L’EPOCA DEI CRISTIANI NEL MEDIO ORIENTE

Harun Yahya torna, in esclusiva italiana, sulle colonne del Talebano

Il Medio Oriente, luogo di origine delle tre religioni divine, è una delle zone più importanti del mondo. Ogni paese ha sistemi di credenze unici tuttavia, anche negli stati multiculturali, la maggior parte delle minoranze religiose vive una vita di isolamento e oppressione. In molti paesi, non tutti hanno quell’atteggiamento di compassione che bisognerebbe avere nei confronti dei gruppi considerati minoranze religiose, in maniera particolare nei confronti dei cristiani che, oggi, costituiscono solo il 4% della regione.

I recenti attacchi mortali sulla minoranza dei cristiani copti in Egitto nelle città di Tanta ed Alessandria d’Egitto, in cui almeno 45 persone sono rimaste uccise e quasi 120 ferite, incarnarnano la violenza contro loro. Io condanno i loro attacchi, offro le mie condoglianze ai parenti che hanno perso i loro cari e prego per un rapido recupero ed una pronta guarigione delle persone ferite.

Questi attacchi sono stati duramente mirati per la prima volta verso i cristiani nei paesi musulmani.

Questi ultimi vengono sottoposti a persecuzioni inimmaginabili in continuo aumento. Di conseguenza, negli ultimi dieci anni sono stati costretti ad emigrare da molti luoghi della zona, e questa loro emigrazione ricorda gli avvenimenti del periodo successivo alla prima guerra mondiale. È preoccupante sentire che, secondo un’organizzazione per i diritti umani che dal 1950 si occupa del problema della persecuzione dei cristiani, il 2015 è stato “l’anno peggiore della storia moderna”. Secondo le recenti statistiche di questa organizzazione, nel 2015 oltre 7.000 cristiani sono stati uccisi e più di 2.400 chiese danneggiate.[1]

A causa di queste persecuzioni, il numero della popolazione cristiana nel Medio Oriente che nell’ultimo secolo rappresentava il 20% della popolazione religiosa,[2] ora è diminuito drasticamente. I problemi che affliggono i cristiani includono attacchi alle chiese, omicidi o complotti d’omicidio, accuse di blasfemia e dhimmitudine. Anche se non tutti vivono queste esperienze in prima persona, la maggior parte fugge per paura che accada. Un caso analogo è quello del mio paese, la Turchia, dove attualmente, i cristiani che vi risiedono solo circa 200.000, mentre nel 1920 erano 2 milioni. La diminuzione più evidente del numero della popolazione cristiana è avvenuta in Siria, a causa della guerra attualmente ancora in corso, che ha causato un enorme migrazione degli sfollati verso i paesi vicini. In Siria oggi i cristiani sono circa 900.000 in totale. I copti hanno cominciato a lasciare l’Egitto in massa dopo la rivoluzione del 1952. Del milione e mezzo di cristiani che vivevano in Iraq dieci anni fa, oggi ne rimangono solo 500.000[3].  In generale, la popolazione cristiana del Medio Oriente è scesa dal 14% del 1910, al 4% di oggi. Purtroppo, i leader religiosi temono che il cristianesimo possa scomparire proprio dalla regione nella quale ebbe origine 2000 anni fa.[4]

È preoccupante vedere i cristiani lasciare le loro terre per il timore di essere attaccati, calunniati e accusati. Sarebbe un grande peccato farli vivere in una situazione di ansia. Essi sono stati fedeli a Gesù (pace su di lui) per 2.000 anni. Molti sono stati uccisi, martirizzati, picchiati, offesi, ma nonostante questo, hanno perseverato nella devozione alla loro fede. Vedono tutto questo come un segno di quanto ricordato da Gesù nei Vangeli: “… sarete odiati da tutte le nazioni a causa del mio nome.” (Matteo 24: 9) Sono persone religiose che credono nell’esistenza di Dio e dell’aldilà, e che dovrebbero essere trattate con compassione e rispetto. Alcune persone vogliono suscitare ostilità tra cristiani e musulmani affinché essi siano in guerra tra di loro; di conseguenza, propagano l’odio verso i cristiani ogni volta che ne hanno la possibilità. In realtà, anche se la maggioranza dei musulmani non lo ammette, sono dei  musulmani tendenti al radicalismo a diffondere questa propaganda d’odio nel nome dell’Islam. Senza dubbio, le azioni di queste persone sono in netto contrasto con gli insegnamenti dell’Islam. Infatti, l’affermazione fatta da Dio nel Corano è molto chiara: “… troverai che i più prossimi all’amore per i credenti sono coloro che dicono: ‘In verità siamo nazareni’. ” (5: 82)  Ma queste persone con tendenze radicali, perseguitano, bombardano e uccidono i cristiani, danneggiano le loro chiese e li costringono alla fuga. Tutto questo non è solo un grande peccato, ma anche un’azione terribile e vergognosa. Ciò che fanno è molto pericoloso e, mostrando ostilità nei confronti dei cristiani, senza volerlo, stanno attirando su di loro la collera di Dio.

Secondo il Corano, i cristiani devono essere trattati con compassione: “Dialogate con belle maniere con la gente della Scrittura…” (29:46). In altre parole, Dio ci consiglia di parlare con loro con rispetto. Da musulmani, dovremmo dare sostegno ai cristiani al fine di garantire che nessun radicale possa far loro del male. Quando i radicali attaccano le chiese, si dimenticano che queste sono sotto la protezione di Dio, come affermato nel Corano (22: 40). I musulmani che si attengono al Corano si devono opporre a queste azioni e mostrare alle vittime compassione e rispetto. I musulmani che interpretano il Corano in maniera scorretta e credono che si dovrebbe provare odio nei confronti dei cristiani, dovrebbero riflettere su come il Profeta Muhammad (pbsl) era solito rapportarsi con i cristiani. Dovrebbero ricordare quando lui e i suoi compagni si rifugiarono a Najran, una comunità cristiana. Quando i cristiani di Najran visitarono il Profeta Muhammad, egli li accolse stendendo a terra la sua veste, affinché essi potessero sedervici sopra, e questo è solo uno dei tanti esempi. Anche l’accordo che il nostro Profeta fece con la comunità di Najran è un grande esempio della sua comprensione e giustizia: “La vita degli abitanti di Najran e dell’area circostante, la loro religione, terra, proprietà, bestiame e quanti di loro sono presenti o assenti, i loro messaggeri e i loro luoghi di culto sono sotto la protezione di Allah e la tutela del Suo Profeta”.[5] Un bell’esempio di coesistenza tra musulmani e cristiani risale a dopo la conquista della Siria; in quell’epoca, i musulmani erano soliti eseguire la preghiera del venerdì nella chiesa di San Giovanni a Damasco dove, la domenica,  i cristiani svolgevano i loro obblighi religiosi.

Desideriamo vivere in serenità con i nostri vicini cristiani, proprio come faceva il Profeta Muhammad. Ancora una volta, sono stati i detti fabbricati ad avvelenare le società musulmane, e a far sì che i radicali si dimenticassero del fatto che i musulmani devono rispettare e amare i cristiani. Alcuni di questi radicali hanno addirittura negato la validità dei versetti coranici nei quali i cristiani vengono lodati. Dal punto di vista islamico, negare la validità di un qualsiasi versetto del Corano significa abiurare la fede. Il primo passo da fare per porre fine a questi problemi è rimuovere questa  mentalità cancerosa, enfatizzando i versetti del Corano e respingendo questi hadith terribili e fabbricati. Accettare che nei paesi islamici esiste realmente una persecuzione contro i cristiani, e cercare una soluzione all’interno del mondo islamico piuttosto che la complicità dell’Occidente, potrebbe essere la cosa più saggia. Se i leader politici iniziassero a tenere dei discorsi pacati affermando che i cristiani non sono diversi dagli altri cittadini, e che devono essere rispettati e trattati con amore e compassione, la politica dell’odio potrebbe essere eliminata dalle comunità e dai popoli. Un grande lavoro spetta anche alle organizzazioni non governative e ai giovani, che potrebbero organizzare conferenze nelle quali discutere sul rispetto e l’amore nei confronti dei cristiani, distribuire volantini, pubblicare articoli e ricerche relative a quest’argomento in diversi organi di informazione. Diffondere messaggi di amore, rispetto e compassione nei confronti dei cristiani attraverso i social media, potrebbe inoltre rappresentare un segnale incoraggiante per loro. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che la nostra missione non sarà compiuta fino a quando non ci sarà più nessun cristiano maltrattato in Turchia o in altri paesi islamici del Medio Oriente. Dovremmo permettere che i cristiani vivano in sicurezza proprio come accadeva all’epoca del Profeta Muhammad, e che siano sempre al nostro fianco.Condanno fermamente l’esplosione avvenuta in Pakistan nella domenica di Pasqua, come risultato di una mentalità sbagliata e basata su delle superstizioni, e porgo le mie condoglianze alle famiglie che hanno perso i loro cari.

Harun Yahya per PravdaJefferson Corner

 

Note

[1] http://www.raymondibrahim.com/2016/03/15/how-u-s-foreign-policy-made-2015-the-worst-year-in-modern-history-for-christian-persecution/

[2] http://www.gatestoneinstitute.org/3641/muslim-persecution-of-christians-january-2013

[3]  http://edition.cnn.com/2015/12/25/world/isis-refugees-christmas/

[4] http://www.economist.com/news/middle-east-and-africa/21684795-fed-up-and-fearful-christians-are-leaving-middle-east-and-then-there-were?fsrc=scn/tw/te/pe/ed/andthentherewerenone

[5] https://lettersofprophetmuhammad.wordpress.com/2007/09/18/pact-of-najran/

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  2. Once upon a time there were Christians in the Middle East | Harun Yahya Impact

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