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TommyLotto era un mio amico. Ed adesso non c’è più. TommyLotto era uno di noi. E ieri è stato ammazzato come un cane da una bestia senza anima in Brasile, a 10mila kilometri da casa sua.

TommyLotto era un mio compagno di università ed insieme abbiamo studiato molto e ci siamo altrettanto divertiti. Durante l’università aveva studiato alcuni anni all’estero ed alla conclusione del suo percorso accademico in finanza si era trasferito a Londra. Ma creare strumenti finanziari che drogavano e strozzavano il mercato reale non era nel suo carattere, nel suo destino. Da tre mesi si era trasferito in Brasile perché non voleva vivere da spettatore, voleva essere il protagonista della sua vita e creare qualcosa di suo. Ed a questo progetto stava lavorando.

Il sipario è calato sulla sua vita e sui suoi sogni quando, nella notte di domenica è stato assassinato in una delle vie più eleganti di San Paolo da un rapinatore che, per portargli via i due spicci che aveva in tasca, non ha esitato a sparargli alle spalle mentre lui cercava di scappare. Una bestia senza Dio, senza anima e senza onore che ha staccato la spina alla vita meravigliosa di un mio amico.

Fino a qui la cronaca, ora la riflessione. Una riflessione sul fatto se valga o meno la pena andare in Paesi così lontani, anche se apparentemente culturalmente abbastanza vicini, per provare a cambiare qualcosa. Se valga la pena rischiare la propria vita, fino a perderla, per partecipare e giocare ad un gioco al quale forse non vale più la pena di sedersi al tavolo.

TommyLotto è andato a San Paolo perché aveva un progetto, una idea. Impariamo dalla sua perdita che ci sono Paesi che non sono pronti e non si meritano le nostre idee, le nostre ambizioni, le nostre energie, le nostre vite.

TommyLotto era un mio amico. TommyLotto sarà per sempre un mio amico.

Claudio Boccassini

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