descrizione di come l’uomo e la donna vengono creati è specifica, quindi deve esserci una spiegazione altrettanto specifica e concreta.

Colui che scrisse il libro della Genesi certamente non aveva le conoscenze scientifiche di oggi, ma nonostante ciò esiste (anche se pochi lo sanno) un motivo specifico per cui l’autore usò la parola tsela צלע: la costola si rigenera ed è una delle parti del nostro corpo che contiene il maggior numero di cellule staminali, cellule importantissime per la rigenerazione dei tessuti umani. Se si rimuove la costola lasciando il periostio intatto, ecco che la stessa ricresce. Soprattutto nelle persone giovani, il periostio, ha una straordinaria capacità rigenerativa dell’osso.

Il passaggio descritto in Genesi non è allegorico, ma è un qualcosa di plausibile e comprensibile alla luce della scienza medica di oggi. Grazie a queste informazioni, che mi sono state confermate da un amico biblista e da un medico, e che sono facilmente reperibili sulle pubblicazioni specialistiche, una delle contestazioni più sarcasticamente utilizzate per mettere in crisi la fede di un cristiano è stata demolita.

A mio avviso, il problema è ribaltato su quelle persone che non hanno fede nel cristianesimo: come è possibile che migliaia di anni fa lo scrittore del primo libro del Pentateuco decidesse di utilizzare proprio la costola, unico osso in grado rigenerarsi, per descrivere la creazione della donna? Chi glielo suggerì? A volte ci vuole più fede a credere in certe coincidenze che in Dio.

Francesco Arduini e Fabrizio Fratus

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