TURCHIA: TRA LAICITÀ E CREAZIONISMO

Come il pensatore Harun Yahya potrebbe spostare gli equilibri politici e culturali nella "laica" Turchia

di Luca Steinmann per reset.it

Una mattina dello scorso agosto molti cittadini del Canton Ticino, in Svizzera, hanno trovato nella cassetta delle lettere un pesante libro in lingua italiana. Intitolato L’Islam condanna il terrorismo: esso sostiene che la violenza nulla abbia a che vedere con la religione musulmana ma che anzi vada contro gli insegnamenti del Corano. Per evitare il dilagare del terrorismo, si legge, sarebbe necessario attenersi scrupolosamente a quanto scritto nel libro sacro islamico senza dare retta alle interpretazioni ortodosse promosse da alcune correnti radicali. Il volume è a firma di Adnan Oktar, noto anche come Harun Yahya.

Adnan Oktar è un predicatore e pubblicista turco piuttosto influente all’interno di tutto il mondo islamico. La Royal Islamic Stategic Studies Centre, noto centro di ricerca giordano, lo ha incluso tra i 50 musulmani più influenti al mondo, considerandolo una persona in grado di aver presa non solo tra i suoi connazionali ma in generale su ampie fette della popolazione musulmana sparsa per tutto il pianeta. I suoi libri (oltre 300) e scritti vengono tradotti in 73 diverse lingue e diffusi in Africa, Asia, Europa e America. Circa 800 pagine internet e 120 canali televisivi sono a lui riconducibili e raggiungono uno share mensile medio di 20 milioni di utenti. Alcune delle sue pubblicazioni, inoltre, sono apparse su alcuni dei più importanti giornali del mondo, tra cui Wall Street Journal, Washington Post, New York Times, Der Spiegel, Stern, Economist, Corriere della Sera e Le Monde. Nonostante la sua diffusione internazionale, però, Oktar difficilmente abbandona la sua residenza di Istanbul. In Turchia, infatti, è in grado di incidere sull’azione del governo influenzando i processi politici e sociali che stanno progressivamente mutando l’assetto interno del Paese e l’influenza che questo ha nel mondo.

Casa sua si trova su una collina sul lato asiatico di Istanbul e si affaccia direttamente sul Bosforo. L’arredamento e le frequentazioni si discostano però chiaramente dall’immage comunemente diffusa dei musulmani che interpretano alla lettera il Corano: il giardino con piscina guarda direttamente sul mare, le stanze sono piene di macchine fotografiche e telecamere sofisticate (un piano della casa è adibito a studio televisivo per un suo personale talk show), per i corridoi si incrociano giovani donne disinibite con addosso abiti leggeri e scollati e con i visi abbondantemente truccati. Queste ragazze sono le stesse che appaiono nei suoi programmi, in cui le si può vedere in diretta mentre ballano con lo stesso Oktar. Immagini, queste, che cozzano nettamente con la percezione dell’Islam a cui il presidente turco Erdogan viene associato. Il suo partito, l’Akp, è considerato come l’espressione turca della Fratellanza Musulmana, movimento politico e religioso che interpreta lo Stato come un sistema totalizzante senza distinzioni tra la sfera religiosa e quella civile. Secondo Oktar, però non c’è alcuna discrepanza tra l’Islam da lui predicato e quello promosso dal presidente. “Erdogan condivide la nostra visione, è un discepolo dell’Islam coranico. (…) Lo ha detto chiaramente:’non sono né sunnita né sciita, sono un musulmano del Corano’”. Oktar, non a caso, ne sostiene apertamente la linea politica e confessionale.

I rapporti di conoscenza tra i due sono datati. Quando nel 1994 Erdogan si candidò come sindaco alle elezioni comunali di Istanbul, venendo poi eletto, fu proprio Oktar a metterlo in contatto con il leader islamista Necmettin Erbakan. Religioso fino al fanatismo e al tempo già incriminato per aver tentato di instaurare un sistema teocratico a discapito dei principi di laicità istituiti da Kemal Ataturk, Erbakan diventerà in seguito capo del governo per poi dovere farsi da parte a seguito dello scioglimento del suo partito, accusato ancora di rifiutare il precetto costituzionale della laicità dello Stato. Erdogan, a seguito di questi eventi, sfidò la storica leadership di Erbakan e si pose alla testa dei movimenti islamici conservatori turchi, diventando poi presidente e iniziando a promuovere un forte senso di appartenenza nazionale con forti connotati islamici. Venendo per questo accusato dalle opposizioni di minare la secolarizzazione della società turca.

Qual è dunque il ruolo giocato da Oktar all’interno di questo sviluppo della politica e della società turca? In che modo incide lui su Erdogan e sulle sue politiche?

Ufficialmente Oktar si occupa di religione, di chimica e di biologia. Il suo cavallo di battaglia è la lotta alle teorie di Charles Darwin sull’evoluzione delle specie, che considera essere espressione di una “religione pagana che sostiene il credo che l’intero universo esista per pura coincidenza. Tutte le antiche religioni pagane avevano questo credo.(…) Il darwinismo può quindi essere spiegato come parte delle credenze e delle religioni pagane ma non può esser insegnato come un fatto scientifico”. Alla teoria dell’evoluzione Oktar contrappone una visione del mono incentrata sulla fede, in cui scienza e religione si sovrappongano e in cui l’esistenza venga concepita come una creazione di Dio. La società, dunque, avrebbe nella religione il suo elemento centrale che funge da collante per garantire la coesione nazionale. Oktar stesso si definisce un creazionista (teoria secondo cui la società è figlia della creazione di Dio e non dell’evoluzione delle specie) e come tale è riconosciuto a livello internazionale.

Pur non occupandosi formalmente di politica alcune delle sue teorie sono state tramutate in legge dal governo di Erdogan. Nel giugno del 2017, per esempio, il ministero dell’istruzione turco ha annunciato l’esclusione della teoria dell’evoluzione dal nuovo curriculum di insegnamento nazionale. A partire dal 2019 gli insegnamenti di Darwin sulle origini della vita verranno rimossi dalle classi di biologia nelle scuole superiori statali mentre all’interno delle università passeranno ad essere insegnati nelle facoltà di filosofia e non più nei dipartimenti scientifici. Secondo il ministro dell’istruzione Alpasal Durmus si tratta di teorie controverse che gli studenti liceali non avrebbero la preparazione necessaria per approcciarla in maniera critica. Per il vice-primo ministro Numan Kurtulmus questa scelta è dettata da obiettivi più lungimiranti. “Nei programmi educativi” spiega “stiamo cercando di trasmettere ai nostri figli i valori, le informazioni, le capacità, la sufficienza e il buon comportamento fondamentale. Abbiamo cercato di aggiungere i valori locali e nazionali”.

L’educazione delle nuove generazioni ai valori nazionali turchi passa dunque anche attraverso l’abolizione dell’insegnamento del darwinismo, seguendo le linee guida di Oktar. Pur essendo difficile stabilire con esattezza quanto diretta sia la sua influenza su Erdogan e sul suo governo è evidente che il progressivo mutamento del sistema turco e l’abbandono di alcuni storici principi di laicità passino attraverso le sue direttive.

Né Oktar né Erdogan hanno ufficialmente mai preso le distanze dal modello secolare di società, non hanno però neanche esitato ad indicarne i limiti. Per Oktar “secolarismo significa uguale libertà per i religiosi e i non-religiosi”. Interrogato su quali siano per lui le ragioni che spingono tanti giovani cresciuti nella laicità occidentale verso radicali conversioni e verso l’adesione a gruppi terroristici risponde che “nelle società laiche le persone dovrebbero essere educate a provare timore e amore verso Dio, così da abituarsi all’amore di Dio. Altrimenti, se le persone educate a non essere religiose non provano alcun timore né amore per Dio, se non conoscono l’amore e la passione, potrebbero diventare dei mostri”. La soluzione delle contraddizioni del modello laico di società, secondo Oktar, passa dunque attraverso il ritorno a un sistema in cui l’insegnamento religioso abbia un ruolo centrale nell’educazione e nell’affermazione dei valori nazionali.

Il progressivo mutamento che Erdogan sta imprimendo alla Turchia sembra dunque passare, soprattutto dal punto di vista culturale, anche dalle teorie di Oktar. Il conservatorismo islamico promosso dal presidente turco si basa sulle tesi creazioniste di Oktar che potrebbero portare a sviluppi politici finora inediti. Sia Oktar che Erdogan hanno mostrato di voler ampliare il proprio raggio d’azione e di influenza anche al di fuori dei confini turchi. Erdogan non esita a rivolgersi ai cittadini turchi e musulmani residenti all’estero mentre Oktar si impegna a diffondere i propri messaggi in tutto il mondo e in tutte le lingue. La diffusione della popolarità di Oktar al di fuori dei confini nazionali potrebbe portare i conservatori turchi a trovare terreni di dialogo e di cooperazione inediti con alcuni movimenti conservatori occidentali.

Le analogie tra alcuni movimenti conservatori islamici e quelli europei non sono una novità. Secondo alcuni studiosi, per esempio, nell’azione della Fratellanza Musulmana si scorgono evidenti analogie con l’Opus Dei, organismo cattolico creato con l’intento di migliorare la società e connotato da caratteri di segretezza che le ha attirato critiche al punto da essere definita la “massoneria cattolica”. Discutendo di battaglie comuni, come la critica alla laicità e alla famiglia tradizionale, il governo turco potrebbe, tramite Oktar, trovare un nuovo collocamento all’interno di un mondo, quello conservatore occidentale, che fino ad oggi gli è stato ostile. La posizione della Turchia sullo scacchiere internazionale potrebbe dunque passare anche attraverso questa svolta.

 

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