LIBERISMO O COMUNITARISMO?

Il bivio di Salvini

La Lega si trova, come quasi tutti i movimenti di «destra», dinnanzi ad una insanabile contraddizione politica. Da una parte essa si trova a difendere la premessa fondamentale del capitalismo, ovvero l’economia della concorrenza assoluta, ma dall’altra non vuole riconoscere la sua conseguenza ovvero il matrimonio omosessuale, la delinquenza, l’immigrazione ecc…

Essa cerca di unire un’anima comunitarista e tradizionale, che vuole giustamente difendere i valori della famiglia e dell’identità, con quella liberale la quale invece mette l’accento sul peso della burocrazia statale, sui «lacci e lacciuoli» messi all’impresa e via discorrendo.

I «comunitaristi» all’interno del partito vengono rappresentati essenzialmente dalla rete Mille Patrie animata dal sociologo Fabrizio Fratus. Quest’ultima è fondamentalmente composta da diverse realtà nate dalla diaspora di Alleanza Nazionale ed è formata da quadri competenti con forti contatti sul territorio. Fra di loro figurano Riccardo Merolla, già responsabile di Laboratorio Culturale Triskelion Perugia, il leader di Riva Destra Fabio Sabbatani Schiuma, Costanza Messina, giovane donna di Siracusa che sta unendo le diverse anime della destra identitaria siciliana, ed infine il combattivo leader di Generazione Identitaria, Lorenzo Fiato. Costoro stanno organizzando, a quanto si dice, un campo di formazione della durata di due giorni in Umbria che tratterà di alcune tematiche legate all’ideologia comunitarista e le azioni concrete per metterla in pratica. Presenti saranno i ragazzi facenti riferimento al think tank Il Talebano che a Perugia, grazie all’iniziativa di Marco Petrelli, hanno aperto un circolo universitario. Tra di essi ricordiamo in particolare Vincenzo Sofo, di ritorno da Dresda, dove ha rappresentato la Lega Nord al meeting di Pegida, movimento di protesta sorto per iniziativa di comuni cittadini che si battono contro l’immigrazione incontrollata e per la difesa dell’identità nazionale tedesca. Fra i relatori vi saranno i ragazzi dell’Intellettuale Dissidente e del Circolo Proudhon.  Il gruppo dei partecipanti, a parte i quattro referenti nazionali, è composto tutto da giovani al di sotto dei 30 anni.

Mille Patrie è una struttura non gerarchica che punta sui giovani, sulla preparazione culturale e sul rapporto con il territorio. Un nuovo modo di fare politica concreto e innovativo.

Dall’altra parte ci sono i «liberali» facenti capo a Noi con Salvini e nello specifico ad Armando Siri, l’ideologo della flat tax. La domanda che sorge spontanea è la seguente: come fa un partito a conciliare il liberismo spinto a stelle e strisce, proposto da Siri, con l’invocazione ad un ruolo più attivo dello Stato nell’economia? In una lunga intervista pubblicata sul “Sole 24Ore” il primo luglio di quest’anno, infatti, il segretario del Carroccio ha affermato «Siamo per l’intervento pubblico quando serve». A fargli eco è stato Claudio Borghi, responsabile economico della Lega, il quale ha specificato che se un’azienda rischia di chiudere, magari vittima di una multinazionale straniera «il governo deve essere pronto a farsi carico del problema per salvare i posti di lavoro». La nostra impressione è che un partito che guarda giustamente a modelli politici quali il Front National di Marine Le Pen e la Russia di Vladimir Putin non possa nel contempo sposare le tesi liberiste di Armando Siri e di Noi Con Salvini.

Il carisma del leader della Lega è riuscito fino ad ora a evitare la spaccatura fra queste due correnti, ma alla fine i nodi verranno al pettine. E il nostro augurio è che quella che prevarrà sia la linea dei «comunitaristi» in fondo più vicina alla base del partito e alle esigenze dell’elettorato.

Gabriele Repaci per ilgiornale.it

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1 Commento su LIBERISMO O COMUNITARISMO?

  1. Speriamo… anche se non si capisce perchè le cose si escludano a vicenda, e se invece non si possa trovare una “terza via” che faccia da collante… perchè poi la flux tax dovrebbe rappresentare solo un imposta di tipo liberista? Solo perchè non è progressiva? A me sembra una via, che con le dovute cautele (e qui ci vogliono gli specialisti) potrebbe essere percorribile e non scontentare nemmeno la base del partito e dell’elettorato nazionale più comunitarista, che ,come il sottoscitto auspica, possa essere la spina dorsale culturale della nuova Lega.

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