CARA MELONI, COSÌ FRATELLI D’ITALIA DIVENTERÀ COME IL PDL: MODERATO

La Meloni vuol dare slancio al suo partito sovranista. Ma con Fitto e soci il sovranismo verrà annacquato e a essere eletti saranno i "moderati"

Di Vincenzo Sofo

Ieri con un’intervista su La Verità Giorgia Meloni ha presentato la sua idea di un nuovo movimento sovranista e conservatore. La leader di Fratelli d’Italia vuole uscire dall’ombra causata dalla straripante avanzata a destra di Salvini e ha usato il palcoscenico di Atreju per provare a giocarsi due carte: Bannon e il sovranismo allargato. Ottenendo immediata visibilità ma rischiando di cadere in contraddizione e soprattutto di subire un effetto boomerang.

Partiamo da Steve Bannon, invitato dalla Meloni per mostrare di essere anche lei parte di un circuito internazionale e dunque di avere una rilevanza nonostante i consensi molto ridotti rispetto alla Lega e nonostante sia fuori dal Parlamento UE. La proposta “The Movement” sta allettando molti movimenti sovranisti data la grande capacità di stratega della propaganda di Bannon, tuttavia a differenza degli altri la Meloni lo ha presentato al suo popolo come una sorta di Papa straniero a cui appaltare la linea politica, immagine che non ha entusiasmato un mondo che è spiccatamente nazionalista.

Poi c’è il tema del nuovo partito. La Meloni lo presenta rivendicando di esser stata lei, creando Fratelli d’Italia, a salvar la destra da Berlusconi. Rivendicando una podestà dell’area sovranista che però non tiene conto del fatto che Fratelli d’Italia nasce come retromarcia di una classe dirigente che aveva sciolto An nel Pdl di Berlusconi salvo poi rendersi conto che così si sarebbero sciolti anche loro. La Meloni ha avuto il merito e il coraggio di intervenire per salvare il salvabile da quella scellerata operazione condotta da Fini & Co., coraggio poi però mancatole nel momento in cui avrebbe dovuto finire il lavoro aggregandosi a Salvini per realizzare un grande fronte identitario (che Il Talebano stesso caldeggiaò organizzando il primo meeting congiunto Lega-Fdi a Firenze con Giorgetti, Donzelli e Marion Marechal Le Pen).

Risultato è che Salvini ha fatto da solo, è riuscito comunque a scardinare il monopolio Berlusconi del centrodestra, ha costruito fatto diventare la Lega un movimento identitario nazionale da 30%, ha evitato la formazione del governo Pd-Forza Italia formando lui un governo alternativo con i 5 Stelle. E Fratelli d’Italia si ritrova ora suo malgrado opposizione con Pd e Forza Italia. Ora ci sono le europee e FDI avrebbe l’occasione di tornare ad avere un ruolo. Per farlo deve raggiungere quel 4% mancato 5 anni fa per circa 100mila voti, così da poter avere una (seppur piccola) truppa in Europa da aggregare al gruppo dei sovranisti.

Tuttavia la strategia che la Meloni sta adottando per riuscirvi rischia di rivelarsi un involontario suicidio. L’idea del movimento sovranista e conservatore ha tutta l’aria di tradursi nella copia in miniatura del Pdl dal quale invece vorrebbe dissociarsi. Se da un lato infatti la leader di Fdi giura infatti di non voler ripetere infauste fusioni con Berlusconi, dall’altro in pratica sta aprendo le porte a tutti i diseredati dal Cavaliere, come dimostra l’accordo fatto con Raffaele Fitto nella speranza di incamerare le 280mila preferenze che questo prese per sè nel 2014 e che potrebbero rivelarsi vitali per raggiungere il 4% (seppur il Fitto di oggi sia molto meno in voga di 5 anni fa e quelle preferenze le prese con Forza italia).

Il problema è che questa operazione che nasce per salvare la sua destra in realtà potrebbe invece ucciderla, per due motivi: innanzitutto perchè integrare i barbari moderati significa inevitabilmente dover annacquare quel sovranismo del quale vorrebbe essere paladina, proprio come avvenne con la fusione nel Pdl; poi perchè, considerando il numero degli eletti previsti e il numero di preferenze del quale sarebbero capaci i potenziali suoi candidati, con tutta probabilità a essere eletti in Fdi sarebbero i nuovi arrivati a scapito di tanti giovani militanti e dirigenti che sarebbero certamente più utili dei Fitto alla causa sovranista. E così in FDI accadrebbe quel che accadde nel PDL: la marginalizzazione della “destra”.

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1 Commento su CARA MELONI, COSÌ FRATELLI D’ITALIA DIVENTERÀ COME IL PDL: MODERATO

  1. Considerazione veloce, partendo dal fatto che sarebbe bello avere un fronte sovranista unico lega/fdi; ma, dal mio punto di vista, Meloni ha 3 problemi principali: primo, come scritto nell’articolo molti dirigenti che vengono dal PDL o comunque sono completamente bruciati dal punto di vista politico (tipo La russa, che verrà ricordato solo per aver difeso il diritto dei parlamentari di andare allo stadio gratis). Secondo il fatto di aver votato la fornero, brucia ancora e raccogliere un montiano europeista come fitto cozza completamente con il sovranismo (senza contare il peso giudiziario che si porta dietro). Terzo e forse più intricato punto, è scegliere se essere più sociali e mangiare i voti più a destra della lega (casapound, FSI) o più liberali e mangiare i voti di berlusconi.

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