TRADIZIONI DI (STRA)PAESE

Il recente convegno dal titolo “Nationalism Conservatism conference” tenutosi a Roma all’ Hotel Plaza, ci offre lo spunto per alcune precisazioni circa il variopinto mondo conservatore. Da destra arrivano nuovi slanci che sembrano voler accorpare nel termine “conservatore” esperienze molto diverse: ldalla Konservative Revolution della Germania della repubblica di Weimer alla New Right degli anni ’70-’80 ( Thatcher, Reagan and Company ). Rimandando il lettore ad un approfondimento su tali temi, potremo dire sinteticamente che il termine conservatore ci interessa solo se permeato dal concetto di comunità.

Ora considerato che il modello di sviluppo della società occidentale è fondato su un individualismo estremo, noi ci chiediamo quali possano essere i contenuti di una certa New Right, che in forme sincretiche vorrebbe conciliare l’inconciliabile. Noi crediamo che il sovranismo, come a suo tempo l’indipendentismo, debbano essere il mezzo per rimettere al centro la comunità. Partendo da questo presupposto, potremo dire che il conservatorismo, se vuole difendere contenuti identitari, deve essere ripensato in altri termini, ovvero unire valori tradizionali alla capacità di ripensare il futuro oltre gli schemi imperanti. Questo lavoro meta politico deve essere aggiornato alle sfide del nuovo millennio , al pari di quelle correnti che nel secolo scorso hanno tentato, in forme varie e creative, di ripensare i valori conservatori oltre retoriche e cadaveriche manifestazioni cercando soprattutto di guidare i processi sociali.

L’ Italia è stata una realtà particolarmente ricca sotto questo aspetto. Tra gli altri, vogliamo qui ricordare il movimento letterario e culturale “Strapaese”, sviluppatosi intorno al 1926. Intorno alle riviste il “Selvaggio” e “l’ Italiano” , nonché ad autori come Mino Maccari, Leo Longanesi e Curzio Malaparte, si coaugulò un movimento, per molti versi affine al teutonico filone volkish; in polemica con “Stracittà”, rilanciava il radicamento territoriale, le tradizioni locali, la difesa degli antichi borghi medioevali minacciati dall’ urbanizzazione. A prima vista questo movimento può sembrare un mero rigetto alla modernità, una idealizzazione del mondo rurale in via di estinzione.

Noi non lo crediamo affatto. Infatti questo movimento, come il parallelo volkish, o gli scritti di William Morris, possono essere letti come un irruzione di sentimenti premoderni nel mondo moderno. La visione del mondo di questi filoni, non rimase però isolata e il tema del ritorno ai valori della terra lo ritroviamo già nel XIX secolo con il Romanticismo; a cavallo invece tra il secondo e terzo millennio in filoni definiti da Matteo Luca Andriola come “Nuova Destra Europea”, che rivalutano l’identitarismo regionale e sostengono posizioni etnoregionaliste ed etnofederaliste. Correnti tra loro eterogenee , ma accomunate da una dialettica contro lo spirito del tempo proprio in nome di valori conservatori.

Per questo riteniamo che se il sovranismo vuole essere realmente conservatore, non deve certo guardare alla Thatcher e al pensiero individualista, liberista e globalista. Deve invece riscoprire lo spirito proprio di “Strapaese “e di tutti quelli che vogliono rimettere la Comunità al centro dell’ azione politica.

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