LA PLURALITÀ DELL’UNIVERSALE

Cosa s’intende per unità del mondo? Il grande problema dell’unità ha differenti aspetti di carattere generale. D’altra parte lo stesso numero uno in matematica è un problema… l’unità di cui vogliamo parlare è quella del potere umano, della sua organizzazione, che ha come obbiettivo quello di unificare, pianificare, decidere, rivoluzionare, strutturare il dominio su tutta la terra e quindi della stessa umanità. È giusto un unico potere centrale? È logico pensare ad un sistema centralizzato unipolare in contrasto a un modello di multi-polarità? Questo è lo scontro in atto. È il contingente in cui ci si sta confrontando a livello mondiale.

L’unità rappresenta un valore assoluto, si pensi all’unità come umanità, come un tutt’uno che rappresenta l’essenza della pace e dell’armonia. Ciò potrebbe rappresentare che l’unicità sia meglio della molteplicità.

Il potere centrale è quindi la soluzione per un mondo di pace? L’unità in se rappresenta solo in bene? Il bene come rappresentato dal regno di Dio? Ma anche il regno di Satana è una Unità e per il cristianesimo rappresenta l’unità del male, quindi significa che unità non equivale a “migliore”.

La visione per cui l’unità del mondo sia la migliore soluzione per il funzionamento del sistema umano deriva direttamente dal pensiero tecnologico. Lo sviluppo tecnologico aumenta l’organizzazione e la centralizzazione. Già all’inizio dell’800, con le scoperte scientifico-tecnologiche come la macchina a vapore di Watt, la pila di Volta, il motore a gas di Lenor, telegrafo Morse, il battello a vapore di Fulton e la locomotiva a vapore di Stephenson, il mondo si fece più piccolo, la comunicazione divenne più rapida e con la velocità acquisita si sviluppò la grande industria. La tecnologia divenne forza di

cambiamento, di modernizzazione, di sviluppo. Da quello stesso momento la tecnologia iniziò a dettare le leggi del processo di un irresistibile meccanismo di centralizzazione. Molti osservatori compresero già questo fenomeno con la prima guerra civile Europea nel 1848. Il 4 gennaio del 1849 Donoso Cortes, in un suo celebre discorso, fece notare che grazie alla tecnologia il potere politico avrebbe assunto un potere assoluto sempre maggiore e centralizzato, facendo evidentemente leva sull’immagine di un Leviatano (rappresentato dal potere che con l’aiuto della tecnologia moderna aumenta all’ennesima potenza il potere). Il momento storico era inequivocabile e per certi versi molto impressionante, le nuove scoperte e le nuove tecnologie stavano cambiando il mondo.

Oggi la tecnologia che tanto sconvolse l’800 è obsoleta, antica, vecchia, superata, ovvio che per alcuni pensatori tecnocrati il mondo oggi è infinitamente piccolo; la velocità dei trasporti e della comunicazione ha reso le dimensioni molto più piccole e con la prospettiva che diminuiranno ancora, diviene così che per alcuni l’unità del mondo sia la unica soluzione per trovare una nuova armonia e coloro che pensano il contrario vengono semplicemente definiti reazionari. Per moltissime persone il processo in atto è naturale, evidente e ovvio e quindi diviene per questi soggetti una pseudo religione in cui la pace deriverebbe dall’unità del mondo; un nuovo mito materialista all’ombra della moderna tecnologia.

Qui è molto importante ricordare la dottrina Stimson (Ministro degli affari esteri degli Stati Uniti d’America negli anni ’30 del secolo passato) che in una conferenza semplificò la sua teoria

spiegando che il mondo non era più grande di quanto lo erano gli USA nel 1861 cioè troppo piccolo per due sistemi contrapposti (Nord e Sud); le sue dichiarazioni erano un inno all’unità del mondo, Stimson spiegava, nella sua teoria, che grazie alle nuove tecnologie non si poteva pensare ad un mondo in cui vi fossero due poteri ma che si doveva centralizzare il potere. Dalla celebre conferenza di Stimson ad oggi il mondo è ancora più “piccolo”, oggi viviamo nell’epoca della globalizzazione, nel mondo in cui le distanze sono divenute quasi ridicole per il commercio e soprattutto per la finanza.

Come si può quindi pensare che la tecnologia non renda ovvio l’unità del mondo sotto un unico potere?

La risposata è semplice. Già oggi verifichiamo che la globalizzazione dettata dalla tecnica porta ad una concorrenza spietata tra mercati, verifichiamo continuamente che paesi così detti emergenti, tramite lo sfruttamento dei loro cittadini resi quasi schiavi, producono a costi infinitamente inferiori. La concorrenza non è, quindi, possibile sulla base dei costi e ricavi ma solo sulla qualità. È ancora la qualità a fare la differenza. Le strade da seguire sono difficili, è tempo di scelte, la tecnica corre e nessuno è in grado di fermarla. Oggi quello che avviene in un anno in tempi passati avveniva in secoli. Questo è anche uno dei motivi per cui i governi occidentali sono in difficoltà. In recessione.

Ma quali possono essere le scelte da seguire? Questo è il vero quesito. Quando si verificano momenti storici così importanti si debbono lasciare stare le “chicchere” per trovare delle soluzioni pragmatiche. Si parla di popoli. Si parla di cittadini. Si parla di storia. Si parla di tradizioni. Solo tenendo conto di tutti i fattori e attualizzandoli con la realtà della storia si possono trovare le possibili risposte ad alcune emergenze. Se non lo si fa si rischia di divenire popoli “finiti”. Già oggi alcuni quotidiani europei definiscono l’Italia come il miglior paese sviluppato del terzo mondo. Dobbiamo uscire dalla situazione che ferma la nostra economia, il nostro sviluppo, la nostra autosufficienza con scelte forti e rivoluzionarie.

La logica dell’interesse egoistico di carattere nazionale è tramontato e i giornali europei che definiscono l’Italia in quel modo non comprendono che è la strada errata, che se oggi toccasse realmente all’Italia finire tra i paesi del terzo mondo domani sarà il loro, di paese, a trovarsi nella stessa situazione. La risposta all’UNITA’ DEL MONDO, al mondo governato dalla finanza è una sola:

è lo sviluppo delle comunità locali in un quadro di alleanze transnazionali per l’interesse del continente europeo.

Pensare in piccolo, al piccolo orticello di casa (Nazione) produce solo ritardi nelle scelte. Scelte che la tecnica sta imponendo con grande forza: siamo per un mondo polare o multipolare? Siamo per l’avvio verso una società governata completamente dai tecnocrati o per salvaguardare la libera scelta dei popoli che compongono il nostro variegato mondo? Il futuro non è lontano… ci ha già superato.

Presto le scelte saranno impossibili e i governi europei saranno sopraffatti dagli eventi. La rivoluzione di Internet ha sconvolto il mondo. Tutti hanno accesso alle informazioni. Tutti possono comunicare. Chi siede in qualsiasi paese del quarto mondo può venire a conoscenza del mondo del cosi detto “benessere” e quindi di pretenderlo. I flussi migratori sono un fatto storico e non possono essere fermati con teorie tipo la “fortezza Europa”.

Solo con la valorizzazione delle comunità locali che rappresentano il patrimonio di millenni di storia si potrà mantenere la propria “coscienza” di popoli europei e quindi sopravvivere davanti alla devastante forza della tecnica. L’uomo europeo è chiamato a risorgere insieme alla sua storia. La fine degli egoismi nazionali è l’unica strada percorribile per l’Europa, un’Europa fatta di popoli e patrie che seguano un unico destino. Un destino che in millenni di storia ha portato civiltà in tutto il mondo.

Fabrizio Fratus

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