VIAGGIO A DAMASCO

Si dice che un viaggio non inizi alla partenza né finisca alla sua meta e così è stato anche andando in Siria con gli amici di Sol.Id e grazie al loro progetto Turismo Solidale, un modo per scoprire un mondo nuovo ma vicino, e di aiutare i siriani a rinascere dopo una lunga guerra contro il terrorismo. Cuore del viaggio è stata Damasco, città esplosiva, dinamica, vitale! Le stradine dei suoi borghi sono sempre un fiume di gente, e di macchine, a qualsiasi ora del giorno e della notte, ma senza mai perdersi nel caos. Damasco ha ritmi vorticosi ma certamente è una città dove la cura e le attenzioni non mancano, basti pensare al fatto che le strade addirittura profumano di pulito.
Il nostro albergo si trova a Bab touma, il quartiere cristiano dove siamo accolti in una bellissima casa in stile damasceno, e da un’ospitalità calorosa che ritroveremo in ogni angolo della Siria. Capiamo sin da subito perché il terrorismo non è riuscito ad entrare a Damasco né ad attecchire in Siria: questo è un popolo aperto, cordiale e che ama la vita. Il fanatismo religioso, l’austerità dei costumi e l’ostilità non potevano trovare terreno fertile in un posto che nei millenni è sempre stato crocevia di popoli e culture. E a Damasco quest’aria ecumenica e di Civiltà si respira tutta perché ad ogni angolo trovi un pezzettino di storia, quando romana, quando nabatea, quando ottomana, quando cristiana fino all’islam arabo. La Siria è questo: un armonioso mosaico, e Damasco concentra ed esprime perfettamente questa bellezza nei suoi muri carichi di antichità e nel calore della sua gente.
Il capodanno passa così fra gustose pietanze tipiche, musica e balli, ragazze in minigonna insieme a ragazze il cui bellissimo volto è incorniciato da un leggero e colorato velo sui capelli, mentre il dj al microfono, nel fare gli auguri di buon anno, ringrazia l’esercito ed il presidente Bashar Al Assad perché continuano a proteggere la loro libertà dal terrorismoChe il 2020 sia finalmente un anno di pace!
La visita alla città parte dal Suq, ovvero il mercato cittadino, centro nevralgico di Damasco, un dedalo di stradine gremite di gente dove trovare botteghe di ogni genere, dal tessile al panettiere, dall’artigiano al fruttivendolo. Insomma un enorme centro commerciale all’aperto ma ripulito da ogni virus consumistico tipico del nostro Occidente nichilista: nel Suq non camminano zombie a caccia dell’ultimo brand ma si respira vita. Il Suq si trova dentro la cittadella antica e mentre si cammina non è difficile attraversare anche alti propilei romani perfettamente conservati. Dal Suq è possibile raggiungere Palazzo Azm, sede del museo delle arti e delle tradizioni popolari che per ragioni di tempo non siamo riusciti a visitare, e la grande moschea degli Omayyadi. Questo è il luogo di culto più importante di Damasco, terzo per valore nel mondo islamico ma nonostante ciò qui musulmani e cristiani riescono a pregare insieme grazie alla pacifica presenza al suo interno della tomba di San Giovanni Battista. La facciata della moschea insieme a tutta l’area d’ingresso è un continuo di mosaici verdi e dorati di rara bellezza.
Passando su teneri tappeti si entra nel corpo principale dove la bellezza di questo posto non finisce di stupire per la ricchezza di elementi decorativi. Anche questo posto è stato attraversato da culture diverse tanto che sono evidenti le tre navate, divise dai tipici colonnati, della basilica cristiana che ha poi dato luogo alla moschea ma che precedentemente fu eretta sul tempio che gli Amorrei dedicarono ad Hadad, il dio della tempesta e che con i greci divenne Zeus. Parte del tempio di Zeus è ancora custodito e visitabile proprio accanto alla moschea dove è possibile anche visitare la tomba di Saladino.
Altro sito di grande interesse è il Monastero di Solimano, unica struttura ancora esistente del periodo ottomano con le sue tipiche cupole, la grande moschea ed un piccolo Suq nel cortile interno dove è possibile approfittare di botteghe artigianali locali. Vicino si trova anche il Museo Nazionale, da poco riaperto al pubblico e non ancora pienamente fruibile in tutte le sue sale, ma nonostante ciò la visita dura almeno due ore dense di opere magnifiche. Il cortile di accesso al museo è un verde giardino dove si può passeggiare fra statue risalenti al periodo mesopotamico, capitelli greci, tombe romane e mosaici cristiani fino ad imbattersi nell’imponente statua di Athena Allat rappresentata da un leone che abbraccia amorevolmente una gazzella a simbolo di protezione. Questa statua proviene da Palmyra ed ha subito diversi sfregi ad opera dei terroristi: una meraviglia che abbiamo rischiato di perdere per sempre e che per fortuna è stata restaurata con successo. Tornerà presto nella sua città ma purtroppo sappiamo che lo splendore del volto di Palmyra non sarà più lo stesso dopo l’opera di distruzione della barbarica mano terrorista.
Per entrare nelle sale del museo occorre attraversare l’ingresso di un castello interamente trasportato dal deserto siriaco e dal quale è possibile ammirare la bellezza dei dettagli nelle decorazioni che accolgono il portone e le due torri laterali. Le sale sono un susseguirsi di meraviglie uno dietro l’altra, descriverle richiederebbe un saggio intero ma qui mi limito a segnalare una tomba di Palmyra interamente trasportata dentro i locali del museo. Qui la ricchezza dei dettagli e la definizione delle statue che adornano la tomba principale ed i loculi laterali fa venire davvero i brividi, difficile poter ammirare tanta bellezza.
Una tappa particolarmente toccante è stata la visita al monumento dedicato al Milite Ignoto. Per raggiungere l’area monumentale bisogna uscire dalla città fino a trovarsi in un sito immerso nel verde ed in un silenzio che crea quell’atmosfera sacrale consona al posto che custodisce la fiamma perennemente ardente a memoria dei martiri che hanno costruito e difeso la patria siriana. Ad accoglierci i soldati dell’esercito siriano, giovani eroi che in questi anni hanno abbandonato i loro sogni per abbracciare fango ed armi e difendere con il loro sangue non solo la libertà della loro terra ma anche quella di noi ingrati occidentali. Il minimo che abbiamo potuto fare, grazie all’impegno di Sol.Id, è stato consegnare ai piedi della fiamma ardente una corona di alloro avvolta nel tricolore italiano come tributo di gratitudine a questi ragazzi, ed ancora è forte l’emozione e la commozione nell’aver potuto stringergli.
Quando si è a Damasco è impossibile non incontrare anche i luoghi dove è nata la cristianità, in particolare la casa di Anania, dove è stato battezzato San Paolo dopo la famosa folgorante caduta da cavallo; ed il Memoriale di San Paolo, dove viene ricordata la rocambolesca fuga del Santo prima di cominciare la sua predicazione che lo ha portato fino a Roma. Dal Memoriale è possibile anche ammirare le mura della città ed apprezzare i vari strati che rendono l’idea di quante civiltà questa città ha attraversato e di cui è sempre stata la capitale. C’è una Bellissima immagine che si vuole ricordare e che rende perfettamente lo spirito della Siria e rompe con ogni narrazione che in Occidente cerca di screditare questo Paese: passeggiando per le strade di Damasco non è raro incontrare una moschea ed una chiesa l’una accanto all’altra.
Ultimo passaggio importante di questo viaggio è stato l’incontro con il Rami Radwan MartiniMinistro del Turismo della Repubblica Araba di Siria in persona. In una piacevole stanza del ministero, accolti da un’immancabile tazza di the, abbiamo avuto l’opportunità di scambiare una cordiale e serena chiacchierata dove i temi attraversati sono stati tanti, da quelli politici fino alle prossime prospettive per il turismo siriano. Non è cosa di tutti i giorni essere ricevuti da un ministro di uno Stato realmente sovrano, ancora più raro è sentire addirittura parole di gratitudine per il nostro viaggio che per i siriani rappresenta un importante segno di rinascita, nonché un rinnovato ponte di fratellanza con l’Italia. Il messaggio che il ministro ci ha lasciato, dopo aver ricordato che Italia e Siria sono due nazioni sorelle, è la volontà di raggiungere la pace per dare l’opportunità alle giovani generazioni di non crescere più in mezzo alla paura e la morte ma di poter vivere nella libertà e nella serenità. Questo è anche il nostro auspicio!, ma non possiamo non dimenticare un’ultima raccomandazione del ministro: parlate della bellezza delle ragazze siriane!
Confermiamo la grande bellezza delle ragazze siriane: un mix di tratti mediterranei ed orientali dentro cui perderci la testa! Ma non solo, citiamo anche la civiltà e l’educazione del popolo siriano, la pulizia, la grande vitalità che anima le città. E ancora l’ospitalità ed il calore della gente, le fumerie di narghilè, la libertà visibile passeggiando nelle strade e la dignità di un popolo capace di ripartire senza arrendersi mai, anche nei momenti più disperati attraversati in questi ultimi tremendi anni. Non dimentichiamo nemmeno la cucina siriana, ricca di piatti uno più gustoso dell’altro merito anche di una cultura del cibo seconda solo a quella italiana. Insomma, la Siria è una terra da visitare e da vivere, un ponte da ricreare e di cui Sol.Id con il suo progetto “Turismo Solidale” ha cominciato a fissare importanti mattoncini. Restate connessi perché a partire da aprile sono già in programma altri cinque viaggi nell’anno, e noi ne approfitteremo ancora una volta! Per la Siria che rinasce! Per la vera fratellanza fra popoli!

Giorgio Arconte per stanza101.org

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