IL SENSO DEL SACRO PER RESPINGERE IL MODERNISMO

Oggi vi presentiamo l'

Come sostiene Massimo Fini, la contrapposizione politica e culturale principale dei nostri tempi è tra chi sostiene il “nuovo ordine mondiale” e chi invece sostiene le ragioni riemergenti del  comunitarismo. Per i primi, questo sistema, che si presenta oggi  in via di pieno compimento, porterebbe benessere e felicità per tutti. Ma osserviamo uno iato tra le concezioni dell’ideologia del progresso e la realtà: un malessere crescente per tutti, coscienti o meno, con le caratteristiche delle malattie mentali, dei  comportamenti alienati, del  nichilismo e della disgregazione sociale.

Al nichilismo e all’anomia il comunitarismo propone una concezione antropologica che si basa sulla concezione dell’homo religiosus, come definita da Mircea Eliade, e su quella dello zoon politikon, come definita da Aristotele.  Abbiamo visto che gli  autori che si rifanno alla corrente del comunitarismo si riallacciano alle radici greco cristiane. Tale Weltanschauung ha radici molto antiche, ma i libri di storia, basati su teorie progressiste e sulla trasposizione sul piano politico/sociale di teorie evoluzioniste, negano l’eterno nesso tra il senso del sacro e lo spirito di comunità, sostenendo l’inverosimile teoria di un’umanità primitiva che si sarebbe sviluppata secondo le “magnifiche sorti e progressive”. Nel pantheon del comunitarismo vanno sicuramente menzionati, oltre che Eliade anche George Dumezìl, secondo noi complementari.

Gli scritti dello studioso rumeno sono importanti per la riflessione in merito alla portata della dimensione religiosa quale tetragono della stessa articolazione sociale del mondo antico, elemento dal quale si dipana una più ampia riflessione, ascrivibile ai parametri di quella che potrebbe definirsi spenglerianamente una “morfologia della storia”, volta ad enucleare i tratti salienti di uno specifico stare nel mondo da parte dell’uomo, in relazione agli aspetti più legati alla sfera dell’interiorità spirituale.  Lo studioso francese, invece, noto per le sue ricerche sulla “ideologia tripartita indoeuropea” predilige l’analisi delle strutture sociali degli antichi popoli definiti indoeuropei, individuando in esse una organizzazione sociale comunitaria organica  nelle quali gli uomini erano inseriti ciascuno in ruoli differenti in un sistema di valori comunitari e spirituali condivisi.

Da questi  studi, esce una difinizione dell’uomo basato sulla centralità del sacro e delle comunità naturali.  E, da lì, un sistema umano che, basato su categorie sacre – cioè indipendenti dalla prassi storico-sociale –, domina l’ effimero sia della contingenza, sia dell’individuo di cui invece oggi siamo schiavi, poiché il totalitarismo  del mercato (nuova religione) attraverso il sistema del desiderio individuale (ultima forma di intima preghiera) si sostituisce, con il suo carico di  egoistica bramosia, alla condivisione religiosa tipica della comunità tradizionale.

C’è da dire che la struttura tradizionale, con una serie di variazioni, si è perpetrata nel lungo medioevo, fino alla rivoluzione francese ed industriale di fine ‘700. A partire da quella fase storica, si è sviluppato il sistema che oggi è arrivato al compimento.  Come è stato già ben scritto su questo sito è proprio in quel periodo che si sarebbero affermate la teoria di Darwin e l’evoluzionismo, funzionali alla nascente società. Questo rappresenta, come sostengono, Louìs Dumont e Karl Polany un’autentica anomalia nella storia dell’umanità.

FF

NdR: ci piacciono le suore che sparano, e allora?

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