VUOI LA PENSIONE? ALLORA PAGA!

Ma i gretini preferiscono protestare per il clima..

La notizia è emersa nelle ultime ore. A quanto pare il Governo starebbe vagliando l’istituzione di un fondo di previdenza complementare pubblico, che sarà gestito dall’INPS e sarà ad adesione completamente volontaria. A confermarlo, in un’intervista all’ANSA, lo stesso presidente dell’Istituto, Pasquale Tridico. “I fondi di previdenza complementare – ha spiegato il numero uno dell’INPS – hanno una scarsa adesione, hanno un’adesione ciclica, permettono a chi è già ricco di avere forme complementari ulteriori e allocano la maggior parte dei fondi all’estero, con investimenti in altri Paesi. Il ministero ci ha chiesto una valutazione sulla possibile nuova riforma e stiamo pensando alla creazione di un fondo complementare pubblico. Sarebbe con adesione volontaria e gestito dall’Istituto”

Lo scopo del fondo sarà quello di “aumentare il numero delle adesioni attraverso la costituzione di una valida alternativa ai fondi privati, ma anche quella di aumentare gli investimenti diretti nel nostro Paese”. Tutto molto bello, molto smart, molto “investment fund” per dirla con quell’inglese che tanto piace alla classe dirigente della nostra Italia.
Ma, in concreto, ci si dimentica di sottolineare un aspetto quasi grottesco: lo Stato, non potendo più garantire pensioni decenti ai suoi cittadini, pensioni che peraltro non sono un favore liberamente concesso ma un diritto sancito costituzionalmente dall’articolo 38 della Carta “più bella del mondo”, chiede agli stessi poveri cristi di finanziarsi un’integrazione della loro rendita, raggiunta faticosamente dopo una vita di lavoro, sacrifici e… tasse.

I fondi pensione non sono certo una novità. Ma, dal punto di vista simbolico, è inquietante. Lo è perché, in questo caso, lo Stato, anziché riprendere in mano il proprio ruolo dopo averlo ceduto ai privati, cioè al mercato, si fa esso stesso mercato! Miracoli del capitalismo, del dominio del business che pervade ogni realtà, ogni diritto, ogni frontiera giuridica, ogni istituto. Anche quelli un tempo considerati inviolabili. Così, dopo la necessità di pagare per lavorare (di fatto la condizione di molti giovanissimi precari cui il rimborso spese, quando c’è, non basta a coprire i costi di trasferte, pranzi o parcheggi), viene definitivamente sdoganata anche dalle istituzioni quella di pagare per avere una pensione.

E guai a opporsi, che si potrebbe essere additati dall’opinionista bocconiano di turno come “stolti populisti”, “ignoranti sovranisti”, “beceri comunisti”. Perché i poveri, cioè tutti i lavoratori (ricchi, con il lavoro, non si diventa), si sa, non hanno il diritto di parlare, ma solo di tacere. Di obbedire alle divine leggi del mercato.

Protestare? Non se ne parli, per carità. Quello al massimo è consentito a comando, per i temi e nei giorni in cui i padroni del capitale lo consentono, come nel caso dell’ormai celeberrimo Global Strike for Future, sostenuto a gran voce da buona parte delle stesse multinazionali che, dell’inquinamento che ha insozzato il pianeta, sono responsabili.

Perché nel totalitarismo capitalista, in cui viviamo, tutto è del privato. Anche gli scioperi.

Cristiano Puglisi per il suo blog su ilgiornale.it

1 Commento su VUOI LA PENSIONE? ALLORA PAGA!

  1. Non ho parole. Altro denaro di cui non si saprà la fine che farà.

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