BIOGAS CHE UCCIDE

Scusate, ma la tentazione di mettere quest'immagine era troppo forte

Ci sono grandi temi come quelli identitari e sovranisti che inevitabilmente rappresentano delle sfide politiche prioritarie, per chi ritiene fondamentale ricostruire il Paese partendo dalle piccole patrie e, genericamente, dai territori.

Diversamente dalle grandi città, i cui problemi sono molto più mediatici e chiari anche a chi non vi risiede, esiste un vuoto d’informazione e spesso di impegno politico, negli agglomerati urbani delle province. Spesso questi territori periferici sono lasciati colpevolmente soli e senza armi “politiche” adeguate per combattere le speculazioni e l’affarismo, sempre più dilagante nelle periferie come nel caso del famigerato biogas.

Bisogna avere il coraggio di opporsi, programmaticamente non solo con la denuncia fine a se stessa, alle politiche portate avanti finora. A forza di “sblocca questo” e “sblocca quello”, stanno sterminando in modo sistematico tantissimi italiani privandoci anche del nostro vero petrolio, cioè le bellezze naturalistiche, ambientali e gastronomiche. La difesa dell’ambiente – discorso diverso per storia, cultura e filosofia rispetto all’ambientalismo di matrice sinistrorsa – è un nostro patrimonio che colpevolmente abbiano lasciato alla peggiore sinistra possibile e ora, bisogna faticare per riguadagnare le posizioni perdute.

Per fare ciò la prima cosa da fare è una veloce e impietosa autocritica, tagliando radicalmente i ponti con l’atteggiamento a dir poco distratto avuto in passato. Cercare di aggredire con forza ciò che più ci sta uccidendo è un ottimo punto di partenza e siccome il nemico in questo caso è subdolo, in quanto fisicamente minuscolo, non dobbiamo pensare sia facile da sconfiggere. Si tratta delle cosiddette “nanoparticelle”. Esse sono le responsabili dell’aumento esponenziale, in tutti i territori ad alto sfruttamento ambientale, dei tumori e delle patologie respiratorie eppure, non sono normate dalla legge e nel vuoto pneumatico voluto dalla politica, continuano lentamente e inesorabilmente ad uccidere.

Curioso poi, che anche il progresso tecnologico, in assenza di attenzione sul tema da parte della politica – ennesimo caso di necessità di un ritorno alla politica come forza che governa e non subisce i processi di una Nazione – non abbia impiegato tempo e denaro, creando dei filtri in grado di fermare questo minuscolo assassino. Evidenziato ciò, non possiamo non comprendere lo stato di sfiducia dei cittadini anche verso i vigenti sistemi di controllo, giudicati spesso, a ragion veduta, quantomeno inadeguati o peggio al soldo di speculatori e inquinatori.

Dopo aver individuato con quale tipo di proiettile ci uccidono (le nanoparticelle), iniziamo a parlare dell’arma del delitto, il biogas. Questa enorme mangiatoia, frutto di un’economia drogata dagli incentivi, ha visto in pochi anni la nascita di migliaia di impianti in tutto il territorio nazionale di cui la maggior parte immersi in aree di pregio paesaggistico, naturalistico e nel bel mezzo di zone dall’elevata produzione agricola di qualità. Partendo dal presupposto che con la famosa “guerra delle parole” hanno spacciato per biogas ciò che invece rappresenta solo la nuova versione degli inceneritori. Infatti, nella maggior parte degli impianti sorti come funghi ovunque, non si tratta di biomassa agricola ma il cosiddetto FORSU (frazione organica rifiuto solido urbano) meglio conosciuta come “munnezza” o per gli amici “umido”. Tutto ciò perché costa meno e perché smascherati i “termovalorizzatori” e le “turbogas” c’era bisogno di ricreare un nuovo canale dove bruciare milioni di tonnellate di rifiuti e non riciclare. E queste combustioni, per creare energia che non serve a nessuno se non agli speculatori e alle lobby, producono particolato e gas mortiferi.

Indicativo come tale scellerata scelta, rivelatasi in buona sostanza un metodo di avvelenamento di massa, sia stata “benedetta” dalla più importante organizzazione ambientalista della sinistra, come alcune inchieste giornalistiche hanno dimostrato, solo per interesse economico…altro che tutela ambientale. Ora non ci rimane che individuare chi è l’assassino, ed esso è indubbiamente la politica degli ultimi vent’anni, quasi senza distinzione, vendutasi mani e piedi alle logiche liberiste di profitto anche ai danni della salute. Se vogliamo riguadagnare il nostro futuro e quello dei nostri figli, prima di parlare di quale lavoro vogliamo e di quale sia il livello di sicurezza auspicabile nelle nostre città sarebbe opportuno ricreare le condizioni per poter almeno vivere sani. Ed è compito nostro farlo.

Emanuele Campilongo

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