METICCIATO: PERCHÉ NON CI PIACE

Perché forse questa cosa del mischiarci tutti insieme ci sta un po' sfuggendo di mano

Uno degli argomenti che viene portato avanti dagli attuali apologeti dell’immigrazione senza controlli e che quest’ultima, contribuendo al meticciamento delle varie etnie presenti sul nostro pianeta, favorirebbe il superamento dell’intolleranza. L’individuo, nell’epoca della globalizzazione, dovrebbe assumere la forma di una specie di ibrido, frutto dell’incrocio dei vari tipi umani senza più un’identità fissa e determinata. Tale discorso in Italia trova il suo massimo interprete nella presidente della Camera dei deputati ed ex portavoce dell’agenzia Onu per i rifugiati Laura Boldrini, la quale, in un’intervista alla trasmissione televisiva condotta da Fabio Fazio su Rai 3 Che tempo che fa, ha detto:

I migranti sono l’espressione umana della globalizzazione: chi nasce in un paese, cresce in un altro e lavora in un altro ancora; è più contemporaneo, Fazio, di lei e di me, perché rappresenta la sfida del futuro. Allora non sono dei poveracci, sono persone che hanno conoscenze, saperi che possono arricchire noi nell’ottica che il mondo va verso lo scambio, quindi bisogna rivalutare questa figura, perché questa figura rappresenta l’avanguardia del futuro e questo non è chiaro per tutti, purtroppo (Laura Boldrini a Che tempo che fa, 24 marzo 2013, oggi in A. Mannino, Mare Monstrum. Immigrazione: bugie e tabù, Arianna editrice, 2014, p. 53).

Il ragionamento della Boldrini presenta una falla logica: come possono queste persone detentrici di “conoscenze” e “saperi” “arricchire” il nostro bagaglio culturale se noi le assimiliamo al nostro modello di vita? Affinché vi sia uno scambio è necessario che vi sia qualcosa da scambiare così come per avviare un dialogo c’è bisogno di un Altro con il quale confrontarsi altrimenti il tutto si riduce a un monologo a due voci. Al contrario di quanto pensano i meticcisti, la preservazione delle differenze è il cardine del vero multiculturalismo. Come si fa infatti a far incontrare due culture se queste non hanno più caratteristiche peculiari proprie? Solo a partire da una forte appartenenza identitaria io posso interagire con un individuo portatore di valori differenti dai miei. È stato detto, inoltre, che il meticciato è un antidoto sicuro contro ogni forma di razzismo. Vale dunque la pena spendere qualche parola su tale termine. Vi sono due definizioni di razzismo. Una è quella classica secondo la quale esso è una teoria che tende a stabilire una gerarchia tra le popolazioni umane esaltandone alcune a discapito di altre. Oramai i sostenitori di tale idea sono fortunatamente molto pochi. Tuttavia ve ne è un’altra che consiste nel dichiarare inesistenti, superficiali o senza importanza le differenze di gruppo tra gli uomini. Non si stigmatizza più l’Altro, si dice soltanto che quest’altro non esiste, che è, in definitiva, il Medesimo. La cosa più perversa è che questo razzismo si fregia della maschera di “antirazzismo2.

L’argomentazione secondo la quale la preservazione delle identità porterebbe all’essenzializzazione e/o l’assolutizzazione della differenza intergruppale e, correlativamente, alla mixofobia è assolutamente inconsistente. Come ha osservato giustamente Alain de Benoist, affermare che ogni popolo ha un diritto imprescrittibile ad avere una propria sede non implica che in quella sede ci si debba rinchiudere e non vi si possa ricevere più nessuno. Ritenere preferibile (e inevitabile) l’esistenza di frontiere non significa che non si abbia il diritto e l’intenzione di valicarle in determinate occasioni.

Il differenzialismo si oppone dunque contemporaneamente tanto all’universalismo astratto – figlio della modernità illuminista che concepisce l’adesione del singolo all’universale trascendendo la sua dimensione particolare – che al “tribalismo identitario”.

Nella storia dell’umanità sono esistite molte società autenticamente multiculturali e multietniche come nell’Impero Romano, in quello Ottomano e in quello Austroungarico, ma si basavano appunto tutte sul reciproco rispetto delle appartenenze culturali, etniche e religiose delle varie popolazioni assoggettate. L’attuale ideologia del melting pot al contrario vuole eliminare le diversità creando un individuo apolide, sradicato, senza più alcun legame comunitario e quindi infinitamente manipolabile dall’industria del consumo.

Come affermava John Stuart Mill nel suo famoso Saggio sulla Libertà (1859):

Come è utile, fintantoché l’umanità è imperfetta, che ci siano opinioni differenti, così è bene che ci siano differenti modi di vivere e che sia lasciato campo libero ai diversi caratteri, finché non nuocciono agli altri, e che si consenta a ciascuno di sperimentare il valore dei differenti generi di vita.

Gabriele Repaci

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2 Commenti su METICCIATO: PERCHÉ NON CI PIACE

  1. Quindi uno dovrebbe rifiutare il meticciato perché è “altro” e basta. Un identitarismo serio non può non essere razzista del primo tipo (per fortuna ne esistono ancora), anzi, più propriamente razzialista.

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