FASCISTA DEL TERZO MILLENNIO: NON SALVINI, MA POROSHENKO

Perché l'antifascismo è un po' diverso da una spilla dell'ANPI

Secondo una certa vulgata quello che si sta combattendo in Ucraina sarebbe un conflitto tra forze progressiste e antifasciste contro altre di stampo fascista e reazionario. Indubbiamente il fatto che formazioni paramilitari legate al governo di Kiev come il Battaglione Azov facciano uso di simboli che rimandano al regime hitleriano – quali lo Schwarze Sonne, il Sole Nero delle SS – come d’altra parte lo sfoggio da parte dei ribelli filo-russi del famoso nastro di San Giorgio, emblema della resistenza sovietica all’occupazione nazista, potrebbero far pensare che si tratti effettivamente di una battaglia di natura ideologica.

Nel nostro paese la Banda Bassotti, famosa band ska-punk di sinistra, ha organizzato una “Carovana Antifascista” recatasi in Novorossija per portare aiuti umanitari alla popolazione colpita dalla guerra, per converso organizzazioni politiche come Casapound e (almeno in un primo momento) Forza Nuova hanno dichiarato il loro appoggio rispettivamente a Pravyi Sektor e Svoboda due formazioni di estrema destra che si ispirano alla figura di Stepan Bandera, leader dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) e fondatore dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), nonché collaborazionista delle autorità tedesche durante il secondo conflitto mondiale, ucciso dai servizi segreti sovietici in Germania Occidentale nel 1959.

Per cercare di comprendere meglio il quadro complessivo della situazione occorre fare una breve digressione sui termini “fascismo” e “antifascismo” all’interno del contesto russo. Al contrario che nei paesi dell’Europa Occidentale, come Francia e Italia, in cui il conflitto contro le forze dell’Asse o i regimi ad essi alleate si trasformò in una vera e propria guerra civile, in Russia e nei paesi dell’ex Unione Sovietica esso assunse un carattere nazionale e patriottico. D’altra parte, violando il Patto Molotov-Ribentropp firmato nel 1939, fu il Terzo Reich a invadere l’Unione Sovietica e non il contrario. Lo scopo dell’aggressione, sebbene possa sembrare immotivato dal punto di vista strategico, corrispondeva ad un preciso disegno di natura politica. Nel Mein Kampf, Adolf Hitler, spiegando la sua posizione circa la questione coloniale, affermava:

Noi, nazionalsocialisti, tiriamo una riga sulla politica estera dell’anteguerra e la cancelliamo. Noi cominciamo là, dove si terminò sei secoli fa. Mettiamo termine all’eterna marcia germanica verso il sud e l’ovest dell’Europa e volgiamo lo sguardo alla terra situata all’est. Chiudiamo finalmente la politica coloniale e commerciale dell’anteguerra e trapassiamo alla politica territoriale dell’avvenire

Per togliere ogni equivoco, nello stesso libro precisava inoltre:

Una tale politica territoriale non può oggi esercitarsi da qualche parte nel Camerun ma quasi esclusivamente in Europa.

Il piano generale dell’Est (Generalplan Ost) nelle sue linee fondamentali rispondeva al criterio base di espansione nello “spazio vitale” (Lebensraum) a Est enunciato dal Führer: basato su principi rigidamente razzistici, il progetto prevedeva, nel corso della sua attuazione, giganteschi spostamenti di popolazione. Nel giro di due o tre decenni (a seconda delle versioni) si sarebbero dovute ricacciare a est degli Urali alcune decine di milioni (non meno di trenta) di appartenenti a gruppi etnici non desiderati (al di là dell’espulsione totale dal territorio degli ebrei, dei quali peraltro era già iniziato l’annientamento fisico) e ridurre in schiavitù un numero limitato di nuclei etnici (russi, polacchi, bielorussi e ucraini), destinati a rimanere sul territorio come iloti della “superiore razza ariana”.

È evidente che dinnanzi a una simile prospettiva le popolazioni slave dell’Urss non potevano che porsi in maniera ostile di fronte all’invasore tedesco. Stalin ebbe gioco facile a fare leva sul sentimento nazionalista panrusso mettendo da parte il discorso classista in nome della difesa del paese dallo straniero. Egli si rese conto che se i sovietici avessero affrontato il nazifascismo solo come un confronto militare di fazioni ideologiche e partitiche sarebbero andati incontro ad una sconfitta. In tal modo l’apparato bellico del Terzo Reich si trovò di fronte un popolo intero fatto di uomini, donne, anziani e persino ragazzini. Un popolo costituito da lavoratori, contadini, militari, intellettuali, con differenze tra loro anche rilevanti: comunisti, patrioti, sacerdoti e padri ortodossi; credenti e atei, persino ex militari e ufficiali del vecchio esercito bianco. Ma tutti uniti in un solo fronte, quello della difesa della propria patria. Questo fu il merito di Stalin, al di là di giudizi e altre valutazioni sulla sua figura e sulle sue azioni.

Uno schema analogo si sta riproponendo nel Donbass dove si sono trovati dalla stessa parte della barricata comunisti, nazionalbolscevichi, monarchici e persino i “neonazisti” dell’Unità nazionale russa di Aleksandr Barkashov.

Esemplare è il caso del Comandante della Brigata Prizrak (Fantasma) Aleksej Možgovoj – caduto vittima di un agguato tenuto nel tardo pomeriggio del 23 maggio del 2015 tra Alchevsk e Lugansk – divenuto un’icona di una parte della sinistra radicale italiana ed europea ma che in realtà con quest’ultima aveva ben poco da spartire.

Egli infatti non rinnegò mai la propria alleanza con Igor Girkin (Strelkov) un militare russo, ex colonnello del FSB,  ex Comandante della Milizia Popolare del Donbass (l’esercito di Doneck), che aveva precedentemente combattuto in Transnistria, Bosnia e Cecenia e che ha alle spalle una militanza in organizzazioni monarchiche nonché in stretti rapporti con il teorico del neo-eurasiatismo Aleksandr Dugin. Možgovoj, parlando di Strelkov, scrisse: “è neces­sa­rio difen­dere i Miti, il modo in cui Strel­kov ha com­bat­tuto e ancora com­batte per la Novorossija, per la Grande Rus­sia, e per ognuno di noi” chiudendo laconicamente con la frase “Che Cri­sto sia con te, Igor…” È vero che ha dichiarato pubblicamente di voler costruire una “Novorossija popolare e socialista” tuttavia la sua concezione di socialismo era molto distante da quella dei comunisti occidentali.

Essa affondava le proprie radici nella tradizione popolare russa e nelle comuni origini slave e ortodosse. In un video realizzato da Maria Elena Scan­da­liato aveva affermato: “Sono più vicino alla Rus­sia che all’Europa, sono più vicino a Mosca, che a Parigi, Lon­dra o Roma”. Parole difficilmente conciliabili con il motto «proletari di tutto il mondo unitevi» fatto proprio dai marxisti. D’altra parte il Morning Star, noto quotidiano di sinistra britannico ha affermato che egli “non era un comu­ni­sta, anche se gui­dava un bat­ta­glione con alcuni comu­ni­sti”.

Inoltre intervistato sulla falsa legge che condannava l’omosessualità, il Comandante della Prizrak, dichiarò che una legge simile non esisteva perché non vi erano le condizioni per applicarla, ma che qualunque “persona sana” avrebbe dovuto sostenerla.

Quella che si sta combattendo in Ucraina non è una battaglia fra fascisti e anti-fascisti o fra destra e sinistra, bensì un conflitto fra una parte della popolazione del paese che per ragioni storiche e culturali si sente legata alla Russia e il governo di Kiev che spalleggiato dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti vorrebbe tagliare i ponti con Mosca e legarsi all’Occidente.

Gabriele Repaci

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8 Commenti su FASCISTA DEL TERZO MILLENNIO: NON SALVINI, MA POROSHENKO

  1. precisazioni: 1) Fn aveva un rapporto di amicizia con svoboda fino al majdan(non oltre,in seguito al golpe fu molto attiva a livello europeo tramite l’Alliance for Peace and Freedom nella diffusione pamphlet che denunciavano le ingerenze usa), cpi l’ha mantenuto anche dopo, ciecamente,nonostante la carte in tavola fossero chiare. L’esperienza di Fontana,che passò un periodo come volontario nell’azov,era proprio agli inizi dell’operazione ATO(antiterrorismo) per ripulire il donbass. L’unica cosa che fece cambiare loro opinione,sembra essere stato l’ingresso in Sovranità,in seno al carroccio, le cui posizioni anti sanzioni e pro russe sono note a tutti. 2) l’invasione tedesca dell’urss non fu per la stupida favoletta del” “hitler voleva fare così”, le considerazioni sulle varie etnie slave erano tali,ma non definite nella pratica. Il nazionalsocialismo fu un fenomeno in evoluzione, e non lo si può classificare per comparti stagni,altrimenti partendo da ste menate sula razzismo biologico non si potrebbe classificare l’apertura ai popoli indoeuropei per l’arruolamento nelle waffen ss(1 milione di persone a fine guerra,di cui la metà di etnie non germaniche),nè il progetto di rimodellamento dei confini nazionali in una direzione di etno nazionalismo di popoli,al posto dell’iniziale primato germanico sugli altri. In special modo per rimodellare l’europa(anche solo etnicamente) non c’è momento più inappropriato che una guerra mondiale. L’attacco fu mosso da ragioni pratiche: un’invasione pianificata,già predisposta e fissata di invasione dell’europa,mentre la germania era rivolta ad occidente per l’attacco all’inghilterra. Aprire da soli un secondo fronte non sarebbe una mossa particolarmente furba,specie se nella prima guerra mondiale hai perso per quel motivo. Ecco il perchè. Personaggio come viktor suvorov e igor bunich hanno speso una vita con le loro pubblicazioni per dare innegabilità a questa versione,e dato il loro curriculum, direi che possono parlare con una certà autorità e cognizione sul fatto. https://it.wikipedia.org/wiki/Viktor_Suvorov
    http://archiviostorico.corriere.it/2000/novembre/09/Stalin_voleva_conquistare_tutto_Occidente_co_0_0011096955.shtml
    http://archiviostorico.corriere.it/1993/ottobre/22/Stalin_uso_Hitler_poi_anniento_co_0_9310221981.shtml
    il libro in inglese http://www.jrbooksonline.com/pdf_books/icebreaker.pdf
    in giro si trovano anche sue interviste molto esplicite

    https://en.wikipedia.org/wiki/Igor_Bunich

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  2. infatti ho scritto che solo in un primo momento Forza Nuova appoggiò Svoboda. Quanto a Suvorov (che non è uno storico ma un ex agente del GRU) ho letto il suo Stalin Hitler. La rivoluzione bolscevica mondiale, ma nonostante ciò le sue tesi mi sembrano infondate. Innanzitutto perchè l’Urss avrebbe volutamente fatto avanzare Hitler fino a Stalingrado sul fiume Volga se stava già preparando un attacco preventivo? Inoltre Stalin ordinò la pianificazione soltanto di operazioni offensive contro la Germania soltanto nell’agosto 1940, ben dopo che Hitler aveva rivelato i suoi progetti imperiali e cambiato il volto della geopolitica nel 1939. Con questo ribadisco lungi da me voler fare l’apologia del baffuto dittatore georgiano (che si macchiò di crimini orripilanti) ma sembra un po’ fantasiosa l’idea che l’Operazione Barbarossa sia stata “una guerra preventiva” per difendersi da una presunta invasione sovietica

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  3. L’invasione della Russia da parte del Reich esula da motivi strettamente politici, ma va collocata nel significato spirituale del Nazionalsocialismo, essendo esso un movimento molto più che politico. Secondo il Veggente Adolf Hitler il Comunismo andava annientato senza se e senza ma, persino se l’operazione avesse comportato svantaggi incalcolabili sul piano militare e politico, cosa che ovviamente Lui aveva previsto. Se non l’avesse fatto, oggi non avremmo la forza spirituale per continuare la lotta contro il nemico mortale di tutta l’umanità, ovvero il Marxismo in tutte le sue declinazioni. Capire l’importanza della “guerra inutile” per cui molti ominicchi italioti ancora piagnucolano è fondamentale per andare avanti nella Lotta.

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  4. non mi addentrerò nel dibattito sul comunismo e il marxismo perchè non basterebbe un commento un commento telegrafico per affrontare un argomento così complesso. Al di là del giudizio che possiamo dare su tale fenomeno parlare di lotta contro il marxismo oggi nel 2015 in assenza palese e conclamata di regimi marxisti (a parte alcuni residuati bellici della guerra fredda come Cuba e la Corea del Nord) così come parlare di anti-fascismo in assenza palese e conclamata di fascismo mi sembra a dir poco anti-storico.

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  5. Ma quale marxismo,quale reich, queste sono ancora le divisioni dopo anni e anni di capitalismo selvaggio…mi fà ribrezzo sapere che ancora c’è gente che crede opportuno essere stata alleata delle forze golpiste ucraine,salvo poi ricredersi per ragioni di opportunismo politico…Fn e Cp sono gli esempi dell’ottusità della destra(magari!) italiota che in molte occasioni si è legata e si lega all’occidentalismo più bieco e dissolutore…articolo tagliente e ovviamente commenti beceri sotto che dimostrano la suddetta ottusità…se Hitler avesse rispettato il patto di non belligeranza forse oggi parleremo di eurasia unita e non di catastrofi europeiste ed atlantiste…Ma in fondo la stessa tattica il capitale la usata da sempre,come la teoria degli opposti estremismi negli anni di piombo con gladio rosse e nere,annessi e connessi…leggete il paradigma della fine di Dugin in cui molti concetti sono ben riassunti…

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  6. L’unica cosa che mi permetterei di aggiungere all’articolo è che non solo a destra si sono equivocate le posizioni,ma molto più a sinistra molti movimenti sono apertamente pro-Ucraina vista la catalogazione di Putin come reazionario, del resto abbiamo visto la stessa cosa riguardo la analoga situazione della Siria in cui molti sia a destra ma molto più a sinistra si sono schierati contro Assad…Ma tutto ciò deve essere trasformato da veleno in farmaco,si può dire che queste divisioni rappresentano un ottimo descrimine per capire la veracità di certi movimenti…

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  7. mi trovo molto d’accordo con il tuo commento Stefano che vedo che ha centrato il nocciolo della discussione

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  8. Gabriele scusa del ritardo,ovviamente senza ampliare troppo il fronte della discussione,ma rimanendo a suvorov: 1) il fatto che fosse agente del gru,e non uno storico,mi pare un punto di vantaggio a suo favore, in quanto ha potuto maturare questa sua visione dagli stessi archivi dell’armata rossa ancora quando era alla scuola di strategia militare(come racconta lui stesso). 2) “come mai ha fatto avanzare i tedeschi fino a stalingrado se stava preparando un attacco preventivo” da questo mi pare di capire che abbiamo letto 2 suvorov diversi,o almeno capito 2 cose diverse. Da quello che mi pareva di aver capito l’operazione groza,allo stesso modo di barbarossa erano piani già contemplati prima del patto molotov,che in seguito alla firma vennero di poco modificati e adattati. La vittoria era di chi avrebbe attaccato per primo,infatti l’attacco tedesco guadagnò una bella camionata di prigionieri e materiale bellico,tutto ammassato lì per l’invasione. Non a caso la stessa difesa russa fu inefficace,perchè (come dichiarato dal figlio di stalin fatto prigioniero proprio in quell’occasione) mancavano proprio le mappe del territorio,c’erano mappe della rep. ceca,polonia,germania,ungheria ecc,ma non del territorio che avrebbero dovuto difendere. Il fine non era la difesa;gli stessi frasari in stile “tedesco for dummies” o “ceco for dummies” datati 1940 stampati per l’esercito,che suvorov stesso ha trovato nei mercatini dell’usato negli anni70 con le traduzioni di frasi come “come si chiama questo posto? quanto manca a …..?” lasciano qualche sospetto. I tedeschi arrivarono sul volga,annientarono il 70%del potenziale bellico russo perchè attaccarono per primi. Uguale vittoria avrebbero avuto i russi se avessero fatto lo stesso. Ti pregherei di leggere attentamente i 2 estratti presenti in questo link,a conferma e ampliamento di quanto ti dico:E’ tutto perfettamente logico,una qualità degli scritti di suvorov,che a molti altri storici manca. http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=46779

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