EUTANASIA PER TUTTI: L’OLANDA SOPPRIME ANCHE I SORDI, I DEPRESSI E I BAMBINI

In Olanda è stata soppressa una mamma di due ragazzi, per problemi all’udito. E nonostante i richiami alle cliniche, la valanga eutanasica non si ferma

La Commissione di controllo incaricata di vagliare i casi di eutanasia in Olanda ha giudicato negligente il comportamento della clinica Levenseindekliniek in cui un anno fa è stata uccisa una donna di 47 anni che aveva chiesto la “dolce morte” per un disturbo all’udito. Gaby Olthuis, mamma divorziata di due figli di 13 e 15 anni, clarinettista in carriera, si era ammalata di acufene, un disturbo a causa del quale era tormentata da «rumori terribili, suoni acuti simili allo stridio dei freni di un treno o di un trapano». L’anno scorso Olthuis ha raccontato la sua storia a giornali e tv olandesi (qui l’intervista di De Monitor pubblicata su YouTube), spiegando che la sua battaglia per il “diritto di morire” era cominciata nel 2011.

«NON VORREI MORIRE». «Un atto disumano», lo aveva descritto la donna stessa, anche perché «ho due bambini, non puoi morire, lasciare due figli. Vorrei anche fare tante cose, non è che non voglio vivere». Poi però, come ha spiegato sua madre Joan, «Gaby disse ai suoi figli che stava programmando la sua morte, che soffriva e non c’erano cure per lei». E quando gli operatori della clinica «acconsentirono all’eutanasia li salutò prendendosi il tempo per organizzare il suo funerale». Un mese dopo, il primo febbraio del 2014, la donna morì dopo aver ingerito un farmaco letale preparato dallo staff della clinica. «Fa rabbrividire il fatto che la madre di due giovani ragazzi, soprattutto se non è malata terminale, possa scegliere di morire in questo modo», ha scritto il Daily Mail riportando il caso, e «sicuramente è una beffa per la sacralità della vita umana il fatto che la sua eutanasia sia stata accettata senza nessuna protesta pubblica in Olanda».

IL PIANO INCLINATO. La commissione di controllo ha verificato che «la paziente non sembrava senza possibilità di cure», e che perciò si sarebbero dovuti eseguire ulteriori accertamenti sul suo caso, ma del resto la vicenda di Gaby Olthuis non fa che confermare una deriva ormai inarrestabile: da quando l’eutanasia è autorizzata in Olanda, di fatto i vincoli, legalmente o meno, si sono sempre più allentanti. Perfino un membro della stessa commissione come Theo Boer, docente all’università di Utrecht, che a lungo ha sostenuto la legalizzazione della “dolce morte”, lo ha definito «un piano inclinato» (vedi questo articolo).

BAMBINI E MALATI MENTALI. In Olanda è ammessa addirittura l’eutanasia sui bambini, giustificata dal fatto che la loro malattia «può essere estremamente stressante per i genitori», come ha dichiarato l’ineffabile pediatra Eduard Verhagen (l’Associazione dei medici olandesi stima 650 casi all’anno). Con l’eutanasia si può ormai mettere fine anche alle vite di persone giudicate depresse o con problemi psichiatrici, sebbene non malate terminali. È successo per esempio a una donna di 54 anni con disturbi alimentari che ha ricevuto un’iniezione letale da Gerty Casteelen, una psichiatra convinta «di rendere felici le persone» sopprimendole. Dal 2012 al 2013, sarebbero 69 persone le persone uccise per «importanti problemi psicologici», e in diversi casi non si capisce se a richiedere l’eutanasia siano stati i parenti o meno.

SPENDING REVIEW. Nonostante tutto questo, il paese non sembra averne abbastanza. Esiste per esempio un’associazione di cittadini che dal 2010 si batte per l’eutanasia accessibile a tutte le persone che abbiano superato i 70 anni e si sentano semplicemente stanche della vita. Inevitabile pensare a una tendenza dettata dall’esigenza di ridurre i costi della sanità, come ha dichiarato a tempi.it Alex Schadenberg, direttore esecutivo della Coalizione per la prevenzione dell’eutanasia. «È chiaro che si risparmia a uccidere un malato invece che curarlo», ha spiegato Schadenberg. Ma non è meno importante la spinta “culturale” di una società che «crede sempre di più che l’eutanasia sia la soluzione giusta a certi tipi di problemi della vita dell’uomo, come la sofferenza».

(di Benedetta Frigerio, tratto da Tempi)

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