LE REGIONI, AGNELLI E LA P2

Così le pressioni eurocratiche combattono l'identitarismo

Non è per vantarmi ma, come avevo pronosticato in passato, l’assalto alle Regioni (grave anche per motivi di carattere identitario, ammesso che importi ancora a qualcuno della cultura in questo mondo in cui l’economia è l’unica religione) va verso l’attuazione.

Il Governo Renzi ha infatti pronto un piano secondo il quale l’Italia potrebbe passare dall’attuale assetto con 20 regioni a solo 11 con una fusione che riguarderebbe diversi enti regionali. Notare bene che il primo studio in materia fu effettuato nel 1992 dalla Fondazione Agnelli, che andava a braccetto con Trilateral Commission e Rockfeller Foundation.

La scusa è la solita che viene tirata fuori quando c’è bisogno di attuare un disegno di regresso sociale: modernizzare. L’Italia del 2014 – ha infatti commentato a Liberoquotidiano.it il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti – è totalmente diversa da quella del ’70 e questa differenza con gli anni andrà accentuandosi. Parte dell’inefficienza delle Regioni è dovuta ai loro confini territoriali: servizi come welfare, sanità e istruzione non possono più essere gestiti all’interno di confini vecchi di 40 anni.

Si va dunque, grazie anche al servile giornalismo “di pancia” che in questi anni ha gettato fango sugli enti regionali con le varie “rimborsopoli” italiche (il metodo Tangentopoli del resto è stato ben collaudato negli anni ’90 e torna sempre utile quando bisogna delegittimare il ruolo della politica, in questo caso regionale), verso un modello di centralismo esasperato e autoritario, dove identità e rappresentanza sono cancellate e sciolte per consentire a una classe politica sottomessa ai poteri finanziari di servire meglio e con minori tumulti le volontà del “dio mercato”.

Una volontà che fa il paio con il calo della popolazione votante. Fu proprio un altro circolo mondialista, la già citata Trilateral Commission, di cui faceva parte anche Gianni Agnelli, a valorizzare negli anni ’70 l’opera “The crisis of democracy” di Samuel Huntington (base del progetto di “Rinascita democratica” della P2 di Licio Gelli, ndr), un vero manifesto ideologico del totalitarismo liberista e capitalista, secondo cui sarebbe stato utile per preservare i vertici decisionali il ridurre l’afflusso alle urne da parte dell’elettorato attivo.

Elettorato che andava “anestetizzato” in prima battuta con una de-ideologizzazione del panorama politico e la sua riconduzione a formazioni tecnocratico-moderate e in secondo luogo a colpi di sfiducia nella capacità di incidere sui processi decisionali da parte della classe politica. Esattamente quello che da anni accade in America e che più recentemente si verifica anche in Europa: il calo delle affluenze determinato da una sfiducia nelle possibilità di risollevare il benessere sociale attraverso la politica, con il tentativo da parte dei vertici di ricondurre le diverse correnti in un bipolarismo di facciata. In realtà una tecnocrazia permanente.

Cristiano Puglisi

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: