UNO YANKEE E’ SEMPRE UNO YANKEE

E noi siamo troppo grandi per credere ancora nelle favole..

C’è una vulgata che sta prendendo piede sulla stampa generalista, soprattutto quella legata alla destra politica, secondo la quale il presidente americano Donald Trump sarebbe a capo di una fazione di “colombe” all’interno della Casa Bianca, intenta a disinnescare il tentativo dei falchi neocon di innescare un conflitto armato con l’Iran. Conflitto che, dati i recenti (e dal vago sapore di false flag) incidenti alle petroliere nel Golfo dell’Oman e l’abbattimento di un drone USA che avrebbe sconfinato nello spazio aereo iraniano, si è nei giorni scorsi fatto sempre più vicino. Senonché, come sostiene la medesima vulgata, che si affida mani e piedi all’impianto comunicativo del presidente americano, Trump avrebbe ordinato all’ultimo una marcia indietro per evitare “150 morti”.

Concetti, questi, che l’inquilino dello Studio Ovale ha recentemente confermato nel corso di un’intervista con il giornalista del programma NBC “Meet the press”, Chuck Todd, asserendo che “se fosse per John Bolton saremmo in guerra con tutto il mondo in un solo colpo”. “Nel mio staff – ha poi spiegato Trump – ci sono falchi e colombe. John Bolton è sicuramente un falco”, chiarendo successivamente che comunque “non importa perché a me servono entrambi”.

Quest’ultima frase è oltremodo importante perché fa capire come, in realtà, tutti alla fine rispondano allo stesso Trump. Così, mentre ancora oggi gli Stati Uniti cercano di mettere ulteriore pressione su Teheran con la convocazione di una apposita riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la sensazione che gli USA stiano semplicemente cercando l’ennesimo casus belli, con un gioco comunicativo a dividersi in falchi e colombe a uso e consumo dell’elettorato (soprattutto di quegli elettori che avevano votato Trump nella speranza di finirla con l’invio di truppe in scenari di guerra…), è molto alta.

THE DONALD? UN FALCO: ECCO TUTTE LE PROVE

A spegnere del resto definitivamente l’illusione del Trump pronto a sfidare il “sistema”, sono i fatti. Sotto la presidenza Trump, infatti: non sono stati ritirati i militari dal conflitto siriano; si sta tentando apertamente un’operazione di regime-change in Venezuela; è stato cancellato l’accordo nucleare proprio con l’Iran che ha dato il via a una spirale di provocazioni vere e proprie con la Repubblica Islamica; ha preso il via una guerra commerciale senza precedenti con la Cina; si è verificato il ritiro unilaterale degliUSA dal trattato INF con la Russia sui missili a medio e corto raggio; sono stati erogati 250 milioni di dollari per supportare militarmente il Governo ucraino anti-russo nato dal golpe del 2014; è stata trasferita l’ambasciata americana in Israele a Gerusalemme, inasprendo così ulteriormente la questione palestinese.

L’ultimo indizio, in ordine di tempo, che il tentativo americano di mantenere a tutti i costi l’egemonia globale dell’impero del dollaro possa realmente portare a un conflitto di proporzioni devastanti, è la variazione sostanziale della dottrina nucleare del Pentagono, dalla deterrenza alla possibilità di attacco, come sottolineato da Alberto Belotto in un recente articolo su InsideOver, in cui è stata riportata la pubblicazione di un documento dall’eloquente titolo “Nuclear operations” da parte dello US joint chiefs of staff, successivamente rimosso…

IL GENERO DEL PRESIDENTE “ANTI-SISTEMA” AL BILDERBERG

Dunque, per quanto possa essere vero che Donald Trump ha, in passato, manifestato posizione differenti rispetto all’elite neocon più tradizionale (senza però dimenticare che il genero del presidente, Jared Kushner, ha recentemente partecipato alla riunione del Bilderberg in Svizzera, di certo non un consesso anti-elitario…), e sebbene lo stesso ministro iraniano degli Esteri Zarif, come riportato anche su questo blog poco tempo fa, abbia sostenuto che egli possa non essere favorevole a un conflitto con l’Iran, è vero anche che l’attuale presidente, stando ai fatti sopra menzionati, proprio come i predecessori incarna in maniera esemplare la tradizionale tracotanza dell’imperialismo yankee e che, dunque, sia, nella migliore delle ipotesi, semplice ostaggio di un gabinetto pienamento inserito nella tradizione interventista d’oltreoceano o, nel caso peggiore, una riuscita operazione di marketing dei più agguerriti circoli conservatori a stelle e strisce, intenzionati a rendere l’America “great again” anche a costo di conflitti potenzialmente disastrosi. Con buona pace di chi ancora lo considera una fonte di ispirazione per movimenti sovranisti…

Cristiano Puglisi per ilgiornale.it

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