POVERI RAZZISTI? NO, SOLO POVERI..

Secondo un rilevamento dell’Eurostat in Italia il 30% dei cittadini disabili con limitazioni funzionali è a rischio povertà. Ma, nel belpaese, anche i bambini non se la passano bene: secondo dati di Save the Children negli ultimi dieci anni il numero dei minori in condizioni di povertà assoluta è triplicato, raggiungendo quota 1,2 milioni e passando dal 3,7% del 2008 al 12.5% del 2018. E i loro genitori? Anche per loro la situazione è tutt’altro che florida. Stando a una recente indagine in Italia il 12% dei lavoratori è a rischio povertà: cioè una persona su sette, contro una media europea del 9,4%. In base ai dati dell’ultimo rapporto dell’INPS 4,3 milioni di rapporti di lavoro su 14 milioni, vale a dire il 28%, prevedono una retribuzione oraria inferiore ai nove euro lordi, al di sotto delle soglie minime.

Una situazione, quella della povertà in Italia, che a ormai oltre dieci anni dallo scoppio della grande crisi non riguarda più solo le aree colpite da problematiche croniche: anche nella ricca Milano sta dilagando il malessere economico, come testimonia anche il rapporto “La povertà nella Diocesi ambrosiana” dell’Osservatorio diocesano. Gli assistiti con cittadinanza italiana, spesso persone con un impiego e una vita sociale apparentemente normale, continuano ad aumentare.

IMPIEGATI, PADRI SEPARATI, GIOVANI: LA MISERIA DIFFUSA DI UN PAESE CHE FA FINTA DI NULLA

La miseria, dunque, nella crisi fattasi sistema, è ovunque e non più solo nelle sacche di marginalità: è nei volti tirati degli impiegati che non riescono, con il loro stipendio, a far fronte alle spese quotidiane; è nella disperazione dei padri separati e delle mamme sole che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena; è nella disillusione dei giovani e meno giovani cronicamente disoccupati e costretti a vivere da mantenuti alle spalle dei propri genitori, umiliati e feriti nello spirito e nella mente. La povertà, pur se celata dal velo di dignità della ormai ex classe media, pur se nascosta con vergogna dietro le porte di appartamenti residenziali e villette in cui, un tempo, regnava il benessere, è condizione ormai acquisita e diffusa in un’Italia sempre meno solidale e sempre più egoista. Un’Italia in cui addirittura il mettere al mondo un figlio è diventata la seconda causa di impoverimento.

Solo qualche anno fa questa situazione sarebbe stata considerata folle. Oggi è quasi la normalità. Perché, bisogna ammetterlo, la persistenza di quella che viene ancora chiamata “crisi”  ha piegato la voglia di reagire degli italiani, che sembrano voler andare avanti facendo finta di nulla. Fingendo che la miseria che li ha ormai investiti, in realtà, non esista, nel buon nome di un passato glorioso ma ormai morto e sepolto.

E così, in questa situazione desolante e terribile, tocca ricordare come la classe politica italiana abbia passato ben una settimana a discutere di una Commissione sulla… discriminazione razziale. Proprio così. Perché, al di là delle ragioni degli uni e degli altri, il dibattito sulla ormai arcinota Commissione Segre, che ha monopolizzato l’interesse dei media, ha distolto una volta di più l’attenzione dalle reali emergenze di un Paese che sta morendo. E non solo in senso figurato, visto che di mettere al mondo figli, in questa società angosciante, nessuno pare averne voglia. Eppure, anziché dibattere di questo, anziché parlare, per citare un esempio concreto, dell’inopportuno rinvio al 2021 dell’assegno unico per figlio nella Legge di Bilancio, si è parlato, una volta di più, l’ennesima, di “emergenza razzismo”.

Ma davvero l’Italia, con i numeri sopra elencati, può permettersi che la sua classe politica si perda, da una parte e dall’altra, in chiacchiere su problematiche che sono tanto serie quanto (per fortuna) marginali, spacciandole per questioni vitali e non più rinviabili? E, soprattutto, davvero nessuno si rende conto che, possibilmente con ampia adesione ed evitando strumentalizzazioni, la vera commissione parlamentare straordinaria da istituire sia una e una soltanto: quella sulla povertà degli italiani, povertà che del razzismo è forse la causa principale?

A occhio e croce, purtroppo, verrebbe da dire di no.

Cristiano Puglisi per il suo blog su ilgiornale.it

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