IL GIOVANNINO FURIOSO

Un Guareschi profetico

Quello del Borghese è il Giovannino Furioso. Siamo nel 1963-1964. Si avvertono i primi segnali del Sessantotto e le antenne di Guareschi li captano subito. Sarà la solita truffa della sinistra: prendere il potere con la scusa del progresso. Ma questa volta andrà peggio. La Democrazia cristiana ha tradito. Lo Scudo crociato non vede l’ora di allearsi con la Falce e il martello per dar vita a un osceno compromesso storico, cioè a una spartizione più accurata e capillare delle poltrone. La Chiesa vuole fare la sua parte. Trovato un accordo ideologico di massima col marxismo, vuole partecipare alla partita dalla parte giusta: a sinistra. La borghesia si vergogna di se stessa e porge la testa affinché i rivoluzionari possano tagliarla. Il Giovannino Furioso chiede scusa. Il Candido ha giocato dalla parte della Democrazia cristiana: «La DC acquistò nel 1948 il diritto ad avere dei voti che non le spettavano e, in nome del famigerato argine, coi voti delle destre la DC è arrivata alla svolta a sinistra e a un programma comunista. Parlando in nome della Religione, della Chiesa, della Democrazia, della libertà insidiate dal marxismo ateo, la Dc col nefasto Fanfani è arrivata a chiedere spudoratamente voti per attuare un regime in combutta coi marxisti. Mea culpa». Quale regime? Questo: «Nazionalizzazione delle fonti di produzione, eliminazione della proprietà privata, del segreto bancario e dell’iniziativa privata».

Il Guareschi di L’Italia sulla graticola. Scritti e disegni per il Borghese 1963-1964 (Rizzoli) vede lontano. Le sue parole sono ancora valide oggi. Il socialismo, per darsi una ripulita, si è fatto umanitario: sposa tutte le cause disperate del mondo e insinua un dubbio nell’opulento Occidente. Se possiamo, attraverso l’accoglienza e la cooperazione, salvare i miserabili del Terzo mondo, perché non estendere tale piano anche a coloro i quali vivono in povertà entro i confini della nostra ricca società? È il ritorno dell’utopia sconfitta nel 1989, il risvegliarsi della giovinezza sulle barricate. L’utopia, scacciata dall’Europa, ha fatto il giro del pianeta, si è ritemprata ed è tornata a casa. Il socialista umanitario ha imparato la lezione. Per vincere, la rivoluzione deve essere buona, non deve fare paura. Deve ammantarsi di diritti, la parola magica che sdogana tutto. Cosa puoi obiettare a chi ti sbatte in faccia la bontà e ti sprofonda nel girone dei cattivi razzisti o fascisti? Cedo la parola a Guareschi: «Sono più pericolosi i comunisti bianchi che i comunisti rossi perché, mentre i rossi rubano e pestano in nome dei diritti del popolo lavoratore, i bianchi rubano e pestano in nome della Giustizia di Dio e, perciò, se uno si difende, rischia di passare per un eretico e di venir lapidato».

Guareschi descrive poi il mondo degli intellettuali: «In Italia, infatti, cinema, teatro, TV, quotidiani, settimanali, case editrici, uffici stampa dei grandi complessi industriali, scuole, ministeri rigurgitano di intellettuali di sinistra. E i borghesi della destra economica, mentre non darebbero una lira a intellettuali di destra (A destra – si giustificano – non esistono intellettuali) spendono centinaia di miliardi per sovvenzionare film di sinistra, editori di sinistra, quotidiani e periodici di sinistra».

Com’è arrivata l’Italia alla vittoria del populismo? Ce lo spiega sempre Guareschi: «Il povero ceto medio, sfogliando i rotocalchi, schiatta di rabbia. Accumula rabbia, livore. Si sente vittima di una cocente ingiustizia. Ha la licenza liceale, un diploma, spessissimo perfino una laurea e la società lo tratta peggio di un operaio. Allora, dritto!, si vendica della società ingiusta e vota comunista». Adesso che l’inganno comunista è stato svelato il ceto medio sempre più povero e precario vota altri partiti, la Lega o il Movimento 5 stelle.

P.S. Il libro ha una prefazione molto bella del grande «guarescologo» Alessandro Gnocchi. Meglio chiarire: è un caso di omonimia.

Alessandro Gnocchi per ilgiornale.it

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