Centrodestra e centrosinistra: hanno resuscitato la Seconda Repubblica

Cristiano Puglisi

L’appuntamento di sabato scorso a Roma, in piazza San Giovanni in Laterano, ha segnato un punto di svolta nel panorama politico nazionale. O, meglio, l’innesto di una clamorosa retromarcia. Con Matteo Salvini che, sconfessando anni di t-shirt “Basta Euro” e le idee e le opere di economisti come Bagnai o Rinaldi, diventati onorevoli e senatori proprio con la sua Lega, ha affermato di punto in bianco e pochi giorni prima dell’evento che la moneta unica non è più in discussione, è ufficialmente stato dichiarato finito l’esperimento sovranista di via Bellerio.

I toni della piazza romana sono infatti stati quelli di un conservatorismo liberale, non più quelli propri della Lega battagliera e pseudo-rivoluzionaria, incarnati dal Salvini del quinquennio precedente.

Il partito salviniano, dopo la conclusione dell’esperienza governativa, si trovava di fronte a un dilemma: quello di essere riassorbito nello schema del centrodestra liberale o quello di proseguire sulla costruzione di un asse esclusivamente sovranista. E ora appare chiaro, chiarissimo che abbia optato nettamente per la prima ipotesi. Con la benedizione di chi, come l’ex sottosegretario Giancarlo Giorgetti, questo schema probabilmente lo coltivava da tempo.

E Salvini sembra aver seguito il solco fedelmente. Anche in politica estera. Così non devono stupire le ultime interviste in cui il “capitano” ha spiegato che tra Trump e Putin lui sceglie “Israele” e che, comunque, tra Mosca e Washington, preferisce la seconda, con un netto “non ho dubbi”. Euro, NATO, più mercato. Salvini sembra voler diventare il liberale perfetto e non è un caso che per annunciarlo urbi et orbi abbia scelto un’intervista al liberalissimo Il Foglio.

Mentre la Lega si dava da fare per ricostituire un centrodestra vecchio stile, dall’altra parte della barricata, quella del Governo Conte bis, dove per giorni si è bisticciato sulla manovra finanziaria, si sta invece formando la seconda opzione di un rinnovato bipolarismo, quella del centrosinistra. Le lotte e le divergenze, da quelle parti, che sembrano ricalcare quelle viste in passato nell’Ulivo, hanno un solo scopo, sancire chi comanderà. Con Matteo Renzi e il suo neonato progetto “Italia Viva” da un lato e il capo politico grillino Luigi Di Maio dall’altro diversissimi per certi aspetti ma uniti, unitissimi nella volontà di affossare il professor “Giuseppi” e le sue mire da statista.

L’Italia politica che viene e che verrà, insomma, ricorda tantissimo l’Italia politica che è stata, fino a non molto tempo fa. I poli sono gli stessi, gli stessi sono i contenuti e anche buona parte dei volti sono i medesimi del passato. Come se, negli ultimi venticinque anni, non fosse accaduto nulla, in Italia e nel mondo. E, del resto, come ha acutamente e amaramente notato Paolo Becchi, un tempo estimatore di entrambi, “l’operazione di quello che un tempo si chiamava ‘il sistema’ sta riuscendo: alla ‘normalizzazione’ del M5S doveva seguire quella della Lega”.

La Terza Repubblica, piaccia o meno, può ancora aspettare.

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