CATALOGNA, RAMPELLI E LA VECCHIA DESTRA CHE DIFENDE L’ESTABLISHMENT

La vicenda catalana ha mandato in cortocircuito la Meloni, Rampelli e la vecchia destra, che senza accorgersene si è schierata con il Sistema che dice di combattere

Di Vincenzo Sofo

Rampelli e il suo colonnello Meloni si sono scagliati contro il referendum catalano, a pochi giorni di distanza dalle infelici dichiarazioni della leader di Fratelli d’Italia contrarie al Referendum del 22 ottobre per l’autonomia di Lombardia e Veneto (facendo arrabbiare persino il suo partito al Nord, che aveva sostenuto l’iniziativa referendaria).

I due ex AN se la prendono con chi vuol dividere e indebolire gli Stati nazionali in Europa, ritenendo invece questi “l’ultimo argine rimasto alla deriva mondalista e alla globalizzazione senza regole, l’ultimo luogo sicuro nel quale la sovranità appartiene ancora al popolo e non a opache strutture sovranazionali”. Per cui difenderli significa “difendere la nostra identità, la nostra libertà e la nostra sovranità” e per cui – secondo la Meloni – sono unici immutabili e indivisibili.

Tuttavia la storia ci dimostra che gli Stati nazionali sono realtà in continuo mutamento, non entità assolute e immutabili come la destra reazionaria vorrebbe farci credere. Basta scorrere la storia d’Europa per scoprire quante volte sono cambiate l’Italia, la Francia, la Spagna, la Germania, ecc. Gli Stati nazionali non esistono in natura nè per decisione divina ma sono frutto di conflitti e accordi, rapporti di forza. Ossia di dinamiche politiche che, talvolta, hanno fatto sì che popoli con una loro storia e cultura fossero inglobati da Nazioni nelle quali non si riconoscevano.

Inoltre oggi gli Stati nazionali sono quelli che garantiscono il potere delle “opache strutture sovranazionali”. Basti pensare che in Europa la maggior parte delle azioni dei governi nazionali sui loro territori siano emanazione di direttive dell’UE. Proprio quella UE che Fratelli d’Italia dice di voler contrastare. Peraltro questi Stati nazionali sono per la gran parte guidati da governi che si muovono a garanzia dell’operato dell’Unione Europea (vedi Macron, Merkel, Gentiloni e lo stesso Rajoy), la quale infatti nella vicenda catalana si è schierata seppur con mille imbarazzi a fianco del governo di Madrid.

Gli Stati nazionali oggi sono anzi il braccio armato dell’UE: infatti negli ultimi anni si sono progressivamente e consapevolmente autoprivati della sovranità nazionale e si sono dotati di regole del gioco – vedasi leggi elettorali – tali da assicurare che il governo resti in mano all’establishment “sovranazionale” anche quando privo di un consenso elettorale – vedasi casi francese e italiano (dove addirittura abbiamo assistito a governi imposti a tavolino). Dunque,di fatto, i primi nemici dell’identità della libertà e della sovranità dei territori e dei popoli.

Questa condizione di sudditanza sta facendo emergere nei territori sempre più voglia di autonomia dei territori, che si sta declinando in varie forme di nazionalismi, sovranismi o indipendentismi a seconda del contesto culturale economico e politico. In tutti i casi venti da guardare con interesse perchè espressione di un modello di Europa che sta implodendo perchè evidentemente incapace di interpretare lo spirito delle terre che la compongono.

Come si risolverà questa istanza autonomista in Catalogna, a noi poco interessa. Ed è problema loro come la Catalogna potrà farsi e sostenersi come Stato semmai raggiungerà l’indipendenza. Così come è problema loro se una volta raggiunta l’indipendenza faranno del loro territorio un circo di immigrazione di massa e matrimoni gay.

A noi interessa l’Italia ed è evidente che oggi questa non sia nè identitaria nè libera nè sovrana. Ed è altrettanto evidente che per modificare questa condizione si debbano aumentare gli spazi di sovranità dei territori affinchè così si depotenzi il potere esecutivo del governo centrale rispetto ai diktat UE. In questo senso è da guardare con favore il referendum del 22 ottobre, al contrario di quanto fatto da Fratelli d’Italia la quale ha anteposto alla visione politica un calcolo elettorale (il solito vecchio vizio dei vecchi colonnelli di destra che, così facendo, hanno fatto scomparire dall’Italia la destra).

Questo cambiamento di approccio è indispensabile per chi ambisce a un’Europa dei Popoli, della quale la destra ha sempre parlato (Fratelli d’Italia inclusa) e dalla quale oggi l’Unione Europea è lontana anni luce, essendo quest’ultima una costruzione architettata dall’establishment proprio per favorire  la “deriva mondalista e la globalizzazione senza regole” della quale la Meloni e Rampelli hanno parlato; ed avendo come uniche stampelle sulle quali appoggiare le proprie fragili fondamenta, proprio quegli Stati nazionali che la Meloni, Rampelli e la vecchia destra reazionaria oggi difendono.

 

 

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