QUANDO SENTO LA PAROLA CULTURA..

Certi stereotipi sul mondo di destra sono duri a morire

La sinistra è colta, ha studiato, approfondisce. Si prepara. Conosce per deliberare. Insomma, una riedizione del movimento enciclopedico. La destra invece è populista, ignorante, rutti e scoregge come se piovessero, libri pochi e televisione spazzatura tanta. Questi stereotipi sono quelli che subdolamente, ogni santo e benedetto giorno, la cultura dominante cerca di veicolare attraverso i suoi (potenti) mezzi.

Mentre lo fa, mentre i sacerdoti post-comunisti (più post che comunisti) della religione del pensiero unico universale, come Zingaretti, ci spiegano che con questa barbarica destra ignorantona rischiamo di allontanarci dalla NATO (e “fusse che fusse la vorta bbona”, si potrebbe dire, parafrasando il grande Nino Manfredi…) a Trevi, da oggi, giovedì 18, fino a domenica 21 luglio, il mondo identitario giovanile si è dato appuntamento per la 14esima edizione di “Castrum Italia”: una quattro giorni di dibattiti e approfondimenti su temi come globalizzazione, famiglia, enti locali e comunicazione politica dall’evocativo titolo di “Controélite. Verso una nuova areté”. L’evento è organizzato come ogni anno dal NES (acronimo di Nihil Est Superius)

Un campo comunitario, Castrum, dedicato soprattutto ai giovani. Un’occasione per formarsi e crescere, culturalmente e politicamente. Tra le menti del mondo culturale “di destra” invitati a parlare ci sono, tra gli altri, Alessandro Sansoni, direttore del mensile CulturaIdentità, il sociologo Fabrizio Fratus de Il Talebano, ma sono stati invitati anche tecnici di rilievo, come il comunicatore e spin doctor Luigi Crespi.

Ma Castrum non è il solo evento di questo tipo: lo scorso 5 e 6 luglio, a Milano, si è infatti tenuta la “Festa del sole”, tradizionale appuntamento comunitario estivo del gruppo di Lealtà Azione. Anche in questo caso conferenze, musica, dibattiti. Insomma: cultura. Quella vera.

Perché dove non arrivano i partiti, che non offrono quasi più possibilità, ai propri militanti, di una crescita integrale, avendo trasformato il rito laico della colla e dei manifesti in un volontariato meccanico volto a pubblicizzare slogan tristi e banali buoni per il livello (basso) dei social e dei talk show urlati, arrivano le comunità, i gruppi non conformi, che sono la vera ossatura (e la vera speranza) per una futura classe dirigente di destra consapevole, preparata e votata alla causa.

Una classe, insomma, di soldati politici. Perché quella contro le mortifere elites globaliste e nichiliste è una guerra. E le guerre non le combattono di certo gli impiegati di partito.

Cristiano Puglisi per il suo blog su ilgiornale.it

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